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Il Parkour tra le macerie di Gaza e Rafah

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Il Parkour è una disciplina che, simbolicamente e non, si incentra sul valicare gli ostacoli. Chi lo pratica, lo fa per il senso di libertà e per le sfide nei confronti di se stesso.

Questa disciplina si può imparare sulla strada, anche con pochi mezzi a disposizione, senza la possibilità di perfezionare i propri tricks in palestra, perché l’unico limite è quello di superarsi.

Proprio per questo il Parkour non ha confini: può essere praticato da chiunque, in qualunque luogo del mondo. Anche nella Striscia di Gaza, anche tra le macerie.

Il primo gruppo di traceurs palestinesi nasce nel 2005. Abdullah Anshasi e Muhammed Alikhbeir fondano il Gaza Parkour dopo aver visto un documentario su Al Jazeera Tv. Da quel momento in poi il movimento cresce in tutta la Palestina, come mezzo di espressione e di fuga della popolazione dalla propria situazione.

Nel 2011 nasce il gruppo Spider Parkour che usa, come fanno tutti i traceur presenti nella Striscia di Gaza, gli edifici distrutti come ostacoli da superare.

Recentemente Al Jazeera ha intervistato due membri del gruppo: Najem Ammar e Mohamed Fawzy. I due traceur raccontano che usano i tutorial che trovano su Youtube per migliorare la propria tecnica. Affermano inoltre che il gruppo ha raggiunto gli standard di livello globale, ma non ha la possibilità di partecipare alle competizioni internazionali.

Per questi atleti continuare ad allenarsi tra le macerie del quartiere è un messaggio. La loro determinazione di vivere è più forte che mai: sono queste le parole che usa Ammar. Fawzy, inoltre, è convinto che nulla può fermarli e spegnere il loro sogno e la loro identità.

Un’altra realtà, in questo momento è molto attiva a Rafah – la città a sud dove si sono rifugiati la maggioranza degli abitanti della Striscia – è quella del Free Gaza Circus.

Questa associazione nasce nel 2018 dall’idea di un gruppo di acrobati e attivisti sociali che all’epoca viveva a Gaza. Sono convinti che queste attività possano essere d’ispirazione e possano aiutare i giovani di Gaza a sviluppare la propria identità e le proprie capacità sociali.

Oggi l’associazione a Rafah ha il principale obiettivo di far passare qualche momento spensierato e di gioia ai bambini e ai giovani profughi nella città. Si trovano spesso nella zona della tendopoli per fare piccoli spettacoli tra le tende e la sabbia.

Quattro settimane fa tramite i propri social l’associazione ha condiviso la storia di Salah Abu Harbi, traceur professionista di 19 anni, ucciso da un attacco israeliano. Oltre a lui, altri cinque atleti sono morti nello stesso modo. L’appello di Free Gaza Circus alla comunità internazionale di Parkour è uno solo: “we deserve your voice“.

Ne fa parte, tra gli altri, anche Mahmoud Al-Gharbawi, traceur sfollato da Gaza. Lui e il cugino Amir mostrano giornalmente la situazione in cui vivono a Rafah e condividono reels che li mostrano eseguire tricks, kong e altri salti tipici del Parkour utili per saltare da un muro all’altro, con la differenza che loro lo fanno tra il resto di un palazzo e l’altro.

Amir Al-Gharbawi racconta la sua storia in un lungo video pubblicato su Instagram: inizia a praticare Parkour dodici anni fa seguendo le orme del fratello maggiore. Si allena da sempre con l’obiettivo di migliorarsi e di raggiungere un livello internazionale, come i ragazzi dello Spider Parkour. Qualche volta viene invitato ad eventi internazionali ma non può parteciparvi perché proviene dalla Striscia di Gaza.

Lui e il cugino Mahmoud usano la sabbia come “rete di sicurezza”: è lì che provano i salti, perché dà loro un senso di sicurezza.

Negli anni Amir costruisce un posto sopra il tetto di casa sua per potersi allenare con Mahmoud. In questi mesi la sua casa e, di conseguenza, anche la piccola palestra “fai da te”, è stata distrutta dalle bombe.

Anche lui, da quando è arrivato a Rafah, ogni giorno dopo il lavoro va ad intrattenere i bambini. La vede come la sua missione: vuole portare un po’ di felicità.

Amir e Mahmood hanno avviato, tramite amici, delle raccolte fondi per cercare varcare il confine con l’Egitto. Le potete trovare qui e qui.

Il sogno di tutti i traceur palestinesi che vivono nella Striscia di Gaza è quello di poter partecipare, un giorno, alle competizioni internazionali. Quello che li accomuna è anche un’altra cosa: sanno che prima o poi ci riusciranno.

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Giulia Silvestri
Giulia Silvestri
Nata e cresciuta a Bologna, laureata in giurisprudenza, ho una passione viscerale per la ginnastica. Da quando avevo 11 anni, a fasi alterne tra vari problemi fisici, sono sempre tornata al mio amato tavolato.

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