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Sport e salute mentale: l’importanza di rompere i tabù

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Il 10 Ottobre è la Giornata Mondiale della salute mentale. È stata istituita nel 1992. È un di un momento importante per ricordare e ricordarci che la salute mentale è importante quanto la salute fisica.

La vita frenetica di ogni giorno, le pressioni lavorative e le propensioni personali, portano alcune persone a sentirsi schiacciate dalle situazioni. Allo stesso tempo chiedere aiuto in un ambito come quello della salute mentale, è ancora considerato un tabù.

Spesso il coraggio più grande non è quello di rivolgersi a un professionista, ma quello di parlarne in famiglia e con gli amici. La parola psicologo nel 2023 ci spaventa ancora, perché siamo rimasti ancorati all’idea di malattia mentale come qualcosa di grave e di cui vergognarsi, qualcosa di cui le persone comuni non possono soffrire.

Anche nello sport, soprattutto in quello agonistico, la salute mentale è fondamentale per svolgere l’attività con serenità e senza rischiare di farsi male. La pressione che può derivare dai giornali, dai social o dai fan può rischiare di pressare atleti e atlete che da fuori potrebbero sembrare impenetrabili.

Questo accade soltanto se pensiamo a queste persone come eroi ed eroine inscalfibili dal mondo esterno o se pensiamo loro come non persone, che non possono quindi essere turbate dalla violenza delle parole che leggono su di loro nei giornali e sui social.

Nel mondo della ginnastica diverse ginnaste e ginnasti in questi anni hanno aperto un dialogo sul tema.

La stessa Simone Biles, tornata ai Mondiali di Anversa 2023, alle Olimpiadi di Tokyo 2021 si era ritirata da quasi tutte le finali per concentrarsi su se stessa e poi si allontanò dalla palestra per potersi prendere cura di sé.

Ne ha parlato anche Max Whitlock, altro grande ritorno ai Mondiali appena conclusi, che è rientrato proprio dopo un periodo di pausa legato alla cura della propria salute mentale.

Come sappiamo, purtroppo la pressione su ginnaste e ginnasti potrebbe derivare anche dagli allenatori o dalle allenatrici.

Di quanto hanno passato e delle pressioni subite in palestra o fuori ne hanno parlato, tra le altre, anche Laurie Hernandez e Katelyn Ohashi. Sono tanti gli esempi di ginnaste e ginnasti che ci hanno fatto capire che è giusto parlarne, è giusto prendersi cura di sé e soprattutto che le malattie mentali non dovrebbero essere un tabù.

La malattia mentale non è sempre e solo grave e abbattere il muro del pregiudizio può solo farci crescere come società e come persone. Può farci stare bene.

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Giulia Silvestri
Giulia Silvestri
Nata e cresciuta a Bologna, laureata in giurisprudenza, ho una passione viscerale per la ginnastica. Da quando avevo 11 anni, a fasi alterne tra vari problemi fisici, sono sempre tornata al mio amato tavolato.

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