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Martina Comin e Clara Colombo: un’amicizia e un sogno a stelle e strisce all’Università del Nebraska

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Dall’Italia agli Stati Uniti: Martina Comin e Clara Colombo raccontano il loro sogno americano all’Università del Nebraska

Chi di noi non hai mai pensato, anche solo una volta, di voler frequentare il college negli USA? I grandi stadi, le lezioni nelle aule immense, l’amore per lo sport e tutti i gadget personalizzati con il nome dell’Università.

Noi di GINNASTICANDO.it, abbiamo parlato con due ginnaste che hanno reso questa realtà così distante da noi la loro quotidianità e abbiamo provato a mettere per iscritto emozioni così forti, che sembravano quasi impossibili da raccontare: Martina Comin e Clara Colombo che ci hanno parlato in un’intervista doppia della loro esperienza all’Università Nebraska, del loro meraviglioso rapporto e hanno sfatato qualche mito.

INTERVISTA

Com’è cambiata la vostra vita da quando avete deciso di trasferirti negli USA per il College?

Clara: “La mia vita è cambiata in tutto e per tutto, perché un’esperienza del genere ti stravolge: sperimenti cose che mai avresti pensato di fare e cambi la tua realtà non per poco tempo, ma a lungo termine. Vai lì e ci stai 10 mesi ed è come vivere due vita parallele. Anche se facevo le stesse cose che facevo in Italia, le vivevo in maniera diversa. Quindi, insomma, ti ritrovi a vivere queste due vite parallele ed è molto strano solo a pensarci. È stata un’esperienza bellissima sia per quello che mi ha dato a livello personale, sia le persone che ho incontrato e soprattutto per come sono cresciuta”.

Martina:”La mia vita è cambiata sotto tutti gli aspetti della mai quotidianità, perché ho dovuto imparare a convivere con una nuova realtà. Adattarsi a un ambiente in cui si deve studiare e parlare in un’altra lingua in un primo momento è difficile, ma poi impari a lasciarti andare. Parlando della ginnastica ha cambiato le carte in tavola e mi ha dato modo di crescere come atleta. Convivere in una squadra di altre 22 ginnaste mi ha decisamente spronata a migliorare. Ho usato tanto la testa e sono molto maturata. Ho imparato ad adattarmi di più a una nova cultura e a nuovi modi di pensare perché gli USA sono diversi da te e non si adattano al tuo modo di essere. Al di fuori dell’Italia tutto è diverso, ma gli USA hanno quel pizzico di diversità in più”.

Che facoltà avete frequentato?

“Io mi sono laureata in biochimica con due minor in chimica e psicologia” afferma Clara, mentre Martina “ho fatto Business Administration con una minor in Supply Chanin Management”.

Una domanda curiosa: la vita da college è come viene descritta nei film? Com’era una vostra giornata tipo?

È inutile che ci mentiamo, tutti noi abbiamo degli stereotipi sul mondo del College America, ma chi meglio di due studentesse possono sfatare questi miti?

Martina:“La vita nei college è come nei film? Più si che no. Vedere lo stadio ad esempio fa capire come sia assurda come realtà. Ci sono molte somiglianze alla vita dei film: il giocatore, le cheerleaders e non sei abituato a vederlo dal vivo. Si diciamo che non mi sarei mai aspettata la grandiosità del dipartimento sportivo in università. Ma la quantità di fondi e risorse è incredibile da capire e da vedere coi propri occhi. Per me è stato assurdo”.

Clara:”La vita college nei film è descritta sola una piccola parte, perché si vedono solo le persone che si divertono. Per carità sono degli stereotipi e hanno quasi sempre un fondo di verità, ma per la mia vita da studente-atleta era molto diverso”.

Per quanto la giornata tipo era molto simile. Quando non si trovano in periodo di gare la sveglia era alle 6.30 per andare in sala pesi. Poi colazione e lezioni fino alle 13 quando si allenavano fino alle 17 prima di tornare a casa e mettersi sui libri.

