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Intervista esclusiva a Martina Rizzelli – l’olimpionica annuncia il suo ritiro dopo vent’anni di carriera

Martina Rizzelli si racconta ai microfoni di GINNASTICANDOit rivivendo alcuni dei momenti più emozionanti e allo stesso tempo duri della sua carriera sportiva

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In questi giorni è noto a tutti tramite i vari social che Martina Rizzelli ha annunciato il suo ritiro dai campi di gara. Martina lo fa tramite un lungo post, colmo di immagini e parole toccanti, che fanno ripercorrere a grandi linee quello che ha significato per lei la ginnastica artistica.

Abbiamo così avuto la possibilità di contattarla e di scambiare due parole con la diretta interessata, la quale ha avuto il piacere di raccontarci alcune tappe importanti del suo passato, del suo presente e del suo futuro più prossimo.

LA STORIA – Martina si avvicina per la prima volta alla ginnastica artistica senza nemmeno aver mai messo piede in una palestra. È, infatti, all’età di soli 2 anni e mezzo che si distingue il suo modo di essere, la sua predisposizione per quello che sarà lo sport della sua vita per i successivi 20 anni. Già da così piccola tutti la riconoscono per la sua energia, la sua irrequietezza e le persone che la circondano si accorgono di quanto le sia impossibile stare ferma anche solo per qualche minuto. Un episodio in particolare fa capire ai genitori che la sua vocazione è proprio la ginnastica artistica; all’età, appunto, di 2 anni e mezzo Martina si tuffa nella piscina con le palline eseguendo un salto mortale, un salto avanti, che per una bambina della sua età è davvero fuori dal comune. In quel momento lo spavento del padre sprona i genitori a iscriverla in palestra un paio d’anni dopo. In questo modo, a 4 anni e mezzo Martina entra per la prima volta in una palestra di ginnastica, in una società della sua città, Como. Anche qui viene subito notata e gli allenatori consigliano di portare la bambina in una palestra più attrezzata, che sarà la Ginnica ’96, società con la quale inizierà a partecipare alle sue prime gare e con la quale vincerà i suoi primi Campionati Italiani.

LA CARRIERA – Nel 2008 cambia nuovamente società e si iscrive alla Polisportiva di Fino Mornasco; da quel momento prenderà il via la sua lunga e prosperosa carriera agonistica. Nel 2010 partecipa alla sua prima gara con la Nazionale Junior a Tolone in un quadrangolare Italia-Germania-Francia-Svizzera, dove ha vinto l’oro con la squadra. Nel 2011 partecipa alla sua prima Serie A1 con la Brixia di Brescia, società con la quale collaborerà in un modo o in un altro per tutta la sua carriera. Nel 2013 fa il suo esordio nel contesto internazionale di grande spicco quale il 6° Trofeo Città di Jesolo vincendo l’oro a squadra junior con la nazionale italiana e l’argento alle parallele. Nello stesso anno viene convocata per gli EYOF di Utrecht, uno degli appuntamenti internazionali più importanti per le junior, dove riesce a vincere l’oro alle parallele dopo giorni di gara sofferenti per Martina. Nel 2014 appresenta per la prima volta l’Italia da Senior partecipando ai Campionati Europei di Sofia in cui ottiene il 5° posto con la squadra. Nello stesso anno viene convocata anche per i Mondiali di Nanning dove contribuisce al 5° posto complessivo a squadre gareggiando su tre attrezzi. Nel 2016 gareggia agli Europei di Berna dove conquista la finale a 8 alle parallele. Sempre nel 2016 raggiunge l’apice della sua carriera entrando nel Gruppo Sportivo Esercito Italiano e prendendo parte alla squadra selezionata per i Giochi Olimpici di Rio de Janeiro 2016; contribuirà alla squadra sui suoi due attrezzi di punta, quali parallele (14.033) e volteggio (14.533). Nel 2017 inizia il suo percorso di qualificazione per le Coppe del Mondo in vista delle Olimpiadi di Tokyo, che verrà però interrotto da una serie di infortuni che la costringeranno a fermarsi definitivamente dopo la rottura di un legamento del gomito nel 2019, segnando la fine della sua carriera con le Universiadi di Napoli.

A un certo punto della tua carriera ti sei spostata da allenarti tutti i giorni nella tua palestra a, invece, allenarti prevalentemente a Brescia insieme alle tue compagne Fasana e Busato, corretto? È stato graduale o è stato difficile inizialmente per te/voi?

