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Intervista esclusiva a Ilaria Colombo: lontana dalla palestra ma mai abbastanza

La voce della Ginnastica italiana si racconta svelando sogni, progetti e rivelazioni

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Questa volta a parlare ai microfoni di GINNASTICANDO.it è, in maniera esclusiva, un volto noto della ginnastica artistica italiana, protagonista di alcuni dei più memorabili successi ginnici in campo internazionale per il Team Italia, ora tecnico di ginnastica, giudice, commentatrice e molto ancora…

Stiamo parlando di Ilaria Colombo, che abbiamo avuto il piacere di intervistare pochi giorni fa per scambiare due chiacchiere sul suo passato, sul suo attuale presente e sul suo futuro, sui suoi sogni.

LA STORIA – Ilaria si avvicina per la prima volta alla ginnastica alla giovanissima età di 2 anni e mezzo quando sua madre, accompagnando la sorella maggiore al corso di ginnastica, decide di far fare una prova anche a lei. Inutile dire che scoppiò subito l’amore e Ilaria non tardò a dimostrare le sue doti innate, quelle di una bambina molto vivace e incontenibile. E a notarle non fu solo la madre, bensì lo sguardo attento ed esperto di Claudia Ferrè, che aveva già riconosciuto in lei del talento. Nonostante una breve pausa di qualche mese dalla ginnastica, Ilaria una volta ritornata sui suoi passi capisce che nulla è mai cambiato davvero; infatti, con l’inizio delle scuole elementari si era allontanata dalla palestra per un breve periodo, fino a quando la moglie di Walter Consonni la vede a scuola fare ruote, verticali e spaccate e le suggerisce di ricominciare. Ricominciare proprio in quella palestra, la GAL Lissone, dove era appena partito un nuovo corso di preagonistica per bimbe della sua età. Da lì in poi sarà storia.

LA CARRIERA – La carriera a livello internazionale di Ilaria comincia nel 1999, quando indossa per la prima volta la maglia della Nazionale italiana in un quadrangolare svoltosi a Gorizia. Nel 2000 partecipa ai suoi primi Campionati Europei di Parigi e l’anno dopo ai Giochi del Mediterraneo dove porta a casa ben tre medaglie. Nel 2002 arriva il primo risultato memorabile, quindi la medaglia di bronzo a squadre agli Europei di Patrasso, e non solo; ai Mondiale di Debrecen 2002, Ilaria riesce a conquistare una storica finale alla trave, risultato che mancava da ben 52 anni nella storia della ginnastica italiana. A tal proposito le verrà conferito nel 2006 il Premio “Ginnasta di Classe Mondiale”, titolo conferito ai pochi ginnasti capaci di raggiungere tali risultati. Nel 2003 vince l’argento a trave in una Coppa del Mondo. Nel 2006 annuncia il suo ritiro stendendo una lettera inedita ed emozionante rivolta alla Federazione, alle sue componenti e al mondo della ginnastica più in generale.

Dopo il tuo successo memorabile ai Mondiali di Debrecen 2002, dove hai conquistato la finale alla trave dopo ben 52 anni da un traguardo simile nella storia della ginnastica italiana, sei stata una delle meritevoli atlete premiate dalla Federazione Internazionale di Ginnastica “Ginnasta di Classe Mondiale”. Come ricordi quel momento?

È stato un momento davvero speciale proprio perché erano tanti anni che non si raggiungeva un traguardo simile e per questo mi è stato conferito questo premio. Ora purtroppo questo tipo di riconoscimento non viene più conferito, sicuramente si sono dovuti attuare dei tagli economici rispetto ai tempi, ma penso che sia comunque un qualcosa che fa piacere ricevere ad un atleta e più in particolare nella ginnastica penso fosse fondamentale. Quando ero in nazionale io non c’era ancora la possibilità di entrare a far parte dei gruppi sportivi, poiché si iniziò nel 2009 con Vanessa Ferrari che entrò a far parte dell’Esercito Italiano, quando avevo già smesso da alcuni anni. In ogni caso è stato un processo lento e graduale ed, inoltre, abbiamo visto anche il cambio dell’Arma, che ora è per la femminile la Polizia di Stato, dalla quale noto un grande impegno, in uno sport come la ginnastica che, a meno che appunto agli altissimi livelli, difficilmente ti assicura una vita da professionista.

Hai concluso la tua carriera con una memorabile lettera di “addio”, o meglio, di arrivederci, alla ginnastica e alla Federazione, segno che la ginnastica non potrebbe mai smettere di far parte della tua vita. È cambiato questo sentimento da allora?

