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Mercoledì, 17 Luglio 2019
 ginnasticando.it

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Attenzione

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A 15 giorni dalla cerimonia inaugurale olimpica e in attesa che il Tribunale Arbitrale dello Sport si esprima sul caso del doping che potrebbe costare la partecipazione ai Giochi di tutti gli atleti russi, i Rodionenko hanno annunciato la squadra che dovrebbe prendere parte a Rio 2016.


Per la femminile andranno: Angelina Melnikova, Alyia Mustafina, Maria Paseka, Daria Spiridonova e Seda Tutkhalyan.

Per la maschile invece: Denis Ablyazin, David Belyavski, Nikita Ignatyev, Nikolai Kuksenkov e Nikita Nagorny.

 

Dopo i continui cambiamenti di formazione dall'inizio dell'anno, la femminile deve vedersela con una scelta non molto ampia, date le grandi assenti per infortuni: Viktoria Komova, ritiratasi temporaneamente, e il ritiro ufficiale di Ksenia Afanasyeva a seguito di una malattia ai reni, che dopo Berna l'ha continuata a tenere lontano dagli allenamenti. La riserva sarà Evgenia Shelgunova.

La squadra maschile, invece, è ben collaudata ed è la stessa che alla fine di maggio si è conquistata il titolo europeo, nonché la stessa di Glasgow (meno Ivan Stretovich).

 

Al termine dei Campionati Italiani Assoluti 2016, il Direttore Tecnico della Nazionale Femminile Enrico Casella ha anticipato i cinque nomi delle ginnaste che prenderanno parte ai Giochi della XXXI Olimpiade.

Partiranno per Rio, come previsto, le tre "F" dell'Esercito Italiano Vanessa Ferrari, Carlotta Ferlito ed Erika Fasana. 

Con loro decollera per Rio de Janeiro anche la compagna Martina Rizzelli insieme alla comasca Elisa Meneghini della GAL Lissone.

Rimane fuori, con grandissimo onore, dalla partenza Olimpica Lara Mori che continuerà ad allenarsi fino alla partenza come eventuale riserva. (La riserva non parte per i Giochi, ndr)

Il DTN Enrico Casella guiderà le ginnaste in questa missione Olimpica insieme a Laura Rizzoli. Partirà per il Brasile anche Paolo Bucci che secondo la normativa del CIO potrà assistere solo agli allenamenti.

Un grandissimo "Gamba" a tutte le ginnaste Azzurre che sapranno certamente portare in alto il tricolore Italiano.

La Romania ha sciolto le riserve sulla sua rappresentante femminile alle prossime olimpiadi e dopo un testa a testa con l’attuale campionessa nazionale Larisa Iordache, è Catalina Ponor ad averla spuntata, grazie ad una preparazione più avanzata, secondo il comunicato ufficiale della Federazione Rumena.

La veterana, quasi 29 anni e due edizioni olimpiche alle spalle, è stata inoltre scelta dal proprio Comitato Olimpico nazionale come portabandiera che sfilerà in testa alla delegazione rumena durante la cerimonia d’apertura del 5 agosto, allo stadio Maracanà di Rio de Janeiro. La prima ginnasta rumena ad avere questo onore.

Larisa Iordache ha vinto il concorso generale dei campionati nazionali rumeni lo scorso week end, così come l’oro alle parallele e un argento alla trave, ma ha dovuto rinunciare alla finale al corpo libero per un dolore alla schiena. La Ponor ha vinto invece l’oro alla trave e al corpo libero. Le due grandi campionesse erano le migliori contendenti che potessero giocarsi l’unico posto disponibile per la Romania, dopo la mancata qualificazione della squadra al Test Event dello scorso aprile, per la prima volta in quarant’anni, ma entrambe hanno dovuto scontrarsi con i rispettivi infortuni che hanno rischiato seriamente di tenerle lontane dalla preparazione olimpica e quindi dai Giochi.

Il grande exploit Catalina Ponor lo ha avuto ad Atene 2004, dove vinse tre ori: a squadre, a trave e corpo libero, mentre a Londra 2012 vinse il bronzo di squadra e l’argento al corpo libero. Recentemente ha ripreso l’allenamento alle parallele, attrezzo che non toccava da parecchi anni, in modo da potersi giocare il tutto e per tutto in vista della chiamata federale, ma agli scorsi Nazionali ha preferito puntare su esercizi molto competitivi ai suoi attrezzi, che poi ha vinto.

Per quanto riguarda la maschile, a Rio andranno Marian Dragulescu, che si era guadagnato il posto grazie all’argento al volteggio di Glasgow e Andrei Muntean, che coprirà il posto della delegazione.

Sabato 9 luglio la squadra femminile rumena parteciperà ad un incontro amichevole contro la Francia a cui dovrebbero partecipare sia la Iordache che la Ponor.