Quanto si sente il senso di appartenenza all’università, soprattutto durante una gara?

Clara:“Appena arrivi in Università la prima cosa che noti, guardando da una prospettiva esterna, è proprio quanto le persone siano orgogliose del loro College e delle loro tradizioni. Per me è stata una vera e proprio sorpresa, mi sono resa conto di quanto gli studenti siano legati a un vero e proprio senso di appartenenza. Si vestono con lo stemma e vanno a fare il tifo a tutte le competizioni.
La prima cosa che ci hanno insegnato è che mentre gareggi rappresenti il Nebraska e lì percepisci un gran senso di responsabilità in tutto quello che fai. La fan base è importantissima e ci sono le bambine che ti guardano far le gare e loro saranno la prossima generazione. Soprattutto nelle competizioni tu gareggi per quei colori e forse è la parte più bella“.

Martina:“Il senso di appartenenza è assurdo e incomprensibile. “Nessun posto è come il Nebraska” continuano a ripetere. Io l’ho capita al terzo e quarto anno, quando mi sono integrata di più da questo punto di vista. Il primo anno con gli infortuni non l’ho vissuta a 100%. Ma vedere che nella città di Lincoln ti conoscono tutti è veramente bellissimo. Sai di di essere parte di una comunità di persone e ne farai parte per sempre. Infatti, fanno eventi per gli ex-atleti delle squadre. Questo sentimento è qualcosa che mi legherà per tutta la vita a questo posto. Diciamo che lo spirito universitario è alla base delle competizioni e non riuscirò mai a ringraziare tutte le persone che mi hanno aiutato a comprenderlo. Magari non si ricorderanno la mia faccia, ma sanno di cosa ho fatto parte”.

Quanto è stata importante la vostra amicizia in questa esperienza?

C’è una cosa in comune tra le due. Un’amicizia nata quasi forzata trasformata in un rapporto inossidabile (preparate i fazzoletti).

Martina:”È interessante capire come è cambiata nel tempo. È iniziata forzata, perché Clara si trovava già lì e al mio arrivo mi ha aiutata e guidata in tutto per tutto. L’anno in cui sono arrivata c’era il Covid e quindi ci trovavamo nel bel mezzo della pandemia. Ci siamo affidata dall’una all’altra e lei è cambiata molto. Ci siamo aiutate e ci siamo accompagnate e supportate sempre e ad unirci c’era sempre il sentimento di casa. Nessuno qui capisce da dove vieni e riesce a comprende cosa stai passando. Noi eravamo accomunate dalle stesse cose. Poi è nata una “bomba” di amicizia. Dal seconda anno abbiamo iniziato a vivere insieme e il nostro rapporto andava oltre essere compagne di squadra. Per me è stata un angelo mandata dal cielo e ci siamo tese la mano durante tutto il percorso. Clara ha avuto un ruolo essenziale e la nostra amicizia è stata fondamentale. Non ho mai visto due persone legate così, nessuno può capire gli ultimi 4 anni come Clara. Siamo legate da un legame indissolubile“.

Clara:“Martina è arrivata durante il mio secondo anno, il primo era stato difficile per me averla incontrata è stato fondamentale, perché avere al tuo fianco una persona che prova le tue stesse emozioni ti fa sentire supportato e capito. Per me aiutarla è stata una delle cose che mi è servita di più anche per uscire dal mio guscio, infatti all’inizio della mia esperienza ero molto timida. Subito, forse, eravamo un po’ forzata stare insieme, ma ci siamo trovate bene. Abbiamo una gran chimica e funzioniamo. Dopo il primo anno di Martina siamo andate a vivere insieme. Infatti, ora che non siamo più coinquiline a mi manca il nostro rapporto e soprattutto la nostra quotidianità. È come una sorella ed è la mia famiglia lontano da casa. Al di là della relazione, il poter condividere tutte quelle cose e poterle viverle con lei ha resto tutto molto più significativo e ha raddoppiato tutte le emozioni. Ci completiamo molto a vicenda“.