In realtà io, Erika e Sofia non abbiamo mai effettuato un vero e proprio trasferimento. Questo perché venendo da Como la distanza non era così estesa e ci è stato possibile fare avanti e indietro al bisogno. In genere, partivamo per Brescia il lunedì per l’allenamento del pomeriggio e poi rientravamo il martedì sera dopo la giornata di allenamento in palestra. La nostra allenatrice Laura Rizzoli ci accompagnava e ci seguiva in queste “trasferte”. Tutto questo è stato possibile anche perché la nostra società, la Fino Mornasco, è gemellata con la Brixia di Brescia e c’era sicuramente fiducia reciproca tra il DTN Enrico Casella e la nostra allenatrice Laura.

Qual è la gara che ricordi con più emozione e soddisfazione della tua carriera?

La gara che ricordo con più emozione sono state sicuramente le Olimpiadi, perché a prescindere dal risultato che si possa fare, rimane una di quelle gare che sogni da una vita e per me non poteva che essere un’esperienza positiva e piena di emozioni allo stato puro. Se penso a tutto il percorso per arrivare là, alle difficoltà e ai sacrifici che ho fatto per conquistarmi quel posto, non posso non considerarla come la gara che mi ha dato più emozioni di tutte sotto tanti aspetti. Un’altra gara che mi rimarrà per sempre impressa anche se per motivi un po’ diversi sono certamente gli EYOF del 2013, che rappresentano una delle gare più importanti che si possano fare da junior. È stata una gara molto sofferta per me, soprattutto dal punto di vista fisico perché in quei giorni avevo dei dolori atroci alla schiena e ricordo di aver lottato davvero tanto per riuscire a portare a casa al meglio i miei esercizi. Nonostante la sofferenza di quel momento sono riuscita a trarre una grandissima soddisfazione da quella gara e ho vinto la medaglia d’oro alle mie amate parallele. È stata una trasferta difficile e soddisfacente allo stesso tempo, ma mi piace ricordarla per i sacrifici, la determinazione e la volontà di arrivare lì per riuscire a dare il massimo possibile sempre. Ogni gara e ogni contesto nel quale mi sono trovata ha un suo ricordo particolare, sia dentro che fuori il campo di gara, dalle feste finali con gli altri atleti, al clima che si crea, all’adrenalina che si respira e a tutte le sensazioni che si condividono con gli altri atleti che ti circondano. Insomma, un insieme di cose che rende il tutto un qualcosa di magico.

A pochi mesi dalle Olimpiadi ti infortuni seriamente. Com’è stata la successiva preparazione per i Giochi di Rio De Janeiro 2016?

Esattamente. A 6 mesi dalla partenza per Rio ero al massimo livello tecnico e alla migliore forma fisica mai raggiunti nella mia carriera. In quel momento i miei esercizi erano diventati davvero competitivi a livello internazionale ed ero pronta per quel tipo di competizione, mi sentivo in forma. Invece, durante un allenamento mi fratturo il piede e necessito di un’operazione per ritornare a fare ginnastica come prima. Inutile dire che c’è stato in me un crollo totale, è stato un momento di estrema difficoltà perché ero sì circondata da persone che credevano in me, come Enrico Casella e la mia allenatrice Laura Rizzoli, ma c’era altrettanta gente che mi aveva data per spacciata, che pensava che ormai fossi finita, fuori dai giochi. Dopo una settimana dall’intervento io ero già in palestra nonostante il gesso a fare quel poco che potevo fare, ma ero lì. Volevo a tutti i costi tornare e quindi andavo in palestra per lavorare sulla parte superiore del mio corpo e per velocizzare il più possibile i tempi di recupero. È stata una bella batosta per me, ma mi ha dato la forza per lottare ancora di più per raggiungere quel sogno che tanto desideravo, mi ha aiutata a sviluppare una grande tenacia che mi ha spinta ad arrivare lì a tutti i costi. È stata una preparazione molto sudata, ma io volevo poter dire di aver fatto di tutto per poter arrivare lì e così è stato.

Qual è il ricordo più vivo che porti con te da questa esperienza?

Quello che mi è rimasto più impresso penso sia il miscuglio di pensieri ed emozioni che ho provato sia prima di entrare in campo gara che una volta entrata. La consapevolezza di essere lì, con tutte quelle persone che ti guardano e l’altissimo livello di ginnastica che c’era mi ha scombussolata un po’. Ricordo che l’ansia e l’agitazione erano alle stelle e che mi veniva quasi da vomitare dalla tensione e allo stesso tempo dall’eccitazione di quegli istanti. In generale ogni cosa delle Olimpiadi mi è rimasta impressa, dal villaggio alla cerimonia di apertura alla gara di per sé, che è veramente unica e indimenticabile.

