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GinnasticaMente: Introduzione alla Psicologia dello Sport

Ecco a voi il primo articolo della nostra nuova rubrica

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Finalmente possiamo inaugurare in maniera ufficiale la nostra nuova rubrica intitolata “GinnasticaMente” in collaborazione con la Dott.ssa Sara Preziosa, approfondendo il tema che ci accompagnerà lungo tutto il percorso d’ora in poi, ossia la Psicologia dello Sport.

Se ti sei perso l’articolo precedente, clicca qui!

In questo primo articolo, infatti, vogliamo spiegare ai nostri lettori che cosa è la Psicologia dello Sport, come nasce e come si sviluppa. Lo facciamo sempre attingendo dall’esperienza della professionista nonché Psicologa Sara Preziosa.

Le origini della Psicologia dello Sport: la Psicologia Positiva.

Prima di immergerci nell’analisi della psicologia dello sport, è fondamentale comprendere la cornice teorica da cui trae ispirazione, ovvero la Psicologia Positiva. Questa disciplina, nata agli albori del nuovo millennio grazie agli studi di Seligman e Csikszentmihalyi, adotta il paradigma biopsicosociale, il quale considera l’individuo come il risultato dell’integrazione armoniosa tra componenti biologiche, psicologiche e sociali.

In un contesto in cui la psicologia tradizionale era centrata sull’indagine del disagio e dei disturbi mentali, la Psicologia Positiva si distingue per la sua attenzione alle risorse individuali e alla prevenzione, piuttosto che alla sintomatologia.

La psicologia positiva ha portato una rivoluzione di prospettiva, spostando l’attenzione dalla “mancanza di malattia” alla valorizzazione delle emozioni positive e alla ricerca della felicità.

Contrariamente alle ricerche precedenti, focalizzate su carenze e patologie, questa disciplina si concentra sullo studio del benessere, enfatizzando il ruolo cruciale delle risorse e delle potenzialità dell’individuo.

Fatta questa premessa, ecco allora la necessità approfondire la nascita di quella che oggi chiamiamo Psicologia dello Sport.

La Psicologia dello Sport all’interno della Psicologia Positiva.

La Psicologia dello Sport, insita nella cornice teorica della Psicologia Positiva, presenta due obiettivi distinti. Innanzitutto, si dedica alla promozione del benessere psicofisico delle persone coinvolte nell’attività sportiva, indipendentemente dal livello di pratica. In secondo luogo, si orienta verso l’ottimizzazione delle risorse psicologiche connesse alle prestazioni sportive.

Questo campo di studio si focalizza su diversi fattori psicologici, tra cui la motivazione, l’autostima, la dinamica di squadra, la comunicazione e la leadership nello sport, la concentrazione e la gestione dell’ansia, nonché i sistemi di pensiero ed emozioni.

Contrariamente alla percezione comune che la psicologia dello sport sia esclusivamente rivolta agli atleti di alto livello, essa abbraccia in realtà un approccio più ampio. Oltre ad occuparsi della promozione del benessere individuale e sociale attraverso attività ludico-aggregative, la Psicologia dello Sport si estende al settore della disabilità e della riabilitazione, coinvolgendo soggetti con disturbi psicopatologici nei progetti di “sport terapia“. Questi progetti prevedono inclusione sociale, psicomotricità, apprendimento di “life skills” e competenze relazionali, testimoniando la versatilità e l’ampiezza di applicazione di questa disciplina.

Evoluzione e Aree di Indagine della Psicologia dello Sport.

Pur essendo una disciplina relativamente giovane, la Psicologia dello Sport ha sperimentato un’evoluzione significativa nel corso degli anni, trovando un proprio spazio tra la Psicologia e le Scienze Motorie.

Le sue principali aree di indagine spaziano dai processi cognitivi legati all’apprendimento e al controllo delle abilità sportive – suddivisi per discipline sportive specifiche – all’analisi del ruolo cruciale degli allenatori nelle dinamiche relazionali e di gruppo.

Tale disciplina si occupa anche dell’importanza dello sport per il settore giovanile e infantile, promuovendo il benessere e la salute fin dalla giovane età.

La Psicologia dello Sport è fondamentale anche per i processi di autoregolazione e attivazione, in particolare nella gestione dell’ansia e dello stress durante le gare. Altri ambiti di studio includono il periodo post-infortunio e le dinamiche coinvolte nel termine della carriera sportiva di un atleta.

In conclusione, la Psicologia dello Sport, integrata all’interno della Psicologia Positiva, si distingue per la sua attenzione alle aree di miglioramento e ai punti di forza, rappresentando un campo di studio unico e dinamico in costante evoluzione. Con il suo focus sull’ottimizzazione delle risorse e sulla promozione del benessere, questa disciplina gioca un ruolo cruciale nel comprendere e migliorare il comportamento umano durante la pratica sportiva.

Dopo aver introdotto il cuore della nostra rubrica, non vediamo l’ora di darci appuntamento al prossimo e secondo articolo di GinnasticaMente, in programma per il mese di gennaio! Nei prossimi articoli proseguiremo il nostro viaggio alla scoperta della Psicologia dello Sport, by GinnasticaMente.

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Martina Paganelli
Martina Paganelli
Nata e cresciuta a Bologna, attualmente vivo, mi alleno e lavoro nell'ambito della ginnastica a Civitavecchia. Ho 23 anni e sono entrata in contatto con questo meraviglioso sport all'età di 7, senza mai smettere di amarlo. Sono studentessa magistrale in Lingue per la Comunicazione Internazionale, amo scrivere e, since 2012, grande fan di @Ginnasticandoit, quindi eccomi qua!

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