Assolutamente no, anzi. La mia passione per la ginnastica non passerà mai e penso che farà parte della mia vita per sempre. Sono sposata con un ex ginnasta e questo sport fa parte inevitabilmente del nostro DNA, difficilmente mi potrei allontanare da essa, infatti sono anche tecnico, giudice e commentatrice sportiva. Quella lettera per me ha significato molto e spero anche per gli appassionati di questo mondo, anche se in uno sport relativamente poco conosciuto come la ginnastica, un po’ “nepotista”, è difficile lasciare un segno evidente e che resti negli anni. Mi auguro quindi che abbia significato e che possa significare in futuro qualcosa per questo sport, sia per i valori di cui è portatore che per gli insegnamenti che lascia.

Com’è proseguita la tua vita dopo il ritiro dalla carriera agonistica? Come hai vissuto i primi anni da allenatrice?

Dopo il mio ritiro, nel 2006, sono passati pochi mesi ed ho iniziato subito ad allenare i più piccoli, compito apparentemente semplice, ma al contrario il più delicato. In Lombardia ho girato alcune palestre; inizialmente ho lavorato alla GAL Lissone, per poi collaborare con la Casati Arcore e la Ginnastica Meda. Successivamente mi sono trasferita nelle Marche, dove ho lavorato con la Giovanile Ancona ed infine, fino all’anno scorso, con la Nardi Juventus Porto San Giorgio, dalla quale mi sono dovuta allontanare per delle incongruenze di tipo lavorativo e professionale sulla gestione dello sport all’interno della società. Attualmente, lavoro in una palestra di Fitness di mia nipote, nella quale tengo dei corsi base di ginnastica artistica per bimbi piccoli, la Exito Studio Training di Fermo, dove mi trovo molto bene e riesco a gestire la mia nuova vita da neomamma!

Abbiamo visto alcuni post sui tuoi profili social nei quali annunciavi che ti saresti dovuta allontanare dalla palestra in veste di allenatrice per una serie di motivi e non, quindi, per una scelta tua. Ti va di parlarne?

Sì, è così. Nell’ultimo anno sono cambiate alcune cose per quanto riguarda l’aspetto lavorativo. Infatti, fino all’anno scorso ho lavorato alla Nardi Juventus di Porto San Giorgio, per cui collaboravo già da alcuni anni. Nell’ultimo periodo si respirava un’aria abbastanza tirata e, con l’elezione del nuovo Presidente, un Consigliere del Comitato Regionale Marche, sono iniziati i primi disguidi. In linea di massima non condividevamo molte idee sulla gestione della società e dello sport più in generale. Il periodo della gravidanza ha acuito alcuni atteggiamenti che non mi hanno permesso di lavorare in maniera serena con le ginnaste, ma ho voluto resistere. Durante l’ottavo mese, per evidenti ragioni di sicurezza anche per la mia bimba, ho interrotto la collaborazione attivando la maternità. Solo dopo 15 giorni di assestamento post-parto, poi, ho dichiarato alla società la mia più ampia disponibilità per il rientro graduale in palestra. La risposta che ho ricevuto è stata che si erano già organizzati ma che ne avremmo potuto poi riparlare a settembre. Onestamente, dopo tutto il periodo precedente nel quale erano già sorti problemi riguardanti la mia presenza in palestra e le difficoltà nel lavorare tutti i giorni con questo clima, ho deciso di mia spontanea volontà di dimettermi e pensare al mio benessere. La mia assenza ha creato un po’ di naturale mancanza da parte di una decina di ginnasta e alcune sono andate via dalla società; naturalmente tutto questo ha avuto delle conseguenze; infatti, mi è stato detto che le bambine avevano la Sindrome di Stoccolma nei miei confronti, che venivano soggiogate da me e che, per questo motivo, si sono sentite in dovere di andare via. Ho capito che non avevano più piacere a lavorare con me e ho preferito lasciare perdere. Devo ammettere che a distanza di un po’ di tempo ancora sono ferita, ci sono davvero rimasta male, perché tutto ciò che ho fatto per le bambine l’ho fatto unicamente per passione, anche perché, purtroppo, questo non è un lavoro che a tutti i livelli è capace di garantire una certa stabilità economica; perciò, ribadisco che tutto questo l’ho sempre fatto per puro amore e passione profonda per questo sport.

