Mélanie De Jesus Dos Santos e la vita dopo Parigi 2024

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Mélanie De Jesus Dos Santos è un’atleta che non ha bisogno di presentazioni. L’uscita inchiodata con cui ha assicurato alla nazionale francese una storica medaglia di bronzo mondiale (non succedeva dal 1950!), e la conseguente gioia delle compagne di squadra, sono due ricordi che scaldano il cuore a chiunque ami la ginnastica. Quel giorno, in quel palazzetto, Marine Boyer, Mélanie De Jesus Dos Santos, Lorette Charpy, Coline Devillard e Morgane Osyssek-Reimer, accompagnate da Djenna Laroui, hanno scritto una bellissima pagina di storia.

Poi è arrivato l’anno olimpico e, si sa, a volte succedono cose molto difficili da accettare, specie se le Olimpiadi in questione sono in casa. Quando ciò accade, diventa fondamentale avere un sistema di supporto perché i pensieri prendono il sopravvento in pochissimo tempo, senza neanche accorgersene. Purtroppo non sempre è così. Nell’ultima intervista all’interno del programma radiofonico On refait le sport, Mélanie De Jesus Dos Santos parla proprio di questo, del trauma lasciatole dai Giochi Olimpici di Parigi 2024, della mancanza di supporto da parte della Federazione, del ritorno in Martinique e del suo quotidiano un anno e mezzo dopo.

Un’intervista a cuore aperto ed estremamente lucida, che dovrebbe dar vita a qualche riflessione e far scattare qualche campanello d’allarme.

Il trauma delle Olimpiadi e la mancanza di supporto

Nel raccontare il periodo delle Olimpiadi 2024, la ginnasta francese mette subito le cose in chiaro. “Dopo i Giochi ero a pezzi, e come me il resto della squadra. Venivamo da un terzo posto mondiale e volevamo fare bene in casa nostra.”, afferma. Un sentimento del tutto condivisibile. Del resto, disputare la gara più importante della propria carriera nel proprio paese è un’opportunità più unica che rara, un’occasione per coronare il sogno di una vita davanti a parenti e amici. Chiunque nella stessa situazione vorrebbe dare il 100%, e soprattutto, chiunque farebbe molta fatica a tollerare un risultato diverso da quello sperato.

Eppure, come emerge nell’intervista, la Federazione francese non ha previsto nessun tipo di supporto psicologico per le ginnaste che con il giusto aiuto avrebbero vissuto un periodo post-olimpico un po’meno difficile. I professionisti in ambito psicologico e psichiatrico hanno colmato questa lacuna. Grazie a loro, Mélanie ha potuto ricevere il sostegno di cui aveva bisogno, anche tramite l’EMDR, una tecnica che l’ha aiutata a sentirsi più a suo agio nel dire certe cose.

Oggi va molto meglio: “Il trauma è ancora presente, ma non fa male. Sono andata oltre, sono cresciuta”.

L’importanza dell’aspetto economico

All’aspetto emotivo, si unisce anche un discorso puramente economico e, a questo proposito, l’atleta francese fa luce su una questione molto importante. Prima delle Olimpiadi 2024, infatti, era sotto mille riflettori e aveva contratti con diversi marchi: LVMH, Dior, Adidas, Venus, etc. Dopo le Olimpiadi questo sistema è venuto a mancare quasi all’improvviso, in parte perché alcuni contratti prevedevano la fine della collaborazione al termine della competizione e in parte perché spesso, a fronte di una mancanza di risultati, le aziende decidono di interrompere il loro sostegno. Questo è un grosso problema perché, come ricorda anche Mélanie De Jesus Dos Santos, la ginnastica non è uno sport professionistico. Ciò significa che di base i ginnasti e le ginnaste non percepiscono nessuno stipendio per l’attività che svolgono, nonostante la ginnastica occupi gran parte delle loro giornate e sia a tutti gli effetti un lavoro.

Succede quindi che atleti e atlete arrivino a fine carriera o attraversino momenti di difficoltà senza un minimo stabilità economica, così fondamentale nella vita di ciascuna persona. Affrontare un periodo di transizione così complesso senza aver avuto la possibilità di portare avanti un percorso di studi (impresa quasi titanica per chi si allena tutto il giorno) aumenta notevolmente la sensazione di smarrimento e dovrebbe far scattare qualche campanello d’allarme. Perché la ginnastica non dev’essere riconosciuta al pari di altri sport? Come si fa a pretendere risultati se prima non si mette chi i risultati deve produrli nelle condizioni ideali?

La situazione in Italia

In Italia le cose stanno piano piano cambiando. Il progetto Studenti Atleti di Alto Livello, ad esempio, permette a studenti e studentesse delle scuole secondarie di secondo grado di continuare a svolgere un’attività di tipo agonistico senza dover sacrificare lo studio. Inoltre, sempre più università offrono programmi di Dual Career. Grazie a questi programmi diventa possibile ottenere un titolo di studio e, di conseguenza, progettare un futuro “dopo lo sport”.

Mélanie De Jesus Dos Santos avrebbe voluto terminare gli studi nell’ambito della moda. Tuttavia, dopo un anno e mezzo ha dovuto abbandonare perché era diventato insostenibile conciliare studio e ginnastica. Ciò aumenta il senso di disorientamento e fa sorgere innumerevoli dubbi. Come testimonia la ginnasta oggi venticinquenne: “Non conosco il mondo del lavoro, non ho mai lavorato, non mi sono mai sentita una persona normale”. Questo ragionamento a volte porta con sé la necessità di ricominciare a praticare lo sport che si è sempre amato non per passione, ma per avere un’entrata economica.

Il ritorno in Martinique e la vita quotidiana

Oggi Mélanie De Jesus Dos Santos vive in Martinique, la sua terra d’origine, insieme alla sua famiglia e circondata dai suoi affetti. Fa parte del progetto Étoiles du Sport e percepisce uno stipendio da parte del Comité régional de gymnastique de Martinique. La vita quotidiana scorre tranquilla: va in spiaggia, si diverte, allena e (a volte) si allena, “semplicemente vive”.

È ancora troppo presto per pensare di tornare alle competizioni, però conferma di aver manifestato alla federazione l’interesse di riprendere a gareggiare, gradualmente, partecipando a gare nazionali. Il desiderio è quello di chiudere un capitolo con una nota positiva, rialzarsi e dimostrare che tutto il lavoro è servito a qualcosa.

“So già che quando ricomincerò non sarò la stessa, sarò più forte. Sono fiera di me perché non mi sono lasciata abbattere”.

Il futuro è ancora incerto. L’unico desiderio è “sentirmi bene, fare ciò che mi va di fare”, dando valore alle scelte personali e ascoltando le proprie emozioni.

L’intervista completa (in francese) a partire dal minuto 24:51

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Chiara Spinelli
Chiara Spinelli
Sono laureata in Traduzione e grandissima appassionata di ginnastica. Da anni ormai abito i palazzetti e, quando non riesco ad andare alle gare di persona, mi diverto a commentarle sui social. Spero di riuscire a trasmettervi la mia passione per questo bellissimo sport :)

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