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Venerdì, 28 Aprile 2017

Test Event Rio 2016: una giornata storica! In evidenza

Apr 18, 2016

Dopo i mondiali di Glasgow, questo Test Event si preannunciava essere molto interessante e così le attese sono state ben ripagate. In meglio o in peggio, a seconda dei punti di vista.

Se ogni Olimpiade fa la storia di uno sport, le qualificazioni concluse ieri alla Olympic Arena di Rio de Janeiro fanno supporre che nella ginnastica artistica femminile si è arrivati ad un punto di svolta.

Togliamoci subito il pensiero e parliamo di Romania. In ben 10 edizioni consecutive, dal 1976 fino al 2012, questa squadra non è mai scesa dal podio olimpico. Ogni quadriennio la squadra ha vissuto i suoi alti e i suoi bassi, ma durante gli appuntamenti importanti è sempre riuscita a fare il proprio meglio. Il lento declino di questo gigante è iniziato agli scorsi Mondiali, ed un misto di sfortuna, infortuni, mancanza di motivazione e gestione, nonché pressione mediatica ha fatto sì che si sia toccato il fondo.

Le ragazze iniziano la gara in prima suddivisione alle parallele asimmetriche, l’attrezzo a loro meno congeniale. Infatti finiscono con un punteggio di soli 50.599: solo quattro ginnaste con esercizi abbastanza scarsi (e una caduta di Bulimar) che non vanno oltre il 13.200 di Ocolisan. Nemmeno alla trave, l’attrezzo migliore, va troppo bene rispetto al solito, a causa di due cadute di Ocolisan e Vulcan. Possono però contare sulla solidità degli esercizi di Diana Bulimar, della neosenior Maria Holbura e su quello di 14.600 del pilastro Catalina Ponor. La stessa campionessa olimpica riesce ad eseguire un corpo libero da manuale, che le vale 14.300 (D 5.8), bene anche Diana Bulimar che prende 14.033, ma a causa dei punteggi bassi di Zarzu e Vulcan le fanno rimanere dietro l’Australia anche dopo la terza rotazione. Infine, è al volteggio che si rischia di più. Tre Yurchenko con un solo avvitamento, l’ultimo di Silvia Zarzu, che seppur nel bagaglio tecnico portasse un doppio avvitamento, non ha voluto osare. Chi si è presa la responsabilità è la veterana Ponor, che non doveva nemmeno competere a questo attrezzo, ma che ha provato il tutto e per tutto uno Yurchenko con doppio avvitamento, finito però con una caduta. La squadre chiude con un punteggio totale di 216.569, al settimo posto.

Volendo trovare qualcosa di positivo citiamo il “vecchio” e il “nuovo”, ovvero le prestazioni di Catalina Ponor, con il suo coraggio nel voler trascinare questa squadra, e della giovanissima Maria Holbura, che pur non avendo esercizi di altissimo livello è riuscita a non perdere la concentrazione e a non commettere errori nella sua primissima gara da senior. Per quanto riguarda Bulimar, Zarzu e Ocolisan, l’opinione è che il loro difetto sia più che altro la mancanza di motivazione e di una figura di riferimento. Questo purtroppo non è certamente imputabile direttamente a loro, ma a chi di dovere. E Catalina Ponor non può essere eterna.

Abbiamo visto la Francia un mese fa a Jesolo, dove le ragazze d’oltralpe se la giocavano con le brasiliane, che a Glasgow erano avanti a loro di poco più di un punto. Qui iniziano alla trave, dove riescono a migliorarsi all’attrezzo rispetto agli scorsi mondiali con 54.999, seppur con qualche errore. Spostandosi al corpo libero soffrono ancora un po’ e rimangono dietro al Belgio, con cui condividono la suddivisione, ma davanti all’Australia. Bene il volteggio, dove prendono un totale di 55.482. L’ultima rotazione le vede alle parallele, il loro attrezzo di punta. Marine Brevet paga due cadute, ma il suo punteggio di 11.866 viene scartato in favore di quelli delle sue compagne, tutte sopra il 14, che portano così la Francia al quarto posto finale (220.869) e staccano l’ultimo biglietto disponibile per le squadre.

