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Ginnastica e violenza sulle donne: la lotta agli abusi incarna i valori dello sport

Una donna su 3 subisce violenza, è impensabile sperare che lo sport ne sia esente, ma è possibile educare partendo proprio dai valori cardine che insegna lo sport: onestà, lealtà e rispetto

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Oggi, 25 novembre, è la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne. Oggi più che mai c’è bisogno di comprendere il significato di questa giornata, di lasciare un segno, di ricordare perché è importante affrontare il tema anche in ambito sportivo.

Può sembrare scontato per alcuni, eppure c’è il bisogno di ricordare che la società discrimina quotidianamente un certo numero di persone in quanto donne. La violenza di genere, così intesa perché rivolta nella maggior parte dei casi a donne e minori a opera di uomini (ma non solo), è un fenomeno secondo cui un individuo commette un abuso di potere al fine di controllare l’altro. A volte questi individui hanno il volto di familiari o amici, altre volte si nascondono nell’anonimato del web, altri ancora sono figure che entrano nel quotidiano a causa del lavoro, addirittura possono avere visi sconosciuti.

Non solo nelle case, per le strade, tra i banchi di scuola, anche nei luoghi di aggregazione sportiva si perpetra la violenza sulle donne. Lo dimostra ampiamente il caso più eclatante degli ultimi anni che è ricaduto proprio sulle spalle della Ginnastica, quello dello statunitense Larry Nassar. E, dopo il caso Nassar, sono state tante le denunce di abusi arrivate da atlete di tutto il mondo. Negli Stati Uniti, così come in Canada, Inghilterra, Olanda, Francia e persino in Italia pochissime sono le professioniste sportive che hanno alzato la voce e sono state sostenute, ancora meno quelle che hanno visto i loro casi affrontati e poi risolti.

Perché la forma più grave di violenza contro le donne è il femminicidio (in Italia uno ogni 72 ore solo in questo 2023), però anche altri tipi di violenza non sono da sottovalutare; potranno non uccidere, ma feriscono in modo irreversibile chi le subisce.

Il primo scoglio, nell’ambito sportivo come nella vita, è proprio l’imposizione del silenzio, il tabù che ruota attorno a questo tema. Dal silenzio della stampa, alla stigmatizzazione pubblica di chi denuncia, non discutere di un caso di violenza è il primo passo per impedire a chi la sta subendo e a chi la subirà in futuro di chiedere aiuto. Rompere questo silenzio è importante soprattutto per avere gli strumenti per riconoscere i segnali tipici delle diverse forme di violenza, dalle più evidenti, quelle sessuali e fisiche, a quella meno evidente: la violenza psicologica.

Solo discutendo di ciò è giusto e ciò che non lo è si riuscirà a smuovere la coscienza collettiva della società, spesso colpevole di assistere a un abuso e poi voltarsi dall’altra parte. Prendere posizione, infatti, non è un atto di coraggio, è un atto di onestà nei confronti delle vittime. Perché ciò che si tace potrebbe succedere a una madre, a una sorella, a un’amica. Non tacere è sostanziale anche per sostenere le vittime: dà loro un segnale di fiducia che mostra che un cambiamento è davvero possibile.

E se il dialogo è la prima arma contro la violenza, la seconda deve essere l’educazione. Contrastare gli abusi significa educare la società al rispetto dell’altro, all’onestà e alla lealtà. E questi sono tutti valori che lo sport abbraccia.

Per la Ginnastica in particolare, dove le atlete donne sono più della metà del totale (visto che la Ginnastica Ritmica per adesso è uno sport esclusivamente femminile) e dove si inizia a praticare l’attività agonistica sin dall’infanzia, è fondamentale cercare di trovare la strada giusta per opporsi alla violenza di genere. Statisticamente in Italia una donna su tre la subisce, e per questo è impensabile sperare che non ci sia nessuna atleta che nel corso della sua carriera non l’abbia subita.

Nell’ultimo anno la Federazione Ginnastica d’Italia ha implementato la funzione del Safeguarding Office, ha istituito una commissione atleti che mette in contatto i dirigenti federali con le problematiche riscontrate dagli atleti in palestra, ha creato seminari in collaborazione con l’Istituto Auxologico per sensibilizzare i tecnici sui disturbi dell’alimentazione. Sono tutti passi avanti che fanno scattare una scintilla di cambiamento che per diventare fiamma ha bisogno di attecchire negli atteggiamenti di chi le palestre le frequenta tutti i giorni.

Quanto detto è valido anche per la vita fuori dalla palestra. Il 1522 è un servizio pubblico e gratuito promosso dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il numero è attivo 24 ore su 24, e dà aiuto e sostegno delle vittime di violenza e stalking grazie a operatrici specializzate. Oltre al lavoro svolto dalle istituzioni, innegabilmente importante è anche quello di associazioni indipendenti, il cui compito – spesso ostico  –è quello di forzare la mano per porre attenzione sul tema degli abusi. Telefono Rosa in Italia è un punto di riferimento per le donne in difficoltà, così come lo è ChangeTheGame nell’ambito dello sport.

In conclusione, è vero che i risultati sportivi sono fondamentali per la crescita di uno sport, esattamente come il benessere è fondamentale per la crescita della società, ma la vera vittoria, quella che ci ha insegnato Simone Biles alle Olimpiadi di Tokyo, è il rispetto del volere dell’atleta stesso. Perché soprattutto rispettando questo paradigma arriveranno le vittorie migliori.

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Mariacarmela Brunetti
Mariacarmela Brunetti
Nata e cresciuta nel magico Sannio, la mia seconda casa da anni è Roma, dove sto per conseguire una laurea in Ingegneria. Faccio parte di GINNASTICANDO.it dal 2015 e attualmente sono Vicedirettrice, oltre che Editorialista e Redattrice.

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