La tua identità non scompare con il ritiro: il messaggio di Sarah Voss

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Il 30 luglio 2025 la ginnasta tedesca Sarah Voss ha annunciato il ritiro tramite i propri social. Voss condivide da sempre messaggi che vogliono infondere coraggio, far trovare conforto e dare voce alle atlete. Inoltre, con il team Germania ha portato avanti per anni una battaglia legata alla dignità dei corpi delle ginnaste e al loro diritto di sentirsi sicure in pedana, attraverso l’utilizzo dei body lunghi.

Insomma, non si tira e non si è mai tirata indietro in merito a determinate tematiche, legate soprattutto al vivere lo sport in maniera sana e a dare priorità alla propria salute, fisica e mentale.

In questi giorni è tornata a parlare in un post su Instagram di ciò che sperava di sapere quando si è ritirata dalla ginnastica. Si tratta di una tematica importante. È quella della transizione da una vita passata in palestra alla vita che c’è fuori, dopo.

Non è facile ritirarsi, richiede un grande lavoro interiore e non solo. Capita spesso, infatti, che qualche anno dopo un ritiro un atleta possa tornare sui suoi passi. È il caso, ad esempio, di Michael Jordan, uno dei più grandi giocatori di basket di tutti i tempi, che ha lasciato la pallacanestro per due volte prima di farlo una terza in maniera definitiva.

È il caso, di cui si sta parlando in questi giorni, di Lindsey Vonn. La sciatrice statunitense è rientrata a quarantuno anni dopo diversi infortuni che l’hanno tenuta lontano dalle piste da sci per molto tempo. Il suo è stato un ritorno che ha fatto la storia per diversi motivi, tra questi l’aver dimostrato che si può tornare ad essere competitive anche dopo diversi stop e i trentacinque anni.

Questo ritorno, così come quello di Jordan nel basket, apre spazio a riflessioni più ampie legate proprio alla difficoltà di allontanarsi da uno sport, che può diventare totalizzante. Ha ragionato su questo anche il ginnasta Umberto Zurlini (una delle due voci del podcast Double Double) tramite la pagina IG Scuderia Panaro: “Il rischio di identificarsi totalmente […] è il tallone d’Achille con cui convivono questi fenomeni assoluti dello sport o, forse, è la più evidente manifestazione di quella totale e indispensabile abnegazione che necessita di possedere chi vuole riscrivere la storia. Spingersi più in là di chiunque altro, vincere più di tutti ma senza perdere il proprio io, è possibile o è il necessario prezzo da pagare per chi ambisce alla grandezza assoluta?“

È una domanda importante, che si ripropone ogni qualvolta vediamo gareggiare atlete e atleti che, nonostante la straordinaria carriera, non si allontanano dallo sport agonistico. Vederli è potente, ci fa comprendere che la forza che alcunə possiedono è davvero straordinaria e ci fa emozionare. Ci porta poi, in alcuni casi, a vivere la perdita quando decidono di ritirarsi e a tifare per loro se cambiano idea: l’idea dell’atleta immortale che scrive e riscrive la storia vive davanti ai nostri occhi.

Ma chi sono queste atlete e atleti? Chusovitina è “solo” l’eterna appassionata ginnasta che ama il suo sport visceralmente tanto da non essere mai sazia o è anche altro?

Per continuare a riflettere può tornare utile riportare qui il contributo di Sarah Voss sulle cose che avrebbe voluto sapere quando si è ritirata dalla ginnastica:

  • Non perdi te stessa. Perdi un ruolo. La tua identità non scompare, ha bisogno di spazio per trasformarsi.
  • Il senso di perdita dopo il ritiro è normale. Anche se è stata una tua decisione. Anche se sei orgogliosa della tua carriera. È come avere il cuore spezzato. Lasciar andare può fare male ed essere comunque la decisione giusta. Fidati di te stessa!
  • Non hai bisogno subito di una nuova passione. Il silenzio e il vuoto non sono fallimenti. Sono transizione.
  • La disciplina non risolverà più tutto. Ciò che una volta ti ha portato al successo può anche tenerti bloccata. Non ogni fase deve essere ottimizzata.
  • Se sei in una fase di transizione non sei indietro, sei in mezzo e questo è il tuo potere.

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Giulia Silvestri
Giulia Silvestri
Nata e cresciuta a Bologna, laureata in giurisprudenza, ho una passione viscerale per la ginnastica. Da quando avevo 11 anni, a fasi alterne tra vari problemi fisici, sono sempre tornata al mio amato tavolato. Da qualche anno ho iniziato a praticare parkour. Giornalista pubblicista - tessera numero 187635

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