Ottava tappa della World Challenge Cup, siamo ad Anadia un piccolo comune nel nord del Portogallo, a rappresentare l'Italia nelle finali di specialità  Vanessa Ferrari. L'atleta azzurra parte dalla trave, difficoltà 5.700. Buona L'esecuzione peccato per una caduta dall'enjambeè cambio ad anello che la farà concludere al quinto posto a 12.850. Quarta l'Elvetica Veronica Wagner (12.925), terza la Cinese Lyu Jiaqi (13.875), sui due gradini più alti del podio le due Brasiliane Andrade Rebeca (14.125) e Saraiva Flavia (15.125).

Al corpo libero però Vanessa tira fuori tutta se stessa e porta a casa un bronzo che vale oro, 13.750 il punteggio finale. L'esercizio sarà anche stato semplificato, ricordiamo che erano 8 mesi che Vanessa era lontana da gare internazionali precisamente dai mondiali di Glasgow a causa di problemi al tendine d'Achille. Ma il terzo posto è la prova che l'atleta azzurra c'è, gambe e fiato ne ha a volontà e i suoi occhi guardano in una sola direzione… Davanti a lei solo le due Brasiliane.

Manca sempre meno alla partenza per Rio e ora i dettagli cominciano a fare la differenza, Gamba Vanessa, Gamba Azzurre.

È il primo giorno di qualifiche ad Anadia, in Portogallo, dove si sta svolgendo la penultima tappa di Coppa del Mondo. Per l’Italia sono partite le brixiane Vanessa Ferrari e Sofia Busato, che si sono cimentate nei primi due attrezzi, il volteggio e le parallele asimmetriche.

Vanessa Ferrari, di ritorno dall’infortunio al tendine, ha voluto provare anche la rincorsa dei 25m, non prevista inizialmente. Lì, la veterana azzurra, ha preso 14.660 per il suo Yurchenko con doppio avvitamento, ma non presentando il secondo salto rimane fuori dalla classifica. Questo ha permesso al DTN Enrico Casella, nonché suo allenatore, di poter valutare meglio l’atleta in vista degli Assoluti di Torino e, specialmente, di Rio. Anche la neo-senior si è presentata al volteggio dove, dopo il quarto posto degli Europei di Berna, si qualifica qui come terza, alle spalle della messicana Alexa Moreno e della cubana Marcia Vidiaux, nonostante il secondo salto le sia stato riconosciuto con una nota di partenza di 5.0 anziché 5.4.

Alle parallele la Busato porta a casa un esercizio discreto che la fa arrivare dodicesima, con un punteggio di 12.600, mentre la Ferrari a causa di una caduta dallo tzukahara in uscita è solamente quattordicesima (12.450).

Domani le ragazze saranno impegnate nella seconda parte della qualifica, a trave e parallele, mentre sabato e domenica ci saranno le finali, visibili sul canale Youtube della FIG.

Qualificate al volteggio:

1 Moreno Alexa MEX 14.950

2 Vidiaux Marcia CUB 14.775

3 Busato Sofia ITA 14.350

4 Wu Jing CHN 14.175

5 Little Emily AUS 14.175

6 Kysselef Tjasa SLO 14.000

7 Argyro Afrati GRE 13.825

8 Jurowska-Kowalska Katarzyna POL 13.725

 

Qualificate alle parallele asimmetriche:

1 Xie Jufen CHN 14.750

2 Rianna Mizzen AUS 14.250

3 Liu Jiaqi CHN 13.950

4 Lopez Jessica VEN 13.700

5 Oliveira Lorrane BRA 13.500

6 VIdiaux Marcia CUB 13.200

7 Lago Ana MEX 13.200

8 Makra Noemi HUN 13.100

Dal 28 giugno al 2 luglio si terrà, nuovamente a Brescia il secondo allenamento collegiale nazionale in vista delle Olimpiadi di Rio.
Le ginnaste convocate dal DTNF Enrico Casella sono:
SOFIA BUSATO
ERIKA FASANA
CARLOTTA FERLITO
VANESSA FERRARI
ENUS MARIANI
ELISA MENEGHINI
LARA MORI
MARTINA RIZZELLI
TEA UGRIN

Questo week end si terrà ad Anadia, Portogallo, l’ultima tappa di CdM ad attrezzi, prima dell’ultima di settimana prossima in Turchia. Molte delle protagoniste della prossima Olimpiade saranno presenti al High Performance Centre della città lusitana, come ulteriore banco di prova in vista dell’evento più importante. Ve le presentiamo:

Vanessa Ferrari e Sofia Busato. La veterana è in ripresa, seppur ancora dolorante, dall’infortunio al tendine e gareggerà alle parallele, trave e corpo libero. Questa è per lei la prima gara internazionale dell’anno dopo essere stata a riposo dagli scorsi Campionati Europei di Berna, gara a cui ha partecipato l’altra brixiana, sapendosi distinguere particolarmente con il suo quarto posto in finale al volteggio. La neo-senior gareggerà qui su tutti e quattro gli attrezzi.

