Il 2024 è iniziato con una pessima notizia: la nuova legge di bilancio ha cancellato il Fondo destinato all’apertura di centri specializzati nella cura delle persone con disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DNA). Il Ministero della Salute istituì il Fondo nel 2021.
Tre anni fa il Governo stanziò 25 milioni di euro, che permisero l’apertura di diversi centri. Nelle Regioni già provviste, le risorse permisero d’implementare i servizi già attivi. In quelle che non avevano risorse per poterlo fare in autonomia, grazie al denaro statale furono aperti i primi centri regionali.
Questi centri hanno al loro interno diverse figure tra le quali vi possono essere psicologi, psichiatri, neuropsichiatri infantili e infermieri. Ma anche dietisti, nutrizionisti e medici specialisti in nutrizione clinica.
Con la cancellazione del Fondo la maggior parte di queste strutture rischia di chiudere alla fine di Ottobre 2024.
Al momento si contano in Italia 126 strutture: la maggior parte di essi si trova nel Nord Italia (la sola Emilia Romagna ne conta 20, la Lombradia 12); 23 nel Centro Italia e 40 nel Sud e nelle Isole.
Il Ministro della Sanità Schillaci ha dichiarato che il Fondo non è stato stanziato perché nel 2023 il governo incluse le cure per i DNA nei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea).
I Lea sono i Livelli essenziali di assistenza e comprendono tutte le prestazioni sanitarie che possono essere erogate dal Servizio Sanitario Nazionale. Questo permetterebbe che anche le cure per i DNA passassero tramite la sanità pubblica in maniera strutturale.
Il Fondo prima e il sistema Lea d’ora in avanti, dovrebbero o avrebbero dovuto dare la possibilità di curarsi a tutte le persone che ne hanno necessità. Non solo: di curarsi senza doversi preoccupare di sostenere privatamente i costi di tutte le figure necessarie nei casi di DNA.
Dopo le polemiche delle scorse settimane e la conferma da parte delle regioni che hanno bisogno di tempo per poter inserire i DNA all’interno dei Lea, il Fondo sarà parzialmente ripristinato con il suo inserimento nel decreto Milleproroghe. L’importo previsto è di 10 milioni di euro.
Perché un giornale settoriale sportivo si occupa di questo?
La risposta è semplice: nello sport e, sappiamo bene quanto nella ginnastica, i disturbi alimentari degli atleti e delle atlete sono, purtroppo, all’ordine del giorno.
Tante ginnaste o ex ginnaste, ma anche ginnasti o ex ginnasti, negli anni hanno parlato dei loro problemi legati al cibo. Problemi che, in alcuni casi, si sono generati a causa delle pressioni subite in palestra.
Ne avevamo parlato anche lo scorso anno in occasione della Giornata del Fiocchetto Lilla. In quell’occasione avevamo condiviso le parole e le storie di Anna Basta, Carlotta Ferlito, Emma Spence e Sydney Saturnino.
Crediamo, però, non sia ripetitivo parlarne ancora, perché purtroppo le persone e gli sportivi che ne soffrono sono ancora tanti.
Solo continuando a tenere alta l’attenzione su una tematica così importante si potrà forse arrivare ad un’assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni e di chi continua ad alimentare un sistema che porta gli atleti ad avere un rapporto difficile col proprio corpo.
