Intervista ad Ares Federici, tra obiettivi e voglia di riscatto

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Ares Federici, classe 2002, quest’anno è tornato a vestire la maglia della nazionale italiana in un’amichevole Francia-Italia che si è tenuta a fine giugno. Il ginnasta italiano, che negli ultimi anni si è allenato in Inghilterra e in Italia gareggia per la Spes Mestre, è reduce da un infortunio alla caviglia.

La nostra redazione lo ha raggiunto per un’intervista che racchiudesse un bilancio di quest’ultimo periodo e una visione del futuro.

Innanzitutto come stai? Il recupero alla caviglia è completo e sei riuscito a riprendere tutti gli elementi che hai nel tuo bagaglio ginnico o stai facendo ancora qualche elemento semplificato?

Nell’ultimo periodo sto tornando a sentirmi in forma, la caviglia migliora ma ancora mi limita nel fare gli arrivi indietro, soprattutto in pedana. Per questo gli esercizi a corpo libero e volteggio sono ancora semplificati, sto iniziando ora a saltare indietro sulla facilitante per recuperare nel miglior modo possibile.

Quali sono i metodi e gli insegnamenti che ti hanno arricchito in tutti i posti in cui ti sei allenato e hai viaggiato?

Sono stato in posti molto diversi con mentalità molto diverse. L’Italia mi ha insegnato ad esprimermi: la parte artistica della ginnastica, anche se ora un po’ tralasciata a mio parere, in Italia è ancora un punto fermo della nostra ginnastica. In Giappone mi hanno insegnato a seguire tutto con dedizione e perseveranza, lavorando costantemente ogni giorno per migliorare anche dell’1%. In Inghilterra mi hanno insegnato la disciplina nell’allenarsi al di fuori della propria comfort zone; non sempre siamo al 100% ma possiamo sempre dare il 100%.

La decisione di spostarti in Inghilterra è dovuta alla tua voglia di conoscere altre realtà? Qual è la cosa più bella che ti porti dietro da Leeds?

Mi sono spostato in Inghilterra principalmente per proseguire il percorso di studio. Volevo fare un corso universitario che mi piacesse e contemporaneamente allenarmi in una palestra di un certo livello; a Leeds c’è il perfetto compromesso. Sicuramente in questi 4 anni ho fatto tante belle esperienze. La cosa più bella che mi porto dietro è il duro lavoro fatto e la crescita ginnica mia personale e dei ragazzi della palestra.

Che differenze hai trovato nella gestione delle strutture e del sistema scolastico in Giappone e Inghilterra? Gli studenti che svolgono sport a livello agonistico in che modo sono supportati?

Come si può ben pensare le differenza sono notevoli. In Giappone, anche se è uno sport molto riconosciuto, agli universitari personalmente viene dato poco. Sono però gli istituti a fornire alloggi, fisioterapia e un ambiente di massima qualità agli atleti. In Inghilterra ci sono poche palestre di alto livello, ma che racchiudono la maggior parte dei ginnasti della nazionale. L’università fornisce palestre e preparatori atletici, ma a livello finanziario viene tutto regolato dalla federazione.

Quali sono i traguardi che ti poni in questo quadriennio olimpico che guarda a Los Angeles 2028?

Dal prossimo anno prenderò ogni gara come opportunità sia per reintegrarmi nella squadra nazionale sia come punto di riferimento per la progressione del programma che con il mio allenatore, Gianmatteo Centazzo, stiamo costruendo per il 2028. Non ci sono traguardi concreti in questo momento se non fare una ginnastica pulita ed emozionante che parlerà da sola.

Com’è stato rientrare in campo internazionale, anche se in un’amichevole, a distanza di circa due anni?

Sono stati due anni difficili, sia mentalmente che fisicamente. Avevo intrapreso una strada che non mi ha fruttato grandi risultati; adesso che ho cambiato modo di allenarmi vedo già molta più chiarezza nel mio percorso. Anche se in una amichevole, gareggiare di nuovo per l’Italia è stato una passo avanti nella retta via per me.

Quale strada non ti ha fruttato quel che speravi?

Dopo non essere riuscito a entrare in squadra come specialista al Mondiale di Kitakyushu nel 2021, mi sono imposto di migliorare anche sugli attrezzi in cui ero più carente, portandoli al livello del corpo libero e del volteggio, così da avere più possibilità di rientrare in squadra.
Per questo motivo ho iniziato a lavorare sull’aumento della difficoltà dei miei esercizi.
Ero convinto che, anche sbagliando all’inizio, con il tempo e le gare sarei riuscito ad assimilarli e perfezionarli. Per fare questo però ho trascurato il lavoro di base e la pulizia su tutti e sei gli attrezzi ne ha subito le conseguenze.

Non solo ho dedicato meno tempo al corpo libero e al volteggio, ma cercando di aumentare la difficoltà ovunque, mi sono ritrovato in una situazione in cui ero calato nei miei attrezzi di punta e, allo stesso tempo, non riuscivo a definire un esercizio vero e proprio sugli altri, perché cercavo di inserire elementi sempre più difficili senza avere una base consolidata.
La pressione di fare una prestazione di alto livello in gara e la precarietà degli esercizi agli attrezzi, ha portato ad un periodo di inconsistenza e inefficienza negli allenamenti, che si è fatta poi risentire nel risultato di gara.

Tra ginnasti Senior ormai rodati e nuove leve, la rosa dei potenziali membri della nazionale è molto ampia. Un bene per il movimento. Tu personalmente come vivi la competizione interna alla nazionale?

Da atleta professionista competere con gli altri è naturale. A me è sempre piaciuta la competizione, la ritengo utile alla cresciuta di tutti gli atleti; siamo arrivati ad avere così tanti ginnasti forti proprio grazie ad essa. Non vedo l’ora di mettermi in gioco e raggiungere i miei obbiettivi.

Come ti stai trovando con il nuovo codice?

Credo che ci siano molti cambiamenti in questo codice che mi agevolano. Mi sto trovando particolarmente bene, ma devo capire ancora bene come sfruttarlo al meglio per migliorare ancora di più.

Dal punto di vista extra sportivo qual è l’obiettivo che stai perseguendo ora, dopo la laurea dello scorso anno?

Questo anno ho finito la magistrale in Medicina dello Sport quindi il mio percorso di studio, per ora, è terminato. Vorrei sicuramente iniziare a fare un po’ di esperienze lavorative con dei professionisti e allenare anche in palestra, ma l’idea è di concentrarmi al massimo come atleta almeno fino al 2028 e realizzare il mio sogno.

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Giulia Silvestri
Giulia Silvestri
Nata e cresciuta a Bologna, laureata in giurisprudenza, ho una passione viscerale per la ginnastica. Da quando avevo 11 anni, a fasi alterne tra vari problemi fisici, sono sempre tornata al mio amato tavolato. Da qualche anno ho iniziato a praticare parkour. Giornalista pubblicista - tessera numero 187635

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