Le brasiliane Lorrane Oliveira, Jade Barbosa, Flavia Saraiva e Rebeca Andrade. Dopo la bellissima gara di qualifica lo scorso aprile proprio al Test Event di Rio, che ha permesso loro di vincere l’oro e il pass olimpico, le ragazze brasiliane sono pronte per questo ennesimo test e dimostrare che alle Olimpiadi casalinghe loro non saranno semplicemente figuranti.

Così come la Cina, che porterà ad Anadia Liu Jingru, Liu Jiaqi, Xie Yufen e Wu Jing. La squadra cinese è in lizza per una medaglia importante, così in Portogallo verranno testate in campo internazionale le neo-senior più la Xie, campionessa nazionale 2015 e parte della squadra che vinse l’argento a Nanning 2014.  

Le altre ginnaste partecipanti a questa tappa di CdM sono: Farah Boufadene (ALG)¸Emily Little, Larrissa Miller, Rianna Mizzen ed Emma Nedov (AUS); Jasmin Mader (AUT); Simona Castro (CHI); Catalina Escobar (COL); Ana Derek (CRO); Marcia Vidiaux (CUB); Annika Urvikko (FIN); Argyro Afrati (GRE); Evangelia Monokrousou e Ioanna Xoulogi (GRE); Dorina Boeczoego, Zsofia Kovacs e Noemi Makra (HUN); Alina Circene e Valerija Grisane (LAT); Farah Ann Abdul Hadi, Tan Ing Yueh, Ang Tracie e Li Wen Yeoh; Ana Lago e Alexa Moreno (MEX); Solveig Berg e Martine Bjørshol (NOR); Isabella Amado (PAN); Ariana Orrego (PER); Katarzyna Jurkowska (POL); Mariana Carvalho, Zoi Lima, Mariana Marianito (POR) e Ana Filipa Martins (POR); Paula Mejias (PEU); Nadine Joy Nathan (SIN) e Sze En Tan (SIN); Teja Belak, Ivana Kamnikar, Tjasa Kysselef e Adela Sajn (SLO); Bianca Mann (RSA); Laura Bechdeju, Ana Palacious e Paula Raya (ESP); Emma Larsson e Veronica Wagner (SWE); Jessica Lopez (VEN).

Giovedì 23 e venerdì 24 si terranno le qualificazioni, mentre sabato 25 e domenica 26 le finali in diretta sul canale Youtube della Federazione Italiana.

Ad esattamente 50 giorni dall’inizio della prossima edizione olimpica, Casa Russia deve assestare un altro duro colpo. Dopo Ksenia Afanasiyeva operatasi al piede pochi giorni fa in Germania e Maria Paseka costretta a rallentare la preparazione a causa dei numerosi infortuni, Viktoria Komova ha deciso tramite un video e una dichiarazione sulla sua pagina di VK (il Facebook russo) di voler fermare i propri allenamenti in vista della prossima Russian Cup e di conseguenza anche di Rio.

“Cari amici, fan e fan della ginnastica, purtroppo il dolore alla schiena non mi permette di allenarmi a pieno e di prepararmi completamente per le prossime competizioni. È stata una decisione difficile, ma ho deciso di prendermi del tempo dagli allenamenti e pensare alla mia salute.  Voglio ringraziarvi tutti per il supporto. Senza il vostro amore e il vostro calore sarebbe ancora più difficile andare avanti. Grazie e ci vediamo presto, vi voglio bene!”

La carriera di Viktoria inizia con il debutto agli Youth Olympic Games del 2010, con tre ori e un bronzo, tra cui quello alla around, che le permette di essere la prima campionessa olimpica giovanile della storia. La sua stella da lì in poi doveva essere in ascesa, diventando entro Londra 2012 la punta della squadra insieme ad Aliya Mustafina, se non migliore, ma il passaggio senior non è stato proprio idilliaco, almeno per le sue capacità.

Ai suoi primi campionati mondiali, Tokyo 2011, conquista un argento a squadre e un oro alle parallele, ma l’argento nel concorso generale dietro l’americana Jordyn Wieber le è parecchio stretto, soprattutto per essere andata così vicina all’oro. Archiviata la “delusione” mondiale, la Komova sembrava molto carica per Londra, dove però subisce altre due sconfitte dalle americane: il secondo posto a squadre e, soprattutto, l’argento sempre nell’all around, dietro all’underdog Gabrielle Douglas. La frustrazione subita dall’ulteriore secondo posto non le permette di vincere altre medaglie nell’edizione olimpica.