Il campionato americano universitario è molto diverso da quello italiano. Quali sono le principali differenze?

“La principale differenza sta nel codice dei punteggi, poiché in America seguono il loro codice che va da 1 a 10. Per partire da 10 devi avere tutte le difficoltà, quindi partire dal massimo. Quasi tutte le ginnaste della Divisione I partano a pieni punti, solo al volteggio non si parte sempre da 10 per la differenza dei salti. È fondamentale sottolineare che non si tratta di una gara individuale, ma di una gara di squadra. Salgono 6 ginnaste e si tengono i 5 migliori punteggi. In alcuni casi ne può salire una settima, ma si tratta di “esibizione” e solitamente viene utilizzata per far provare gli esercizi a ginnaste con poca esperienza o in rientro da un infortunio.”

Le grandi differenze non sono solo in campo gara, ma anche nel campionato vero e proprio:”Nel campionato universitario ci sono circa 90 squadre di ginnastica artistica femminile. Le gare iniziano a gennaio e terminano ad aprile. Si gareggia tutti i week end, con circa 4-5 gare in casa. Ogni College fa parte di una Conferenza, che determina i duelli, che solitamente sono 1 vs 1, nei quali vincere o perdere è fondamentale. Ci sono anche degli scontri amichevoli tra squadre non della stessa conferenza, nei quali non è importante la vittoria, ma i punteggi. Infatti, durante il campionato la squadra viene inserita in una classifica più ampia in proiezione dei campionati nazionali. Al termine delle gare di conferenza, ad aprile, le prime 36 squadre vanno alle regionali, dove vengono divise in 4 siti dalle quale emergono le 8 squadre (le migliori 2) che andranno alle nazionali“.

Credo che un’esperienza come questa ti cambi la vita, al di là dell’aspetto sportivo, e ti lasci un impronta indelebile. Quali sono i ricordi che ti porti nel cuore?

Clara:“Non ho un ricordo particolare, ma tutta l’esperienza è stata pazzesca. Non riesco a dire un momento preciso, però in generale ho amato gareggiare. Io non avevo mai vissuto la ginnastica in quel modo. Si crea un legame che va oltre essere semplici compagne di squadra e vivere lo sport così non ha prezzo. Se tutti avessero la possibilità di praticare sport in questo modo sarebbe più divertente e ci sarebbe ancora più successo. Poi l’Università del Nebraska da a disposizione veramente tante risorse agli studenti. Un altro ricordo particolare è che sono riuscita a partire per un viaggio di volontariato a Panama con altri 20 studenti atleti. Io ho scelto il Nebraska a caso, invece poi si è rilevato essere un’esperienza pazzesca e un posto che potrò sempre chiamare casa”.

Martina:”È difficile trovare un singolo ricordo che porto nel cuore. Ci sono tanti piccoli momenti composti da ricordi di gara, da celebrazioni delle grandi e piccole vittorie e dal raggiungimento degli obiettivi sia sportivi che personali. Quest’anno è stato bellissimo non solo a livello sportivo. Mi sono lasciata molto andare e ho fatto un viaggio di volontariato a Panama, ma ciò che mi porto più nel cuore sono le persone che ho incontrato, perché alcune di loro sono state fondamentali e lo saranno sempre in qualsiasi parte del mondo.“.

Nel tuo futuro c’è più Italia o America?

Entrambe hanno concordato sulla risposta “Nessuna delle due al momento”. Clara ha deciso di continuare gli studi in Olanda con un Master e la stessa cosa ha deciso Martina, che inizierà un Master a Vienna.

Per il mondo della ginnastica qualche piccola differenza. Martina ci racconta: “Mi piacerebbe rimanere nel mondo della ginnastica e guidare le nuove ginnaste e raccontare questa storia, perché per me è stato un regalo e penso che tante altre persone possono ripetere questa esperienza. Se sono arrivata qui devo molto all’Audace”, mentre Clara:“Dal punto di vista di ginnastica io non faccio più e quindi basta penso, a meno che non vado a divertirmi un pochino”.

