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Simone Biles, a distanza di alcuni mesi, racconta dei “twisties” avuti a Tokyo

Biles vince il premio MARCA, si racconta sui "twisties" e su ciò che ne segue tuttora nel suo approccio alla ginnastica, soprattutto dell'insegnamento che ha dato a tutto il mondo

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Sono più orgogliosa dell’esempio che ho dato al mondo della ginnastica a Tokyo rispetto a tutte le medaglie che ho vinto.

La Biles ha parlato in maniera inedita di ciò che è accaduto alle Olimpiadi di Tokyo lo scorso anno e del periodo che è seguito (ne abbiamo parlato anche noi qui).

Simone Biles è stata una delle più recenti sportive vincitrici del MARCA Leyenda award, un premio che onora le più iconiche leggende del mondo dello sport.

Una volta rientrata in palestra a Spring (Texas) ha mostrato il premio appena ricevuto alle ginnaste più giovani e promettenti e ha descritto quanto vissuto a Tokyo 2020 e quelli che sono i suoi progetti futuri, come pianificherà la sua vita nei prossimi anni e molto altro.

Simone Biles era tra le ginnaste più attese e acclamate ai Giochi di Tokyo 2020. Tutto il mondo, anche se da casa causa pandemia, non aspettava altro che vederla brillare come ha sempre fatto. Eppure, nel momento decisivo per lei e la Nazionale Statunitense, Biles si scontra con i “twisties“, che le impediscono di proseguire la competizione e la costringono a ritirarsi.

Devo dire di sentirmi molto meglio, sicuramente mi sono tolta un bel peso che sentivo di avere sulle spalle – racconta Biles – Ad ogni modo, credo che ciò che è successo sia strettamente correlato ad una serie di fattori, uno in particolare, che alla fine hanno infierito. Sto ricevendo tutto l’aiuto di cui ho bisogno, ma sento che tornare qui a casa mia, negli Stati Uniti, circondata dalla mia famiglia e dai miei amici sia stata la cosa migliore per superare questo momento.

Non è stata una decisione semplice la sua, racconta la statunitense. Nessun atleta si aspetterebbe mai di trovarsi al meglio delle proprie possibilità, sul palcoscenico più importante dell carriera per cui ci si prepara da una vita, per poi fare “scena muta” e mollare tutto: La vicinanza ed il supporto delle ragazze e della mia allenatrice hanno significato davvero tanto per me, sono state fondamentali. Non lo augurerei a nessuno, ma credo che ogni cosa succeda per una ragione e da quell’episodio ho imparato molto.

Biles si è trovata all’improvviso davanti a una tempesta di emozioni, di dubbi: o mio Dio, che sta succedendo ora, che sono cinque anni che mi preparo per questo?”. Mi sono sentita davvero triste, ma Biles ha dovuto fare una scelta che, in un modo o in un altro, avrebbe influenzato il benessere della sua salute mentale.

Fortunatamente il Team Usa era ben equipaggiato e ha potuto schierare esercizi di altrettanto valore. Biles è stata supportata da tutte le sue compagne in questa difficile scelta che, con grande tenacia, sono riuscite comunque ad aggiudicarsi l’argento di squadra.

Tengo tantissimo a quelle ragazze, insieme abbiamo passati tantissimi momenti nel nostro percorso. Allo stesso tempo è stato un tuffo al cuore dovermi allontanare da loro e non poter gareggiare al loro fianco. Ho fatto di tutto per far sentire loro la mia presenza ed il mio supporto e sapevano di poter contare su di me, anche se non ero fisicamente così vicina alla squadra.

Biles racconta anche di come i “twisties” abbiano lasciato degli strascichi nella sua routine di allenamento, per cui ancora non ha potuto riprendere al 100% la preparazione. Simone, però, può contare sul supporto e l’aiuto dei suoi allenatori che la conoscono meglio di chiunque altro nel contesto della palestra, assicurandosi di seguire la ripresa passo per passo.