È forse il Belgio la più bella sorpresa della giornata. Le aspettative per loro erano alte, anche con la mancanza della loro punta Nina Derwael. Seguendo il giro olimpico degli attrezzi, ovvero iniziando al volteggio, le belghe mettono subito in chiaro le cose e con un totale di 55.700 riescono a superare le concorrenti francesi sulla prima rotazione. Anche alle parallele riescono a portare tutti esercizi senza errori e senza distrazioni, superando il totale ad attrezzo raggiunto a Glasgow di oltre 2 punti, con 55.999 e superando la Francia di oltre 3 punti.  Passando alla trave, è Julie Crocket che ha qualche problema e prende 12.833 con una caduta, ma il punteggio viene scartato con le compagne che compensano grazie ai loro esercizi puliti, riuscendo a mantenere la posizione salda di fronte alle rivali francesi. Dopo una “facile” rotazione al corpo libero, si sente un urlo di gioia dagli spalti: con 221.438 e la terza posizione finale, il Belgio femminile stacca il suo primo biglietto a squadre della storia di questo sport.

Sin dall’inizio del quadriennio, con i mondiali di Anversa del 2013, è stato chiaro che la gestione belga si è portata avanti con la preparazione in vista delle prossime olimpiadi. La consapevolezza di avere tra le mani le due stelline Nina Derwael e Axel Klinkhaert ha fatto sì che le due federazioni belghe nazionali (la Federazione Francofona e la Federazione Reale) potessero collaborare per costruire una squadra solida, anche in caso di infortuni, come è avvenuto poi per la Derwael. Un discorso che si può applicare anche all’altra Cenerentola di questo quadriennio, la nazionale olandese, già qualificata agli scorsi mondiali con l’ottavo posto.

Sul secondo gradino del podio troviamo la Germania. Per loro c’erano pochi dubbi sulla loro qualificazione, anche se l’inizio di gara è stato molto incerto. Iniziano con alcune cadute ed errori alla trave, ma nonostante debbano contare il punteggio basso di Pauline Schaeder, riescono a superare il totale ad attrezzo ottenuto a Glasgow di quasi un punto, con 54.366. Le teutoniche rallentano un po’ anche a corpo libero, dove però si migliorano anche qui con 54.431, ma è negli ultimi due attrezzi che riprendono e danno il massimo: al volteggio hanno un totale di 56.532, mentre alle parallele arrivano a 55.998 con esercizi solidi e puliti, sfiorando i 15.100 di Schaeder (D 6.4) e i 15.166 di Elizabeth Seitz. Le tedesche finiscono con un totale di 223.977.

Anche sul Brasile c’erano pochi dubbi, ma la pressione era certamente differente. Le brasiliane iniziano molto bene a trave, senza errori, e anche al corpo libero. Flavia Saraiva non presenta l’esercizio completo, ma ciò non compromette di molto il punteggio e prende 14.500. Per loro 55.374 all’attrezzo, leggermente sotto quanto preso a Glasgow, ma niente di preoccupante. Al volteggio riescono a prendere il punteggio più alto della giornata con un totale di 59.040. Nonostante l’incombente incubo delle parallele, riescono a non commettere particolari errori e con un punteggio di 226.477 si prendono l’oro della giornata.

Anche per questa squadra c’è dietro un forte discorso di preparazione, quasi inevitabile anche se diverso. Il finanziamento del governo brasiliano in vista delle olimpiadi è stato cospicuo, ma ha dato i suoi frutti. Grazie ad un team di allenatori, tra cui Alexandrov, ex allenatore di Aliya Mustafina, che ha saputo rendere competitiva questa nazionale nel corso del quadriennio, di certo il Brasile non scenderà in campo gara solo per presenziare alle Olimpiadi casalinghe.

Anche sul fronte individuale molte ginnaste sono riuscite a fare la storia per i propri paesi. Iniziamo da Dipa Karmakahr, prima ginnasta donna indiana con grosse chance di medaglia al volteggio. Dipa porta infatti il Produnova, il salto più difficile del codice dei punteggi femminile, riuscendo a stopparlo senza cadere.

Anche Trinidad e Tobago avrà la sua stella a Rio, con qualche polemica. Marisa Dick con il 25mo piazzamento è riuscita a staccare il biglietto, arrivando nella città carioca il giorno prima, senza aver fatto prova podio, a sostituzione di Thema Williams, la quale ha dovuto lasciare il Brasile per un presunto infortunio alla caviglia. Il loro allenatore John Geddert (storico allenatore di Jordyn Wieber) ha compilato male un report e la Federazione nazionale ha concordato la sostituzione della ginnasta a favore della compagna di squadra, che si trovava a casa. Lo stesso Geddert ha lasciato il Brasile per tornare negli USA, per un non specificato esaurimento nervoso.