Dopo le Olimpiadi sei tornata subito in gara nel Campionato di Serie A 2017. Nel 2018 partecipi con la squadra ai Mondiali di Doha dove avevi presentato solo le parallele. Nello stesso anno inizi il percorso di partecipazione alle Coppe del Mondo in vista dell’Olimpiade successiva. Puntavi a qualificarti da individualista con il tuo attrezzo di punta?

A Doha ho gareggiato solo alle parallele e non ho portato il volteggio perché fino al 2018 ero stata spesso ferma per i miei frequenti problemi alla schiena e mi allenavo prevalentemente sulle parallele. Per questo motivo avevo pianificato di iniziare il percorso di qualificazione attraverso il circuito di Coppe del Mondo e cercare di aggiudicarmi un posto da individualista alle Olimpiadi successive di Tokyo. Sapevo che non era un percorso facile visto che si qualificava solo una ginnasta per nazione, anche perché me lo sarei dovuta giocare anche con Vanessa e Lara che anche loro concorrevano per il mio stesso posto. Ci stavo puntando tanto e il percorso era iniziato anche bene visto che stavo incrementando ancora di più la difficoltà del mio esercizio a parallele.

Nel 2019 vieni convocata per le Universiadi di Napoli, dove con la squadra avete vinto il bronzo. Com’è stata questa esperienza per te?

L’Universiade è stata un’esperienza bellissima ed unica nel suo genere. È un formato di gara diverso che non siamo abituati a vedere, ma si è rivelata davvero spettacolare. Io e gli altri atleti abbiamo vissuto il villaggio olimpico su una nave da crociera e abbiamo alloggiato lì per tutta la durata della trasferta. Anche questa è stata una gara molto emozionante perché per la prima volta ho vissuto una gara internazionale così importante nel mio paese e quando finivamo i nostri esercizi il palazzetto veniva letteralmente impregnato da urla e tifo super sfegatato dei tifosi italiani. È sempre più bello quando gareggi nel tuo paese e senti il calore del pubblico di casa, non capita tutti i giorni di vivere gare di questo tipo. A mia insaputa, le Universiadi hanno rappresentato la mia ultima gara e ripensandoci adesso forse non ho concluso bene come avrei voluto, ma posso dire di aver concluso in maniera soddisfacente avendo vissuto tantissime esperienze positive e di aver portato a casa tantissimi risultati che resteranno sempre nel mio cuore.

Subito dopo questa trasferta gioiosa, ti infortuni al gomito, per non tornare più sui noti campi di gara. Ti va di raccontarci di questo lungo e difficile periodo della tua vita?

Dopo le Universiadi stavo riprendendo dai problemi alla schiena ed è subentrato l’infortunio al gomito. Mi sono rotta un legamento del gomito e sono dovuta stare ferma per diversi mesi con dei tutori che limitassero i movimenti del braccio, dal momento che il gomito è un’articolazione davvero complicata da gestire e da recuperare. Finalmente stavo ricominciando piano piano, poi però è iniziato il periodo Covid, l’allenamento ne ha risentito parecchio e ho riperso tutto quello che ero riuscita a guadagnare per quanto riguarda la forma fisica e il benessere mentale. Mi sono sentita bloccata a livello psicologico e una serie di eventi poco piacevoli hanno contribuito alla decisione che ho preso poco dopo; ho contratto il Covid, sono stata operata di appendicite, il tempo passava e mi sentivo sempre più lontana da quelli che erano i miei obiettivi iniziali. Mi sentivo come se non fossi riuscita a fare quello che avrei voluto e mi sono chiesta se e quanto ne valesse la pena. Avrei rischiato di farmi ulteriormente male per poi magari non riuscire lo stesso a realizzare ciò che avrei voluto. Rimango felicissima della mia carriera sportiva, posso dire di aver collezionato tantissime soddisfazioni nel mio bagaglio di esperienze. Non ho nessun rimpianto, 20 anni di carriera sono tanti e non è da tutti riuscire a portare avanti un percorso così lungo, sicuramente fatto di sacrifici ma anche tanto appagante. L’unica gara che mi sarebbe piaciuto fare e che non ho mai avuto occasione di fare sono i Giochi del Mediterraneo, ma a parte questo sono molto soddisfatta di questo lungo capitolo della mia vita.