A Tokyo, Biles ha dato una lezione di vita a tutto il mondo della ginnastica e non solo; infatti, moltissimi sono coloro che l’hanno presa come ispirazione e punto di riferimento per la lotta per la salvaguardia della salute mentale, essenziale in tutti gli aspetti della vita.

Sicuramente la lezione che ho dimostrato a Tokyo ha fatto molto riflettere ed ha posto la giusta attenzione sui problemi psicologici negli sportivi e sull’importanza di preservare la salute mentale degli atleti.

Come tutte le cose, c’è stato anche il rovescio della medaglia. Per Biles, infatti, non è stato facile gestire il dopo scaturito dalla sua scelta di interrompere i Giochi, per via dei commenti e dell’attenzione mediatica che “il fenomeno Biles” stava ricevendo: Sono molto felice che le persone abbiano iniziato a prendere la questione con estrema serietà. Chiaramente, mi sarebbe piaciuto poter fare anche di più per sostenere questi valori e trattare questi temi più a fondo davanti al mondo. Ciononostante, con la mia voce in un contesto così ampio, non posso dire di non aver già raggiunto un ottimo risultato.

Questa non è la prima volta che Simone Biles si è trovata a combattere per se stessa e i propri valori. Biles è stata una delle tantissime ginnaste vittime degli abusi dell’ex fisioterapista della squadra nazionale statunitense Larry Nassar, ora in carcere per gli abusi sessuali compiuti su diverse minori.

Tutti guardano la ginnastica e la bellezza di questo sport dall’esterno e vedono solo le gare e quelli che sono i risultati alle gare, ma ciò che non comprendono è il fatto che, ad esempio, ho combattuto l’ansia, la depressione e problemi mentali per anni, sono stata coinvolta nel caso Larry Nassar e gli abusi sessuali che ha compiuto e sto ancora lottando per superare ognuno di questi traumi.

Può sembrare facile presentarsi in gara con il sorriso, quando da fuori sembra tutto perfetto. Spesso la gente si aspetta un po’ troppo dagli atleti e dalle atlete che, prima di tutto, sono persone e come tali vivono le difficoltà della vita. Oltre questo, spiega Biles, si aggounge il peso di gareggiare per il colosso della USA Gymnastics, che implica mantenere i risultati che ha sempre portato nello sport ed essere da esempio per le nuove generazioni di ginnaste: È la cosa più assurda. Riguardando indietro sui miei passi e vedendo quello che alla fine mi è successo, penso che forse mi sarei dovuta fermare molto prima di quanto ho fatto, realizzo quanto sono arrivata lontano nonostante tutto quello che ho passato.

Simone Biles è una delle celebrità che hanno alzato la voce e, con coraggio, hanno ammesso di dover fare un passo indietro qualche volta. La salute mentale è ancora un tabù nella società e troppo spesso viene sminuita o ridicolizzata dai più, specialmente quando si fa riferimento al mondo dello sport dove gli atleti sono spesso considerati “solo” come dei fenomeni, supereroi capaci di tutto e infallibili. Ma non è affatto vero e Simone ne è la prova.

Ora ci sono delle figure sportive che alzano la voce e hanno coraggio di dire “Non mi sento di gareggiare, non sono nella condizione di farlo”, e questo ha permesso un’apertura mentale che fortunatamente è in continua evoluzione.

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Martina Paganelli
Martina Paganelli
Nata e cresciuta a Bologna, attualmente vivo, mi alleno e lavoro nell'ambito della ginnastica a Civitavecchia. Ho 24 anni e sono entrata in contatto con questo meraviglioso sport all'età di 7, senza mai smettere di amarlo. Sono studentessa magistrale in Lingue per la Comunicazione Internazionale, amo scrivere e, since 2012, grande fan di @Ginnasticandoit, quindi eccomi qua!

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