Nel 2013 iniziano i problemi alla schiena che la tengono lontana dal campo gara per due anni, fino al 2015 –dopo una breve parentesi ai campionati russi nel 2014, seguiti da un infortunio alla caviglia- dove partecipa alla prima edizione dei Giochi Europei di Baku vincendo l’oro a squadre e partecipando successivamente ai campionati mondiali di Glasgow, dove rientra in grande stile a volteggio, trave e parallele, diventando su quest’ultimo attrezzo co-campionessa mondiale insieme alla compagna Daria Spiridonova, la cinese Fan Yilin e all’americana Madison Kocian.

Nel Codice dei Punteggi la Komova vede inseriti due elementi a parallele che portano il suo nome, entrambi di valore E.

Questo per Viktoria Komova non è altro che l’ennesimo sconforto, ma sembra intenzionata a tornare più avanti, magari riscattandosi e giocandosela al 100% delle sue condizioni.

Dopo i mondiali di Glasgow, questo Test Event si preannunciava essere molto interessante e così le attese sono state ben ripagate. In meglio o in peggio, a seconda dei punti di vista.

Se ogni Olimpiade fa la storia di uno sport, le qualificazioni concluse ieri alla Olympic Arena di Rio de Janeiro fanno supporre che nella ginnastica artistica femminile si è arrivati ad un punto di svolta.

Togliamoci subito il pensiero e parliamo di Romania. In ben 10 edizioni consecutive, dal 1976 fino al 2012, questa squadra non è mai scesa dal podio olimpico. Ogni quadriennio la squadra ha vissuto i suoi alti e i suoi bassi, ma durante gli appuntamenti importanti è sempre riuscita a fare il proprio meglio. Il lento declino di questo gigante è iniziato agli scorsi Mondiali, ed un misto di sfortuna, infortuni, mancanza di motivazione e gestione, nonché pressione mediatica ha fatto sì che si sia toccato il fondo.

Le ragazze iniziano la gara in prima suddivisione alle parallele asimmetriche, l’attrezzo a loro meno congeniale. Infatti finiscono con un punteggio di soli 50.599: solo quattro ginnaste con esercizi abbastanza scarsi (e una caduta di Bulimar) che non vanno oltre il 13.200 di Ocolisan. Nemmeno alla trave, l’attrezzo migliore, va troppo bene rispetto al solito, a causa di due cadute di Ocolisan e Vulcan. Possono però contare sulla solidità degli esercizi di Diana Bulimar, della neosenior Maria Holbura e su quello di 14.600 del pilastro Catalina Ponor. La stessa campionessa olimpica riesce ad eseguire un corpo libero da manuale, che le vale 14.300 (D 5.8), bene anche Diana Bulimar che prende 14.033, ma a causa dei punteggi bassi di Zarzu e Vulcan le fanno rimanere dietro l’Australia anche dopo la terza rotazione. Infine, è al volteggio che si rischia di più. Tre Yurchenko con un solo avvitamento, l’ultimo di Silvia Zarzu, che seppur nel bagaglio tecnico portasse un doppio avvitamento, non ha voluto osare. Chi si è presa la responsabilità è la veterana Ponor, che non doveva nemmeno competere a questo attrezzo, ma che ha provato il tutto e per tutto uno Yurchenko con doppio avvitamento, finito però con una caduta. La squadre chiude con un punteggio totale di 216.569, al settimo posto.

Volendo trovare qualcosa di positivo citiamo il “vecchio” e il “nuovo”, ovvero le prestazioni di Catalina Ponor, con il suo coraggio nel voler trascinare questa squadra, e della giovanissima Maria Holbura, che pur non avendo esercizi di altissimo livello è riuscita a non perdere la concentrazione e a non commettere errori nella sua primissima gara da senior. Per quanto riguarda Bulimar, Zarzu e Ocolisan, l’opinione è che il loro difetto sia più che altro la mancanza di motivazione e di una figura di riferimento. Questo purtroppo non è certamente imputabile direttamente a loro, ma a chi di dovere. E Catalina Ponor non può essere eterna.

Abbiamo visto la Francia un mese fa a Jesolo, dove le ragazze d’oltralpe se la giocavano con le brasiliane, che a Glasgow erano avanti a loro di poco più di un punto. Qui iniziano alla trave, dove riescono a migliorarsi all’attrezzo rispetto agli scorsi mondiali con 54.999, seppur con qualche errore. Spostandosi al corpo libero soffrono ancora un po’ e rimangono dietro al Belgio, con cui condividono la suddivisione, ma davanti all’Australia. Bene il volteggio, dove prendono un totale di 55.482. L’ultima rotazione le vede alle parallele, il loro attrezzo di punta. Marine Brevet paga due cadute, ma il suo punteggio di 11.866 viene scartato in favore di quelli delle sue compagne, tutte sopra il 14, che portano così la Francia al quarto posto finale (220.869) e staccano l’ultimo biglietto disponibile per le squadre.