Tra le altre “prime volte” annoveriamo: Tony Ann Williams per la Jamaica; Ariana Orriego per il Perù; Irina Sazonoa, ex ginnasta russa, per l’Islanda; Farah Boufadene per l’Algeria; Houry Gebeshian per l’Armenia; ed Ellie O’Reilly per l’Irlanda.

La menzione speciale va alla “sempreverde” Oksana Chusovitina, 41 anni a giugno, che si è messa in gioco sui quattro attrezzi e si è qualificata per la sua settima olimpiade.

Per ultime, ma non per importanza, parliamo di Lara Mori e Giorgia Campana. Le due azzurre hanno provato il futuro campo gara olimpico, conducendo una gara molto pulita e senza errori iniziata al corpo libero, dove Campana prende 12.833, mentre Mori 13.300. Al volteggio portano entrambe uno Yurchenko con un avvitamento, ben stoppato, che vale 13.700 a Lara e 13.600 a Giorgia, mentre alle parallele prendono 13.833 e 13.766 rispettivamente. Le due concludono alla trave, con la Campana che prende 13.766 e finisce con un totale di 53.965, mentre per la Mori 13.566 e un 54.399 totale.

Classifica squadre:

1- Brasile 226.477

2- Germania 223.977

3- Belgio 221.438

4- Francia 220.869

 

5-Australia 218.428

6-Australia 218.336

7-Romania 216.569

8-Corea del Sud 203.828

 

Ginnaste qualificate (posti nominali):

1. Ana Sofia Gomez (GUA)
2. Jessica Lopez (VEN) 
3. Vasiliki Millousi (GRE) oppure Argyro Afrati (GRE)
4. Zsofia Kovacs (HUN) oppure Noemi Makra (HUN) 
5. Ana Perez (ESP) oppure Claudia Colom
6. Angelina Kysla (UKR) 
7. Alexa Moreno (MEX) oppure Ana Lago (MEX)
8. Marcia Vidiaux (CUB) 
9. Filipa Martins (POR) 
10. Katarzyna Jurkowska-Kowalska (POL) oppure Gabriell Janik (POL)
11. Lisa Ecker (AUT) 
12. Toni-Ann Williams (JAM) 
13. Irina Sazonova (ISL) 
14. Phan Thi Ha Thanh (VIE)
15. Dipa Karmakar (IND) 
16. Barbora Mokosova (SVK)
17. Courtney McGregor (NZL) 
18. Oksana Chusovitina (UZB) 
19. Houry Gebeshian (ARM) 
20. Ariana Orrego (PER) 
21. Simona Castro (CHI) 
22. Teja Belak (SLO) 
23. Tutya Yilmaz (TUR) 
24. Emma Larsson (SWE) 
25. Marisa Dick (TTO) 
26. Ana Derek (CRO)
27. Catalina Escobar (COL)
28. Kylie Rei Dickson (BLR) 
29. Ellis O’reilly (IRL) 
30. Ailen Valente (ARG)

Dopo i mondiali di Glasgow, questo Test Event si preannunciava essere molto interessante e così le attese sono state ben ripagate. In meglio o in peggio, a seconda dei punti di vista.

Se ogni Olimpiade fa la storia di uno sport, le qualificazioni concluse ieri alla Olympic Arena di Rio de Janeiro fanno supporre che nella ginnastica artistica femminile si è arrivati ad un punto di svolta.

Togliamoci subito il pensiero e parliamo di Romania. In ben 10 edizioni consecutive, dal 1976 fino al 2012, questa squadra non è mai scesa dal podio olimpico. Ogni quadriennio la squadra ha vissuto i suoi alti e i suoi bassi, ma durante gli appuntamenti importanti è sempre riuscita a fare il proprio meglio. Il lento declino di questo gigante è iniziato agli scorsi Mondiali, ed un misto di sfortuna, infortuni, mancanza di motivazione e gestione, nonché pressione mediatica ha fatto sì che si sia toccato il fondo.