A proposito di università, sappiamo che ti sei laureata lo scorso anno in Scienze Motorie. Stai continuando gli studi? Che progetti hai per la tua vita futura? Pensi che resterai nell’ambito ginnastica o ti sposterai altrove?

Sì, mi sono laureata in Scienze Motorie e mi sarebbe piaciuto continuare gli studi per trovare una via nel mio futuro. Ho provato a fare fisioterapia, ma prima era impossibile da conciliare con la ginnastica per via della frequenza. Ho provato anche osteopatia, ma ho capito che non fa per me. Mi è pesato tantissimo rinunciare a quello che pensavo fosse il mio futuro, non sono solita tirarmi indietro e questa cosa mi ha un po’ demoralizzata. Ho capito però che non è la mia strada e che forse devo ancora trovarla per davvero che non combacia con l’idea di partenza che mi ero prefissata. Per il momento mi tengo la mia laurea triennale che mi sarà sicuramente utile ed è un ottimo punto di partenza. Per quando riguarda la ginnastica, attualmente insegno a delle bambine in Svizzera al Centro Federale del Ticino, che per me è molto facilmente raggiungibile visto che abito sul confine. Alleno principalmente ginnaste che vengono poi selezionate per la nazionale svizzera e mi trovo davvero bene e ho scoperto che è un lavoro che mi piace molto fare, nonostante da ginnasta pensassi di non essere portata assolutamente per l’insegnamento.

Ti va di parlarci del legame tra te e le tue compagne Erika e Sofia, e con la tua allenatrice storica Laura Rizzoli?

Questo legame inseparabile ci ha accompagnate in tutti questi anni e potrei definirlo come quello di una seconda famiglia, anche perché di fatto passavamo più tempo in palestra che a casa, sia noi tre che la nostra allenatrice Laura, che ha sempre fatto enormi sacrifici per noi. Questo legame è rimasto e rimarrà anche al di fuori della palestra proprio perché abbiamo condiviso davvero tutto, tra gioie e dolori, traguardi e infortuni dell’una e dell’altra, la gioia di una era ed è la gioia delle altre e viceversa. Siamo come sorelle e anche quando la famiglia non c’era, per via della distanza o di quale parte del mondo fossimo, loro c’erano sempre e mi hanno sempre aiutata ad affrontare momenti di difficoltà e di lontananza da casa facendomeli pesare sempre un po’ meno. Per quanto riguarda Laura, posso dire con tutta sincerità che senza di lei e senza il suo supporto non sarei mai riuscita a raggiungere gli obiettivi che avrebbe desiderato. So che anche per lei non è stato un percorso semplice, è stata spesso lontano dalla sua famiglia per seguire noi al 100%, faceva spessissimo avanti e indietro con noi; insomma, dove andavamo noi veniva lei, non mancava praticamente mai. Ci è stata sempre vicino nei giorni no, non solo per celebrare le gioie ma anche per superare le delusioni e le difficoltà. Un solo grazie non basta, Laura ha fatto di tutto per far sì che potessimo realizzare i nostri sogni. Abbiamo viaggiato tantissimo insieme, abbiamo vissuto tante cose insieme, cosa che non capita tutti i giorni, esperienze incredibili che rifarei da capo tutt’ora. Sono uniche.

Subito prima di Rio, Martina Rizzelli entra a far parte del Gruppo Sportivo Esercito Italiano, precisamente il 26 maggio 2016. Martina ricorda e ringrazia in maniera speciale per sempre l’Esercito per le possibilità che le sono state presentate e per l’aiuto che è stato fondamentale per lei durante tutta la sua carriera sportiva. Ora che ha lasciato la ginnastica lascerà anche l’Arma perché è previsto che lei vada a lavorare in caserma e attualmente non è conciliabile con i suoi progetti lavorativi futuri. Ora si chiude un capitolo della sua vita ed è pronta per iniziarne uno nuovo ricco di nuove esperienze.

«Considero questa parte della mia esistenza come un libro che non sarà mai abbandonato per sempre; verrà semplicemente appoggiato lì, così che possa essere riaperto e letto in ogni momento per rivivere le emozioni e i ricordi che ha inciso nelle nostre vite.»

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Martina Paganelli
Nata e cresciuta a Bologna, attualmente vivo, mi alleno e lavoro nell'ambito della ginnastica a Civitavecchia. Ho 22 anni e sono entrata in contatto con questo meraviglioso sport all'età di 7, senza mai smettere di amarlo. Sono anche laureata in Mediazione linguistica, amo scrivere e, since 2012, grande fan di @Ginnasticandoit, quindi eccomi qua!
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