È forse il Belgio la più bella sorpresa della giornata. Le aspettative per loro erano alte, anche con la mancanza della loro punta Nina Derwael. Seguendo il giro olimpico degli attrezzi, ovvero iniziando al volteggio, le belghe mettono subito in chiaro le cose e con un totale di 55.700 riescono a superare le concorrenti francesi sulla prima rotazione. Anche alle parallele riescono a portare tutti esercizi senza errori e senza distrazioni, superando il totale ad attrezzo raggiunto a Glasgow di oltre 2 punti, con 55.999 e superando la Francia di oltre 3 punti.  Passando alla trave, è Julie Crocket che ha qualche problema e prende 12.833 con una caduta, ma il punteggio viene scartato con le compagne che compensano grazie ai loro esercizi puliti, riuscendo a mantenere la posizione salda di fronte alle rivali francesi. Dopo una “facile” rotazione al corpo libero, si sente un urlo di gioia dagli spalti: con 221.438 e la terza posizione finale, il Belgio femminile stacca il suo primo biglietto a squadre della storia di questo sport.

Sin dall’inizio del quadriennio, con i mondiali di Anversa del 2013, è stato chiaro che la gestione belga si è portata avanti con la preparazione in vista delle prossime olimpiadi. La consapevolezza di avere tra le mani le due stelline Nina Derwael e Axel Klinkhaert ha fatto sì che le due federazioni belghe nazionali (la Federazione Francofona e la Federazione Reale) potessero collaborare per costruire una squadra solida, anche in caso di infortuni, come è avvenuto poi per la Derwael. Un discorso che si può applicare anche all’altra Cenerentola di questo quadriennio, la nazionale olandese, già qualificata agli scorsi mondiali con l’ottavo posto.

Sul secondo gradino del podio troviamo la Germania. Per loro c’erano pochi dubbi sulla loro qualificazione, anche se l’inizio di gara è stato molto incerto. Iniziano con alcune cadute ed errori alla trave, ma nonostante debbano contare il punteggio basso di Pauline Schaeder, riescono a superare il totale ad attrezzo ottenuto a Glasgow di quasi un punto, con 54.366. Le teutoniche rallentano un po’ anche a corpo libero, dove però si migliorano anche qui con 54.431, ma è negli ultimi due attrezzi che riprendono e danno il massimo: al volteggio hanno un totale di 56.532, mentre alle parallele arrivano a 55.998 con esercizi solidi e puliti, sfiorando i 15.100 di Schaeder (D 6.4) e i 15.166 di Elizabeth Seitz. Le tedesche finiscono con un totale di 223.977.

Anche sul Brasile c’erano pochi dubbi, ma la pressione era certamente differente. Le brasiliane iniziano molto bene a trave, senza errori, e anche al corpo libero. Flavia Saraiva non presenta l’esercizio completo, ma ciò non compromette di molto il punteggio e prende 14.500. Per loro 55.374 all’attrezzo, leggermente sotto quanto preso a Glasgow, ma niente di preoccupante. Al volteggio riescono a prendere il punteggio più alto della giornata con un totale di 59.040. Nonostante l’incombente incubo delle parallele, riescono a non commettere particolari errori e con un punteggio di 226.477 si prendono l’oro della giornata.

Anche per questa squadra c’è dietro un forte discorso di preparazione, quasi inevitabile anche se diverso. Il finanziamento del governo brasiliano in vista delle olimpiadi è stato cospicuo, ma ha dato i suoi frutti. Grazie ad un team di allenatori, tra cui Alexandrov, ex allenatore di Aliya Mustafina, che ha saputo rendere competitiva questa nazionale nel corso del quadriennio, di certo il Brasile non scenderà in campo gara solo per presenziare alle Olimpiadi casalinghe.

Anche sul fronte individuale molte ginnaste sono riuscite a fare la storia per i propri paesi. Iniziamo da Dipa Karmakahr, prima ginnasta donna indiana con grosse chance di medaglia al volteggio. Dipa porta infatti il Produnova, il salto più difficile del codice dei punteggi femminile, riuscendo a stopparlo senza cadere.

Anche Trinidad e Tobago avrà la sua stella a Rio, con qualche polemica. Marisa Dick con il 25mo piazzamento è riuscita a staccare il biglietto, arrivando nella città carioca il giorno prima, senza aver fatto prova podio, a sostituzione di Thema Williams, la quale ha dovuto lasciare il Brasile per un presunto infortunio alla caviglia. Il loro allenatore John Geddert (storico allenatore di Jordyn Wieber) ha compilato male un report e la Federazione nazionale ha concordato la sostituzione della ginnasta a favore della compagna di squadra, che si trovava a casa. Lo stesso Geddert ha lasciato il Brasile per tornare negli USA, per un non specificato esaurimento nervoso.