Le ragazze iniziano la gara in prima suddivisione alle parallele asimmetriche, l’attrezzo a loro meno congeniale. Infatti finiscono con un punteggio di soli 50.599: solo quattro ginnaste con esercizi abbastanza scarsi (e una caduta di Bulimar) che non vanno oltre il 13.200 di Ocolisan. Nemmeno alla trave, l’attrezzo migliore, va troppo bene rispetto al solito, a causa di due cadute di Ocolisan e Vulcan. Possono però contare sulla solidità degli esercizi di Diana Bulimar, della neosenior Maria Holbura e su quello di 14.600 del pilastro Catalina Ponor. La stessa campionessa olimpica riesce ad eseguire un corpo libero da manuale, che le vale 14.300 (D 5.8), bene anche Diana Bulimar che prende 14.033, ma a causa dei punteggi bassi di Zarzu e Vulcan le fanno rimanere dietro l’Australia anche dopo la terza rotazione. Infine, è al volteggio che si rischia di più. Tre Yurchenko con un solo avvitamento, l’ultimo di Silvia Zarzu, che seppur nel bagaglio tecnico portasse un doppio avvitamento, non ha voluto osare. Chi si è presa la responsabilità è la veterana Ponor, che non doveva nemmeno competere a questo attrezzo, ma che ha provato il tutto e per tutto uno Yurchenko con doppio avvitamento, finito però con una caduta. La squadre chiude con un punteggio totale di 216.569, al settimo posto.

Volendo trovare qualcosa di positivo citiamo il “vecchio” e il “nuovo”, ovvero le prestazioni di Catalina Ponor, con il suo coraggio nel voler trascinare questa squadra, e della giovanissima Maria Holbura, che pur non avendo esercizi di altissimo livello è riuscita a non perdere la concentrazione e a non commettere errori nella sua primissima gara da senior. Per quanto riguarda Bulimar, Zarzu e Ocolisan, l’opinione è che il loro difetto sia più che altro la mancanza di motivazione e di una figura di riferimento. Questo purtroppo non è certamente imputabile direttamente a loro, ma a chi di dovere. E Catalina Ponor non può essere eterna.

Abbiamo visto la Francia un mese fa a Jesolo, dove le ragazze d’oltralpe se la giocavano con le brasiliane, che a Glasgow erano avanti a loro di poco più di un punto. Qui iniziano alla trave, dove riescono a migliorarsi all’attrezzo rispetto agli scorsi mondiali con 54.999, seppur con qualche errore. Spostandosi al corpo libero soffrono ancora un po’ e rimangono dietro al Belgio, con cui condividono la suddivisione, ma davanti all’Australia. Bene il volteggio, dove prendono un totale di 55.482. L’ultima rotazione le vede alle parallele, il loro attrezzo di punta. Marine Brevet paga due cadute, ma il suo punteggio di 11.866 viene scartato in favore di quelli delle sue compagne, tutte sopra il 14, che portano così la Francia al quarto posto finale (220.869) e staccano l’ultimo biglietto disponibile per le squadre.

È forse il Belgio la più bella sorpresa della giornata. Le aspettative per loro erano alte, anche con la mancanza della loro punta Nina Derwael. Seguendo il giro olimpico degli attrezzi, ovvero iniziando al volteggio, le belghe mettono subito in chiaro le cose e con un totale di 55.700 riescono a superare le concorrenti francesi sulla prima rotazione. Anche alle parallele riescono a portare tutti esercizi senza errori e senza distrazioni, superando il totale ad attrezzo raggiunto a Glasgow di oltre 2 punti, con 55.999 e superando la Francia di oltre 3 punti.  Passando alla trave, è Julie Crocket che ha qualche problema e prende 12.833 con una caduta, ma il punteggio viene scartato con le compagne che compensano grazie ai loro esercizi puliti, riuscendo a mantenere la posizione salda di fronte alle rivali francesi. Dopo una “facile” rotazione al corpo libero, si sente un urlo di gioia dagli spalti: con 221.438 e la terza posizione finale, il Belgio femminile stacca il suo primo biglietto a squadre della storia di questo sport.

Sin dall’inizio del quadriennio, con i mondiali di Anversa del 2013, è stato chiaro che la gestione belga si è portata avanti con la preparazione in vista delle prossime olimpiadi. La consapevolezza di avere tra le mani le due stelline Nina Derwael e Axel Klinkhaert ha fatto sì che le due federazioni belghe nazionali (la Federazione Francofona e la Federazione Reale) potessero collaborare per costruire una squadra solida, anche in caso di infortuni, come è avvenuto poi per la Derwael. Un discorso che si può applicare anche all’altra Cenerentola di questo quadriennio, la nazionale olandese, già qualificata agli scorsi mondiali con l’ottavo posto.