Che emozione avete provato nella vostra prima gara e nella vostra ultima? Che differenza c’è stata?

Clara:”Non mi ricordo molto della mia prima gara. Era la prima che facevo dopo alcuni mesi ed ero in Utah e mi ha fatto molto strano ascoltare l’inno americano, lì ho realizzato veramente che cosa stavo facendo. Non so se era quello che avevo sempre sognato, però è stata la sorpresa più grande. Se tornassi indietro con la consapevolezza di adesso forse questo sarebbe il mio più grade sogno.
Volevo dimostrare a tutti quello di cui ero capace, anche perché il primo anno avevo diversi problemi fisici ed è stato difficile. Dovevo fare solo parallele e per me era più complicato dimostrare quanto valevo solo un attrezzo. All’ultima gara, invece, c’era la consapevolezza di aver dato tutto quello che avevo da dare e e sapevo di aver fatto tutto il possibile per rendere orgogliosa la mia squadra. Però, non è stata solo l’ultima gara di ginnastica negli USA, certamente ha chiuso il cerchio di questa esperienza, ma è stata anche il termine della mia carriera agonistica. Averlo fatto con Martina è stato bello. Io non tornerò, perché ho dato tutto quello che potevo dare e chiudere in questa maniera non ha prezzo”.

Martina:”Per me la prima gara è stata bellissima, anche se purtroppo non era la prima della stagione. Sono entrata alla quarta perché mi ero rotta il dito a capodanno. Era tutto bellissimo perché si sentiva proprio il supporto da parte di tutti.
Un momento che ricordo di ogni gara è il momento dell’inno, lì percepisci un senso di realizzazione nel quale mente e corpo si dissociano. Io e Clara ci tenevamo sempre per mano, perché in quel momento comprendevamo al meglio quello che stavamo facendo realmente e francamente non ho molti ricordi dei momenti dell’inno dove non piango. La prima gara, però, è stata bellissima e sono scoppiata in lacrime dopo volteggio, l’ultima gara, invece, è stata dura, anche perché non sapevamo se fosse veramente la nostra ultima. Nella rotazione al corpo libero non eravamo ancora certe di passare il turno, mentre al volteggio eravamo già consapevoli, e credimi fare un esercizio sapendo che è l’ultimo è tosta; infatti, finito sono scoppiata in lacrime.
Vedere l’impatto che abbiamo lasciato nella squadra e in generale negli allenatori è stato incredibile. Mi ha riempita di gioia sapere che abbiamo lasciato il segno e abbiamo chiuso dando il massimo. L’ultimo anno sono riuscita a partecipare a tutte le gare, ma nell’ultima gara so di aver messo tutta me stessa, anche se è ancora difficile da processare
il fatto che non gareggerò più”.

Se potessi raccontare questa esperienza in poche parole come la descriveresti?

“Non avrei poche parole, ma forse ne avrei troppe. La descriverei come qualcosa che ti cambia la vita e ti insegna un sacco di cose. Mi sono aperta tantissime strade” afferma Clara. “La descriverei come un salto nel buio, quando sono partita non avevo idea di cosa aspettarmi e per questo motivo ringrazio la mia famiglia per avermi supportata. Quindi non sono poche parole, un’esperienza unica nel suo modo e quasi indescrivibile e servirebbero giorni” la descrive Martina”.

L’augurio più grande per il vostro futuro, ma quello che ricorderete per tutta la vita sarà questa meravigliosa esperienza, il vostro rapporto e soprattutto l’essere parte di una realtà come l’University of Nebraska.

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Francesca Rossi
Francesca Rossi
Neolaureata magistrale in Comunicazione e giornalista pubblicita. La ginnastica artistica è una delle mie più grandi passioni e dopo anni in palestra ho deciso di raccontarla. Quando non parlo di sport sono sicuramente con la valigia in mano, a un concerto o in un parco divertimenti.

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