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#gymnastallianceita: la voce dell’artistica si unisce al coro di testimonianze

Con un comunicato condiviso ginnaste ed ex ginnaste italiane hanno dato voce alla presa di coscienza collettiva in atto in merito agli abusi nella ginnastica

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Crediamo a quello che è stato denunciato e siamo vicini a tutti voi, lo sport è fatto di sacrifici e di rinunce ma prima di tutto, prima di qualsiasi risultato, vengono le persone e la loro salute.” Vanessa Ferrari si esprime con queste parole, unendosi a quelle delle colleghe che dalla mattina del 9 Novembre stanno affollando i social.

È infatti di queste ore il comunicato di ginnaste ed ex ginnaste di artistica che si sono unite a sostegno delle loro colleghe della ritmica e dell’aerobica.

Tantissime atlete ed ex atlete dallo spessore nazionale e internazionale, stanno condividendo in queste ore il comunicato sui propri profili social utilizzando l’hashtag #gymnastallianceita.

Ginnaste accomunate dalla stessa esperienza si sono unite al coro delle dichiarazioni dei giorni scorsi per esprimere solidarietà e per testimoniare a loro volta che quanto raccontato lo hanno vissuto in modo simile sulla loro pelle.

Tra queste ginnaste ed ex ginnaste figurano Ilaria Colombo, Elisabetta Preziosa, Elisa Meneghini, Francesca Deagostini, Sophia Campana e Chiara Gandolfi.

Campana, ginnasta italo-americana, aveva già parlato nell’Agosto del 2021 di quanto aveva passato, facendolo in un video su Youtube.

Gandolfi, oltre ad aver pubblicato il comunicato di Gymnastic Alliance, ha anche condiviso la propria esperienza raccontando come le pressioni psicologiche l’abbiano portata a soffrire di bulimia nervosa.

Già da qualche giorno erano iniziate a circolare le prime testimonianze legate alla ginnastica artistica. Laura Sirna, che ha praticato a livello agonistico in una società del Veneto, racconta che “etti in più scatenavano l’inferno“. Lei e le sue compagne avevano paura anche della violenza fisica che proveniva dalla loro allenatrice, qualora non pesassero quanto lei si aspettava: “Ricordo ancora quella volta che ho cercato di starle lontana sperando che una trave tra di noi riuscisse a proteggermi da un ceffone in pieno volto, ricordo quando ad una mia sorella le è stato tirato così forte da farle uscire il sangue dal naso, ricordo quella volta che è riuscita a sollevarmi prendendomi per i capelli, ricordo le punizioni fisiche che ci faceva fare, per quei miseri grammi che potevamo prendere.”

Anche la ex ginnasta Andrea La Spada, classe ‘94, ha condiviso la sua storia. Si tratta di una vicenda simile a quelle che stiamo leggendo in questi giorni e che è sintomo di un sistema sbagliato, che con lo sport ha poco a che fare.

La ex ginnasta dice qualcosa di molto importante: “Credo a ogni singola parola detta da queste ragazze e capisco quanto per ogni persona possa essere difficile sentirsi sotto giudizio ogni singolo istante della giornata”.

A 14 anni La Spada iniziò ad allenarsi a Milano, al centro tecnico federale ed è lì che il suo rapporto con la ginnastica è diventato un incubo: ogni mattina le ginnaste venivano pesate e dal peso rilevato dalla bilancia dipendeva tutto il resto della giornata.

Secondo quanto racconta, infatti, un aumento di pochi etti veniva rinfacciato alle ragazze di continuo; ogni esercizio sbagliato aveva come come causa il peso.

Nella sua testimonianza La Spada racconta di come lei e le sue compagne, durante i ritiri nazionali o le competizioni all’estero, nascondessero le merendine per evitare che venissero scoperte durante le perquisizioni; se gli allenatori scoprivano del cibo la tua punizione era “un’umiliazione plateale davanti alle tue compagne e pranzi e cene controllate letteralmente a vista”.

Quando raccontato dalla ex ginnasta non è, purtroppo, una novità. Già Vanessa Ferrari, nel suo libro “Effetto Farfalla” ne ha parlato: collegiali e gare con un accertamento ossessivo del peso delle atlete da parte dello staff tecnico, perquisizioni nelle camere, clima di terrore legato all’acquisto o alla perdita di etti. Controllo che ha portato Ferrari stessa ad avere disturbi alimentari.

Un episodio in particolare, legato agli Europei Juniores è significativo: Ferrari racconta che il suo primo ricordo dell’Europeo del 2004 è il distributore di merendine che, insieme alle sue compagne, aveva saccheggiato.

In un passaggio la ginnasta di Orzinuovi ha scritto “ricordo di aver sofferto la fame. E lo ricordo perché fino a quel momento non mi era mai successo. Fame. Fame vera.

Fame di cui ha parlato anche Daniele Donati, ex ginnasta della nazionale junior di Aerobica, a Repubblica, descrivendo quanto accadeva durante i collegiali: “Noi maschi, che potevamo mangiare anche il pane, spesso lo nascondevamo dentro il cappuccio della felpa e lo portavamo alle ragazze che avevano fame dopo il pranzo.”

Come ha scritto Vanessa Ferrari nel suo libro “Il problema esiste ed è più delicato di quel che si creda. Perché il peso in uno sport come la ginnastica (e forse in ogni sport in generale) va tenuto sotto stretto controllo. […] Tuttavia, affrontare la questione in modo troppo diretto o assillante può portare a dei guai, e i miei guai sono derivati da questo”.

Riprendendo il comunicato uscito oggi i sacrifici e le rinunce che sono richiesti per arrivare ad alto livello non hanno nulla a che vedere con insulti, beffeggiamenti e percosse.

Quello che si auspicano le ginnaste e le ex ginnaste che hanno vissuto pressioni e vessazioni legate al proprio peso – e quello che dovrebbero augurarsi tutte le persone che amano lo sport – è che, come ha scritto Chiara Gandolfi, grazie a queste testimonianze “si possa trovare un percorso migliore, che si possano affiancare degli specialisti a ginnaste e tecnici” affinché, per riprendere le parole di Vanessa Ferrari, “la ginnastica, lo sport che amiamo, senza distinzione di sezioni o di livello, sia pulito.

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Giulia Silvestri
Nata e cresciuta a Bologna, laureata in giurisprudenza, ho una passione viscerale per la ginnastica. Da quando avevo 11 anni, a fasi alterne tra vari problemi fisici, sono sempre tornata al mio amato tavolato.
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