Nonostante ciò, Ilaria racconta anche la sua speranza ed il suo augurio che la piccola Ginevra, nata ormai un anno fa, si appassioni alla ginnastica artistica come lo sono stati i suoi genitori, gli stessi Ilaria e Paolo. A differenza di tante altre mamme ex-ginnaste, avrebbe davvero molto piacere di vederla indossare un body e un paio di paracalli, coltivando una passione che fa parte del suo patrimonio genetico. Spera anche di poter trasmettere alla sua piccola e alle sue piccole ginnaste la passione, la determinazione e la disciplina che questo sport riesce ad insegnare.

L’emozione della competizione è differente dal punto di vista dell’allenatore rispetto che da ginnasta?

Assolutamente sì, è un’emozione completamente diversa. Mentre io da ginnasta ero “garista”, determinata, e cosciente di ciò che potevo fare, quando ti trovi dalla parte dell’allenatrice tutto questo non lo puoi controllare. Non è per niente facile andare in gara guardando la gara “dall’esterno”, da fuori, non da protagonista, non da artefice. Tante volte non è possibile evitare che le ginnaste si facciano prendere dall’ansia, dalla paura, o dal giudizio. Quest’ultimo è sempre più influente sulle generazioni di oggi, che subiscono tantissimo il giudizio della compagna, del body più o meno bello, della gara andata bene o male, delle altre squadre o del proprio esercizio. Ci sono volte in cui, specialmente alla trave, l’emozione è troppo forte. Io porto gli occhiali e quando una mia ginnasta è sulla trave li abbasso un pizzico, così da avere una visione meno precisa, un po’ più sfocata, per poter filtrare meglio la tensione e l’agitazione che provo in quel momento, nonostante io sappia benissimo che sono preparate, vedendole in palestra ogni giorno allenarsi.

Come ti sei avvicinata per la prima volta al commento tecnico?

Ho iniziato nel 2012 sotto l’ala di David Ciaralli, a cui sono immensamente grata per avermi fatto scoprire questa mia dote “chiacchiereccia”, che in realtà c’è sempre stata. Proprio nel 2012 ho esordito come commentatrice tecnica delle Olimpiadi di Londra per Eurosport e da lì ho continuato fino ad ora seguendo la Serie A e gli appuntamenti internazionali più importanti. Sono molto felice di essere entrata in contatto con questo mondo e spero davvero di non lasciarlo mai, visto che a livello fisico non mi costa nessuno sforzo, cosa che la ginnastica invece ha richiesto sempre moltissimo. Ricordo che negli anni in cui gareggiavo io non c’era tutta questa attenzione alla condizione fisica e ai carichi di lavoro come invece c’è adesso e, naturalmente, le attrezzature erano meno agevolanti. Addirittura, all’Europeo nel quale abbiamo vinto la medaglia a squadre il fisioterapista non venne ed io, durante la trasferta, mi strappai il polpaccio portando ugualmente avanti la gara, ovviamente per mia volontà. Fu un evento particolare in quanto il fisioterapista non era mai mancato, nemmeno durante gli allenamenti.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

In questo momento uno di questi è senz’altro crescere una bimba felice e che sia appassionata di ginnastica come me! Poi non ti nascondo che, lavorativamente parlando, avrei un grande progetto in mente che ora come ora è un grande sogno. Mi piacerebbe riuscire a crearmi una palestra tutta mia, ben attrezzata e specializzata nel settore femminile. Nella riviera adriatica non c’è una vera e propria Accademia con un certo tipo di attrezzatura, quindi mi piacerebbe arrivare a quel sogno…Chiaramente servono fondi, tanta pazienza e un grande sinergia con la Federazione e il suo Comitato Regionale. Sarebbe bello, pensando in grande, organizzare collegiali, allenamenti e creare un bel settore in quest’area d’Italia. Nel frattempo, sono decisa a proseguire con la carriera da giudice, infatti a gennaio ho rinnovato l’idoneità passando l’esame di giudice nazionale senza problemi. L’appuntamento più imminente, quest’estate, è la mia partecipazione allo stage di Vanessa Ferrari ad agosto a Lignano Sabbiadoro, il che mi rende davvero felice perché lavorerò con Vanessa che stimo e ammiro moltissimo.

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Martina Paganelli
Nata e cresciuta a Bologna, attualmente vivo, mi alleno e lavoro nell'ambito della ginnastica a Civitavecchia. Ho 22 anni e sono entrata in contatto con questo meraviglioso sport all'età di 7, senza mai smettere di amarlo. Sono anche laureata in Mediazione linguistica, amo scrivere e, since 2012, grande fan di @Ginnasticandoit, quindi eccomi qua!
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