Fuori pedana: la dignità del lavoro oltre il confine tra atleti dilettanti e professionisti

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In questo articolo approfondiremo, grazie all’importante contributo del ginnasta e praticante avvocato Umberto Zurlini, le figure degli atleti dilettanti e professionisti dal punto di vista del diritto sportivo.

L’atleta dal punto di vista giuridico

Il giurista Lucio Colantuoni definisce l’atleta come colui che, svolgendo una determinata disciplina sportiva, si pone l’obiettivo di misurarsi con altri soggetti all’interno di un contesto definito, con la finalità di vincere competizioni e di inserirsi in una graduatoria di valori atletici. Questi elementi, nonché il rispetto dei principi di lealtà e fair play, rappresentano il nucleo fondamentale che definisce chi pratica sport. Il concetto di lealtà sportiva viene variamente ripreso dal diritto sportivo in diversi contesti, non ultimo lo statuto del CONI, che lo riconduce esplicitamente come obbligo in capo all’atleta.

L’ordinamento distingue da sempre tra atleta professionista e dilettante, ponendo alla base di tale classificazione l’esistenza o meno di un corrispettivo economico. Questa distinzione appare superata dalla realtà dei fatti (ne abbiamo parlato qui). Da un lato essa prende le mosse da un’epoca in cui il dilettante era colui che poteva permettersi di dedicare tempo all’attività sportiva senza trarne profitto grazie alla sua condizione sociale agiata; dall’altro, oggi, sport e denaro non sono più considerati incompatibili, arrivando a situazioni estreme in cui è il denaro a muovere lo sport stesso. Ciò che è rilevante, dal punto di vista giuridico, è che i dilettanti non possono vivere esclusivamente di sport: qualora vi siano dei profitti tali da permettere di sostenersi soltanto attraverso la pratica sportiva, siamo di fronte ad un professionista.

Il professionista di fatto

Il professionista di fatto è una figura che non esiste dal punto di vista legislativo, ma è stata riconosciuta nei tribunali. Si tratta dell’atleta che guadagna denaro per il proprio sostentamento, in tutto o in parte, dallo svolgimento dell’attività sportiva, ma fa parte di una Federazione che riconosce soltanto i dilettanti o compete in campionati dilettantistici. È una figura intermedia presente anche nel resto d’Europa.

La riforma dello Sport

Con la Riforma del 2021, la distinzione tra atleta professionista e professionista di fatto è diventata irrilevante. Il motivo è l’introduzione della nuova figura di lavoratore sportivo, colui o colei che “senza alcuna distinzione di genere e indipendentemente dal settore professionistico o dilettantistico, esercita l’attività sportiva verso un corrispettivo […]“.

Questa Riforma ha sancito l’autodeterminazione di ogni singola Federazione circa la questione professionismo: ogni organo può decidere se aprire la propria disciplina sportiva a quest’ultimo. Una volta operata questa scelta, dal punto di vista giuridico la distinzione tra atleti professionisti e atleti dilettanti è rilevante soltanto per identificare quale normativa si applica nei diversi casi.

L’elemento retributivo non è rilevante ai fini della qualifica: un atleta può essere pagato e restare dilettante agli occhi dell’ordinamento sportivo, così come può essere professionista pur con compensi modesti. Ciò che conta è la scelta della Federazione di aprire o meno la propria disciplina al professionismo.

Il tesseramento

Come si diventa soggetto dell’ordinamento sportivo e a cosa serve diventarne parte? Lo strumento necessario è il tesseramento ad un’associazione o società sportiva e, grazie a questa iscrizione, l’atleta può partecipare all’attività della Federazione di riferimento e a quelle del C.O.N.I.

Oltre a questa facoltà, il tesseramento comporta anche degli obblighi. I principali sono l’obbligo di svolgere l’attività con lealtà sportiva, l’osservazione dello Statuto e dei regolamenti sportivi nazionali e internazionali. A questi si aggiungono l’obbligo di rispondere positivamente alle convocazioni nazionali, il vincolo di giustizia e del vincolo sportivo.

Proprio di quest’ultimo vincolo parleremo nel prossimo articolo di questa rubrica Fuori Pedana, redatta in collaborazione con Umberto Zurlini.

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Giulia Silvestri
Giulia Silvestri
Nata e cresciuta a Bologna, laureata in giurisprudenza, ho una passione viscerale per la ginnastica. Da quando avevo 11 anni, a fasi alterne tra vari problemi fisici, sono sempre tornata al mio amato tavolato. Da qualche anno ho iniziato a praticare parkour. Giornalista pubblicista - tessera numero 187635

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