Tra le altre “prime volte” annoveriamo: Tony Ann Williams per la Jamaica; Ariana Orriego per il Perù; Irina Sazonoa, ex ginnasta russa, per l’Islanda; Farah Boufadene per l’Algeria; Houry Gebeshian per l’Armenia; ed Ellie O’Reilly per l’Irlanda.

La menzione speciale va alla “sempreverde” Oksana Chusovitina, 41 anni a giugno, che si è messa in gioco sui quattro attrezzi e si è qualificata per la sua settima olimpiade.

Per ultime, ma non per importanza, parliamo di Lara Mori e Giorgia Campana. Le due azzurre hanno provato il futuro campo gara olimpico, conducendo una gara molto pulita e senza errori iniziata al corpo libero, dove Campana prende 12.833, mentre Mori 13.300. Al volteggio portano entrambe uno Yurchenko con un avvitamento, ben stoppato, che vale 13.700 a Lara e 13.600 a Giorgia, mentre alle parallele prendono 13.833 e 13.766 rispettivamente. Le due concludono alla trave, con la Campana che prende 13.766 e finisce con un totale di 53.965, mentre per la Mori 13.566 e un 54.399 totale.

Classifica squadre:

1- Brasile 226.477

2- Germania 223.977

3- Belgio 221.438

4- Francia 220.869

 

5-Australia 218.428

6-Australia 218.336

7-Romania 216.569

8-Corea del Sud 203.828

 

Ginnaste qualificate (posti nominali):

1. Ana Sofia Gomez (GUA)
2. Jessica Lopez (VEN) 
3. Vasiliki Millousi (GRE) oppure Argyro Afrati (GRE)
4. Zsofia Kovacs (HUN) oppure Noemi Makra (HUN) 
5. Ana Perez (ESP) oppure Claudia Colom
6. Angelina Kysla (UKR) 
7. Alexa Moreno (MEX) oppure Ana Lago (MEX)
8. Marcia Vidiaux (CUB) 
9. Filipa Martins (POR) 
10. Katarzyna Jurkowska-Kowalska (POL) oppure Gabriell Janik (POL)
11. Lisa Ecker (AUT) 
12. Toni-Ann Williams (JAM) 
13. Irina Sazonova (ISL) 
14. Phan Thi Ha Thanh (VIE)
15. Dipa Karmakar (IND) 
16. Barbora Mokosova (SVK)
17. Courtney McGregor (NZL) 
18. Oksana Chusovitina (UZB) 
19. Houry Gebeshian (ARM) 
20. Ariana Orrego (PER) 
21. Simona Castro (CHI) 
22. Teja Belak (SLO) 
23. Tutya Yilmaz (TUR) 
24. Emma Larsson (SWE) 
25. Marisa Dick (TTO) 
26. Ana Derek (CRO)
27. Catalina Escobar (COL)
28. Kylie Rei Dickson (BLR) 
29. Ellis O’reilly (IRL) 
30. Ailen Valente (ARG)

Dopo i mondiali di Glasgow, questo Test Event si preannunciava essere molto interessante e così le attese sono state ben ripagate. In meglio o in peggio, a seconda dei punti di vista.

Se ogni Olimpiade fa la storia di uno sport, le qualificazioni concluse ieri alla Olympic Arena di Rio de Janeiro fanno supporre che nella ginnastica artistica femminile si è arrivati ad un punto di svolta.

Togliamoci subito il pensiero e parliamo di Romania. In ben 10 edizioni consecutive, dal 1976 fino al 2012, questa squadra non è mai scesa dal podio olimpico. Ogni quadriennio la squadra ha vissuto i suoi alti e i suoi bassi, ma durante gli appuntamenti importanti è sempre riuscita a fare il proprio meglio. Il lento declino di questo gigante è iniziato agli scorsi Mondiali, ed un misto di sfortuna, infortuni, mancanza di motivazione e gestione, nonché pressione mediatica ha fatto sì che si sia toccato il fondo.

