GinnasticaMente, sotto pressione: affrontare aspettative e giudizi nella ginnastica

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Nel mondo scintillante della ginnastica artistica, dove ogni salto, ogni rotazione e ogni atterraggio vengono scrutati da migliaia di occhi, la pressione è una compagna inseparabile. Gare come le Olimpiadi o i Campionati del Mondo non sono solo sfide fisiche: sono arene psicologiche dove i punteggi decimali, gli sguardi del pubblico e le aspettative di allenatori e famiglie possono schiacciare anche il talento più puro. In questo numero di GinnasticaMente si vuole approfondire nello specifico il tema della pressione nella ginnastica, grazie al prezioso contributo della Dott.ssa Psicologa Sara Preziosa.

In merito all’aspettativa e alla pressione che uno sport come la ginnastica genera, si pensi a Simone Biles, la leggenda americana che nel 2021 ha rinunciato a diverse finali olimpiche proprio per gestire i “twisties”, un blocco causato dalla pressione schiacciante. O a Vanessa Ferrari, l’azzurra che ha imparato a convivere con l’ansia per conquistare podi storici. Ma la buona notizia è che non è la situazione in sé a generare stress: è il modo in cui la interpretiamo.

Secondo uno studio pubblicato sul Journal of Sport and Exercise Psychology (2023), oltre il 70% degli atleti di élite sperimenta ansia pre-gara, ma chi la gestisce al meglio ottiene performance superiori del 25%. Il segreto? Riformulare i pensieri catastrofici.

Invece di pensare “Devo essere perfetto o fallirò”, un ginnasta può dirsi: “Posso dare il meglio di me, indipendentemente dal risultato”. Questa tecnica, nota come “reframing cognitivo”, deriva dalla terapia cognitivo-comportamentale (CBT) e aiuta a trasformare ogni piccolo errore – un traballamento sulla trave o un atterraggio impreciso – da minaccia a semplice feedback.

Tecniche pratiche per domare la pressione

Imparare a gestire la pressione significa lavorare sui pensieri e sulle sensazioni fisiche. Parlarsi in modo positivo, con frasi brevi e rassicuranti, aiuta a mantenere la concentrazione durante la prova. Anche l’allenamento può diventare un laboratorio: simulare la gara prepara la mente a convivere con lo sguardo degli altri. Così, quando arriva il giorno della competizione, l’atmosfera non è più sconosciuta e il corpo reagisce con maggiore sicurezza.

Foto di Federica Salvatelli/GINNASTICANDO.it

Dialogo interiore positivo: frasi brevi e potenti come “Respira, concentrati sul prossimo movimento” o “Ho preparato questo per mesi” mantengono la mente focalizzata. Nadia Comăneci, la prima a ottenere un 10 perfetto alle Olimpiadi del 1976, attribuiva il suo successo proprio a un “mantra interiore” che ripeteva durante le rotazioni.

Simulazioni di gara: simulare al meglio la situazione di gara, con tempi di prova cronometrati, abbigliamento consono e anche un pubblico simbolico ad assistere crea familiarità. Uno studio dell’Università di Stanford (2024) ha dimostrato che queste sessioni riducono l’ansia del 40% nel giorno della competizione, rendendo lo “sguardo degli altri” meno intimidatorio.

Controllo del corpo: Riconoscere i segnali precoci – battito accelerato, mani sudate – permette di intervenire. Tecniche di respirazione diaframmatica riescono a calmare il sistema nervoso simpatico.

Accettare che un po’ di agitazione sia normale è forse il passo più importante. L’adrenalina, se ben canalizzata, diventa una risorsa: aumenta la prontezza, affina i sensi, rende i movimenti più decisi. La chiave è trasformare l’adrenalina da nemica in alleata. Con il tempo, ogni atleta può imparare a riconoscere i segnali del proprio corpo, respirare in modo più lento, concentrarsi sul presente e lasciare che la tensione si trasformi in spinta positiva.

Foto di Federica Salvatelli/GINNASTICANDO.it

Storie di riscatto e lezioni per tutti

Non solo élite: anche ginnasti amatoriali e giovanili lottano con queste dinamiche.In alcuni centro di ginnastica iniziano ad introdurre programmi di mindfulness, con risultati tangibili: un calo del 30% negli abbandoni per stress: La pressione non sparisce, ma impara a surfarci sopra.

In un’epoca di social media dove ogni allenamento finisce online, con like e critiche immediate, questi strumenti possono essere utili. Che siate una promessa della trave o un appassionato alle prime armi, la chiave è una: trasformare la pressione da peso in propellente. Perché, come disse Biles tornando più forte: “Non è la caduta che conta, ma come ti rialzi”.

Ringraziamo come in ogni occasione la Psicologa Sara Preziosa per il supporto a questa rubrica sulla Psicologia dello Sport, alla quale porta sempre contenuti tecnici e curiosità unici e interessanti.

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Martina Paganelli
Martina Paganelli
Nata e cresciuta a Bologna, attualmente vivo, mi alleno e lavoro nell'ambito della ginnastica a Civitavecchia. Ho 25 anni e sono entrata in contatto con questo meraviglioso sport all'età di 7, senza mai smettere di amarlo. Sono studentessa magistrale in Lingue per la Comunicazione Internazionale, amo scrivere e, since 2012, grande fan di @Ginnasticandoit, quindi eccomi qua! Giornalista Pubblicista - Tessera n. 9936

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