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Parkour, quando la sportività supera la competitività.

Il clima di complicità che ha accompagnato le gare mondiali ha mostrato quello che c'è oltre le competizioni

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Si è da poco concluso il primo storico mondiale di parkour che ha portato all’Italia due medaglie: una nella Speed d’argento conquistata da Andrea Consolini della Brixia Brescia e una di bronzo, nel Freestyle, vinta da Davide Rizzi della società Roma 70.

Ci hanno raggiunto ai nostri microfoni altri due protagonisti della trasferta giapponese: Rosario Barile, atleta della società Campania 2000 e Luca Demarchi della Dinamic Gym, che hanno gareggiato nella categoria Speed insieme a Consolini.

Barile, diciassettesimo nella Speed, ha ringraziato il DTN per l’opportunità che gli è stata data e ha detto che partecipare ai mondiali per lui “è stata una bella esperienza, sapevo di poter fare di più e non mi sento tra i primi vento al mondo, e non mi sentirò mai tale neanche se dovessi arrivare al podio. Nonostante tutto, è stato bello partecipare come persona e come supporto alla squadra.

Demarchi, alla sua seconda apparizione internazionale con la squadra nazionale italiana, ha dichiarato che sapeva di avere buone probabilità di essere convocato per questo mondiale “ma non ero sicuro al 100% perché, da una parte avevo fatto bene a Sofia (è arrivato terzo in Coppa del mondo, n.d.r.), ma quella era anche la mia prima gara internazionale e magari al mondiale avrebbero voluto portare atleti con più esperienza.

Come esperienza è stata molto bella, forse però potevo fare un po’ meglio in gara. Per essere la mia seconda esperienza va bene così. Sicuramente un obiettivo è riuscire a partecipare alla Coppa del Mondo cercando di fare meglio rispetto al mondiale (Demarchi è arrivato dodicesimo, n.d.r.)”.

Quella a cui abbiamo assistito dopo la conclusione delle gare è stata una grande festa che ha coinvolto tutti gli atleti e le atlete che avevano preso parte alla competizione. Ne abbiamo avuto testimonianza grazie ai social, soprattutto Instagram, dove ginnasti e ginnaste hanno reso partecipe il proprio pubblico di un’atmosfera incredibile.

Un clima di amicizia che si era già percepito durante le gare: l’incoraggiamento e la spinta che ogni atleta ha ricevuto durante la sua run era incontenibile e proveniva da parte di tutti, compagni di squadra e avversari. Ce lo ha confermato anche Demarchi: “l’atmosfera è sempre stupenda, anche perché tutti tifano per tutti anche se si sta gareggiando contro“.

Abbiamo parlato del modo di vivere questa disciplina in campo gara e anche fuori con Andrea Consolini. Il bresciano, che a soli ventun anni ha già scritto diverse pagine di storia della disciplina, ci ha raccontato di un contesto nel quale gli atleti sono tutti molto amici e si supportano sempre, “prima delle run cerchiamo sempre di caricare al massimo chi va perché alla fine siamo felici anche se gli altri fanno delle belle cose […] Siamo felici se qualcuno vince perché sappiamo che ha fatto cose più potenti delle nostre“.

Consolini racconta inoltre che la festa a fine gara è una sorta di tradizione che nel Parkour c’è in ogni competizione. Lo stesso era avvenuto ad esempio alla fine dei World Games di Birmigham dove l’atleta della Brixia Brescia vinse un’altra medaglia d’argento.

Secondo il velocista italiano il Parkour “è uno dei pochi sport dove c’è questa unione di tutti, dove tutti si supportano e alla fine si festeggia indipendentemente da com’è andata la gara.” Equipara questi festeggiamenti con gli avversari, che sono anche amici, al terzo tempo del rugby, ma più in grande.

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Giulia Silvestri
Nata e cresciuta a Bologna, laureata in giurisprudenza, ho una passione viscerale per la ginnastica. Da quando avevo 11 anni, a fasi alterne tra vari problemi fisici, sono sempre tornata al mio amato tavolato.
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