Sul secondo gradino del podio troviamo la Germania. Per loro c’erano pochi dubbi sulla loro qualificazione, anche se l’inizio di gara è stato molto incerto. Iniziano con alcune cadute ed errori alla trave, ma nonostante debbano contare il punteggio basso di Pauline Schaeder, riescono a superare il totale ad attrezzo ottenuto a Glasgow di quasi un punto, con 54.366. Le teutoniche rallentano un po’ anche a corpo libero, dove però si migliorano anche qui con 54.431, ma è negli ultimi due attrezzi che riprendono e danno il massimo: al volteggio hanno un totale di 56.532, mentre alle parallele arrivano a 55.998 con esercizi solidi e puliti, sfiorando i 15.100 di Schaeder (D 6.4) e i 15.166 di Elizabeth Seitz. Le tedesche finiscono con un totale di 223.977.

Anche sul Brasile c’erano pochi dubbi, ma la pressione era certamente differente. Le brasiliane iniziano molto bene a trave, senza errori, e anche al corpo libero. Flavia Saraiva non presenta l’esercizio completo, ma ciò non compromette di molto il punteggio e prende 14.500. Per loro 55.374 all’attrezzo, leggermente sotto quanto preso a Glasgow, ma niente di preoccupante. Al volteggio riescono a prendere il punteggio più alto della giornata con un totale di 59.040. Nonostante l’incombente incubo delle parallele, riescono a non commettere particolari errori e con un punteggio di 226.477 si prendono l’oro della giornata.

Anche per questa squadra c’è dietro un forte discorso di preparazione, quasi inevitabile anche se diverso. Il finanziamento del governo brasiliano in vista delle olimpiadi è stato cospicuo, ma ha dato i suoi frutti. Grazie ad un team di allenatori, tra cui Alexandrov, ex allenatore di Aliya Mustafina, che ha saputo rendere competitiva questa nazionale nel corso del quadriennio, di certo il Brasile non scenderà in campo gara solo per presenziare alle Olimpiadi casalinghe.

Anche sul fronte individuale molte ginnaste sono riuscite a fare la storia per i propri paesi. Iniziamo da Dipa Karmakahr, prima ginnasta donna indiana con grosse chance di medaglia al volteggio. Dipa porta infatti il Produnova, il salto più difficile del codice dei punteggi femminile, riuscendo a stopparlo senza cadere.

Anche Trinidad e Tobago avrà la sua stella a Rio, con qualche polemica. Marisa Dick con il 25mo piazzamento è riuscita a staccare il biglietto, arrivando nella città carioca il giorno prima, senza aver fatto prova podio, a sostituzione di Thema Williams, la quale ha dovuto lasciare il Brasile per un presunto infortunio alla caviglia. Il loro allenatore John Geddert (storico allenatore di Jordyn Wieber) ha compilato male un report e la Federazione nazionale ha concordato la sostituzione della ginnasta a favore della compagna di squadra, che si trovava a casa. Lo stesso Geddert ha lasciato il Brasile per tornare negli USA, per un non specificato esaurimento nervoso.

Tra le altre “prime volte” annoveriamo: Tony Ann Williams per la Jamaica; Ariana Orriego per il Perù; Irina Sazonoa, ex ginnasta russa, per l’Islanda; Farah Boufadene per l’Algeria; Houry Gebeshian per l’Armenia; ed Ellie O’Reilly per l’Irlanda.

La menzione speciale va alla “sempreverde” Oksana Chusovitina, 41 anni a giugno, che si è messa in gioco sui quattro attrezzi e si è qualificata per la sua settima olimpiade.

Per ultime, ma non per importanza, parliamo di Lara Mori e Giorgia Campana. Le due azzurre hanno provato il futuro campo gara olimpico, conducendo una gara molto pulita e senza errori iniziata al corpo libero, dove Campana prende 12.833, mentre Mori 13.300. Al volteggio portano entrambe uno Yurchenko con un avvitamento, ben stoppato, che vale 13.700 a Lara e 13.600 a Giorgia, mentre alle parallele prendono 13.833 e 13.766 rispettivamente. Le due concludono alla trave, con la Campana che prende 13.766 e finisce con un totale di 53.965, mentre per la Mori 13.566 e un 54.399 totale.

Veronica Vecchi

Dopo vari tentativi di esercizio fisico non andati a buon fine (leggasi "pezzo di legno"), da spettatrice mi sono appassionata alla ginnastica artistica.

Laureanda in Lingue per l'Informazione e la Comunicazione, in una relazione poliamorosa con la lingua inglese e quella tedesca, ma quest'ultima fa la difficile e mi respinge continuamente.

3 commenti

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