Le ragazze iniziano la gara in prima suddivisione alle parallele asimmetriche, l’attrezzo a loro meno congeniale. Infatti finiscono con un punteggio di soli 50.599: solo quattro ginnaste con esercizi abbastanza scarsi (e una caduta di Bulimar) che non vanno oltre il 13.200 di Ocolisan. Nemmeno alla trave, l’attrezzo migliore, va troppo bene rispetto al solito, a causa di due cadute di Ocolisan e Vulcan. Possono però contare sulla solidità degli esercizi di Diana Bulimar, della neosenior Maria Holbura e su quello di 14.600 del pilastro Catalina Ponor. La stessa campionessa olimpica riesce ad eseguire un corpo libero da manuale, che le vale 14.300 (D 5.8), bene anche Diana Bulimar che prende 14.033, ma a causa dei punteggi bassi di Zarzu e Vulcan le fanno rimanere dietro l’Australia anche dopo la terza rotazione. Infine, è al volteggio che si rischia di più. Tre Yurchenko con un solo avvitamento, l’ultimo di Silvia Zarzu, che seppur nel bagaglio tecnico portasse un doppio avvitamento, non ha voluto osare. Chi si è presa la responsabilità è la veterana Ponor, che non doveva nemmeno competere a questo attrezzo, ma che ha provato il tutto e per tutto uno Yurchenko con doppio avvitamento, finito però con una caduta. La squadre chiude con un punteggio totale di 216.569, al settimo posto.

Volendo trovare qualcosa di positivo citiamo il “vecchio” e il “nuovo”, ovvero le prestazioni di Catalina Ponor, con il suo coraggio nel voler trascinare questa squadra, e della giovanissima Maria Holbura, che pur non avendo esercizi di altissimo livello è riuscita a non perdere la concentrazione e a non commettere errori nella sua primissima gara da senior. Per quanto riguarda Bulimar, Zarzu e Ocolisan, l’opinione è che il loro difetto sia più che altro la mancanza di motivazione e di una figura di riferimento. Questo purtroppo non è certamente imputabile direttamente a loro, ma a chi di dovere. E Catalina Ponor non può essere eterna.

Abbiamo visto la Francia un mese fa a Jesolo, dove le ragazze d’oltralpe se la giocavano con le brasiliane, che a Glasgow erano avanti a loro di poco più di un punto. Qui iniziano alla trave, dove riescono a migliorarsi all’attrezzo rispetto agli scorsi mondiali con 54.999, seppur con qualche errore. Spostandosi al corpo libero soffrono ancora un po’ e rimangono dietro al Belgio, con cui condividono la suddivisione, ma davanti all’Australia. Bene il volteggio, dove prendono un totale di 55.482. L’ultima rotazione le vede alle parallele, il loro attrezzo di punta. Marine Brevet paga due cadute, ma il suo punteggio di 11.866 viene scartato in favore di quelli delle sue compagne, tutte sopra il 14, che portano così la Francia al quarto posto finale (220.869) e staccano l’ultimo biglietto disponibile per le squadre.

È forse il Belgio la più bella sorpresa della giornata. Le aspettative per loro erano alte, anche con la mancanza della loro punta Nina Derwael. Seguendo il giro olimpico degli attrezzi, ovvero iniziando al volteggio, le belghe mettono subito in chiaro le cose e con un totale di 55.700 riescono a superare le concorrenti francesi sulla prima rotazione. Anche alle parallele riescono a portare tutti esercizi senza errori e senza distrazioni, superando il totale ad attrezzo raggiunto a Glasgow di oltre 2 punti, con 55.999 e superando la Francia di oltre 3 punti.  Passando alla trave, è Julie Crocket che ha qualche problema e prende 12.833 con una caduta, ma il punteggio viene scartato con le compagne che compensano grazie ai loro esercizi puliti, riuscendo a mantenere la posizione salda di fronte alle rivali francesi. Dopo una “facile” rotazione al corpo libero, si sente un urlo di gioia dagli spalti: con 221.438 e la terza posizione finale, il Belgio femminile stacca il suo primo biglietto a squadre della storia di questo sport.

Sin dall’inizio del quadriennio, con i mondiali di Anversa del 2013, è stato chiaro che la gestione belga si è portata avanti con la preparazione in vista delle prossime olimpiadi. La consapevolezza di avere tra le mani le due stelline Nina Derwael e Axel Klinkhaert ha fatto sì che le due federazioni belghe nazionali (la Federazione Francofona e la Federazione Reale) potessero collaborare per costruire una squadra solida, anche in caso di infortuni, come è avvenuto poi per la Derwael. Un discorso che si può applicare anche all’altra Cenerentola di questo quadriennio, la nazionale olandese, già qualificata agli scorsi mondiali con l’ottavo posto.

Sul secondo gradino del podio troviamo la Germania. Per loro c’erano pochi dubbi sulla loro qualificazione, anche se l’inizio di gara è stato molto incerto. Iniziano con alcune cadute ed errori alla trave, ma nonostante debbano contare il punteggio basso di Pauline Schaeder, riescono a superare il totale ad attrezzo ottenuto a Glasgow di quasi un punto, con 54.366. Le teutoniche rallentano un po’ anche a corpo libero, dove però si migliorano anche qui con 54.431, ma è negli ultimi due attrezzi che riprendono e danno il massimo: al volteggio hanno un totale di 56.532, mentre alle parallele arrivano a 55.998 con esercizi solidi e puliti, sfiorando i 15.100 di Schaeder (D 6.4) e i 15.166 di Elizabeth Seitz. Le tedesche finiscono con un totale di 223.977.

