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Hanami, il canto di Uchimura

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Uchimura cade, e la sbarra lascia un lamento nel silenzio dell’Ariake Centre. Il tempio designato al trionfo e il mutismo delle poltrone non occupate di fronte ai giudici.

Un tonfo di schiena spalle all’attrezzo, a metà dell’esercizio di qualificazione ed eccolo seduto, nel vuoto planare tra gli addetti ai lavori, i tecnici presenti gli atleti presenti. Non si oppone ad esso, e alzandosi senza nemmeno affrettarsi nei trenta secondi a disposizione prima di risalire di forza sull’attrezzo. 

Le gambe unite, ben salde nei passaggi che lo hanno portato in cima a 2 cerchi olimpici e 6 mondiali. Quelle parabole ora lo stanno cullando verso l’uscita, per vederlo posarsi sui materassi. Un volo lieve e preciso .

Sul fiume Sumida, a pochi passi dal tempio buddista di Sensō-ji, si viene per camminare durante la fioritura degli alberi di ciliegio, tra marzo ed aprile. Per il rito dell’Hanami (letteralmente “guardare i fiori”), gli abitanti di tutto il Giappone contemplano le fioriture fermandosi dinanzi. Commentando le geometrie dei petali, quelli che il vento del Pacifico rapidamente soffia fino a terra, ricoprendo le strade pulsanti.

Un cenno breve alla tribuna prima delle campanelle, la magnesia sui paracalli, ed ecco il secondo avviso. Si issa di forza, respirando su qualche granvolta prima di iniziare da dove il tempo lo ha diviso. Un ostacolo caduto, un tiro fuori, un scarpa slacciata, un crampo. Dove si incontra l’atleta col destino, e quanto di già scritto vira in brezza nel mare dei pronostici. 

Kohei che arrivando da qualche risentimento di troppo, ha deciso di concentrarsi sulla sbarra, rinunciando al concorso generale. Kohei l’uomo mite e Zen che non crede” in Dio ne ai talismani, ma solo all’allenamento”. Cresciuto dai genitori entrambe ex ginnasti, tra la mitologia dei Pokemon e il mito dell’uomo forgiato dalla ripetizione dalla leggenda della ginnastica, Mitsuo Tsukahara.

Ci si accalca per i posti privilegiati, vicini agli alberi secolari. Si mandano i sottoposti e i nipoti a tenere occupato. Direttori d’azienda e nonni, sui viali delle prefetture di tutto il paese. Simboli dei guerrieri che a loro si votavano, e della caducità umana – nella strada del samurai e nella primavera che li porta a schiudersi e cadere, staccandosi dai peduncoli.

Un suono sordo senz’eco che corre fino a fermarsi nell’arena. Un suono secco, forse coperto dal colpo di pistola dell’arbitrio. I passi zoppicando a un metro dai blocchi. Le urla lo colgono, e il pubblico di casa lo incita ma non può che rallentare, e fermarsi col pubblico sbigottito e i compagni intorno. E’ un tendine di Achille, e forse sembrava dirlo prima di prepararsi ai blocchi. Xiang, l’idolo di casa in quelle olimpiadi di Pechino che volevano osannarlo, incensato dal partito e da tutto il popolo. Sordo, senza tintinnio ma una vibrazione muta della sbarra che vibra scomposta, senza qualcuno a traghettarla.

13.866 punti in gara di qualificazione compromessa e una finale guadagnata per un sorteggio, non esattamente la strada del Samurai. Nessuna ricerca o metafora di una morte Ideale, alla fine del cammino, di un’eterna gloria.

Nana korobi ya oki

Cadi sette volte, rialzati otto

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Michele Forzinetti
Varese, Laurea in SM, Istruttore Federale e Ufficiale di Gara GAF - preparazione fisica e atletica con atleti di élite: aerobica, arrampicata, arti marziali, acrobatica. L I F E I S A B A L A N C E
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