Anche sul Brasile c’erano pochi dubbi, ma la pressione era certamente differente. Le brasiliane iniziano molto bene a trave, senza errori, e anche al corpo libero. Flavia Saraiva non presenta l’esercizio completo, ma ciò non compromette di molto il punteggio e prende 14.500. Per loro 55.374 all’attrezzo, leggermente sotto quanto preso a Glasgow, ma niente di preoccupante. Al volteggio riescono a prendere il punteggio più alto della giornata con un totale di 59.040. Nonostante l’incombente incubo delle parallele, riescono a non commettere particolari errori e con un punteggio di 226.477 si prendono l’oro della giornata.

Anche per questa squadra c’è dietro un forte discorso di preparazione, quasi inevitabile anche se diverso. Il finanziamento del governo brasiliano in vista delle olimpiadi è stato cospicuo, ma ha dato i suoi frutti. Grazie ad un team di allenatori, tra cui Alexandrov, ex allenatore di Aliya Mustafina, che ha saputo rendere competitiva questa nazionale nel corso del quadriennio, di certo il Brasile non scenderà in campo gara solo per presenziare alle Olimpiadi casalinghe.

Anche sul fronte individuale molte ginnaste sono riuscite a fare la storia per i propri paesi. Iniziamo da Dipa Karmakahr, prima ginnasta donna indiana con grosse chance di medaglia al volteggio. Dipa porta infatti il Produnova, il salto più difficile del codice dei punteggi femminile, riuscendo a stopparlo senza cadere.

Anche Trinidad e Tobago avrà la sua stella a Rio, con qualche polemica. Marisa Dick con il 25mo piazzamento è riuscita a staccare il biglietto, arrivando nella città carioca il giorno prima, senza aver fatto prova podio, a sostituzione di Thema Williams, la quale ha dovuto lasciare il Brasile per un presunto infortunio alla caviglia. Il loro allenatore John Geddert (storico allenatore di Jordyn Wieber) ha compilato male un report e la Federazione nazionale ha concordato la sostituzione della ginnasta a favore della compagna di squadra, che si trovava a casa. Lo stesso Geddert ha lasciato il Brasile per tornare negli USA, per un non specificato esaurimento nervoso.

Tra le altre “prime volte” annoveriamo: Tony Ann Williams per la Jamaica; Ariana Orriego per il Perù; Irina Sazonoa, ex ginnasta russa, per l’Islanda; Farah Boufadene per l’Algeria; Houry Gebeshian per l’Armenia; ed Ellie O’Reilly per l’Irlanda.

La menzione speciale va alla “sempreverde” Oksana Chusovitina, 41 anni a giugno, che si è messa in gioco sui quattro attrezzi e si è qualificata per la sua settima olimpiade.

Per ultime, ma non per importanza, parliamo di Lara Mori e Giorgia Campana. Le due azzurre hanno provato il futuro campo gara olimpico, conducendo una gara molto pulita e senza errori iniziata al corpo libero, dove Campana prende 12.833, mentre Mori 13.300. Al volteggio portano entrambe uno Yurchenko con un avvitamento, ben stoppato, che vale 13.700 a Lara e 13.600 a Giorgia, mentre alle parallele prendono 13.833 e 13.766 rispettivamente. Le due concludono alla trave, con la Campana che prende 13.766 e finisce con un totale di 53.965, mentre per la Mori 13.566 e un 54.399 totale.

Oggi alla Rio Olympic Arena è tempo di femminile. Mentre Romania e Australia stanno per iniziare la loro gara, alle ore 20 locali (l'01.00 ora italiana) scenderà in campo l'ultima suddivisione che vede Lara Mori e Giorgia Campana provare quello che sarà il campo gara  delle prossime Olimpiadi. Nella stessa suddivisione ci saranno anche le squadre del Belgio e della Francia.

Ecco il loro ordine di partenza:

- Corpo libero: Moreno (MEX), Lago (MEX), Campana (ITA), Mori (ITA), Ecker (AUT), Mader (AUT), Yilmaz (TUR).

- Volteggio: Lago (MEX), Mori (ITA), Campana (ITA), Ecker (AUT), Mader (AUT), Yilmaz (TUR), Moreno (MEX).

- Parallele: Mori (ITA), Campana (ITA), Ecker (AUT), Mader (AUT), Yilmaz (TUR), Moreno (MEX), Lago (MEX).

- Trave: Campana (ITA), Ecker (AUT), Mader (AUT), Yilmaz (TUR), Lago (MEX), Moreno (MEX), Mori (ITA).

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