Login to your account

Username *
Password *
Remember Me
Martedì, 27 Giugno 2017

Come annunciato dalla stessa atleta sul suo account Instagram, è in vendita sul sito americano di Barbie la versione "Gabby Douglas" della bambola più famosa del mondo.

Barbie ha voluto omaggiare la tre volte campionessa olimpica con un modello della linea Pop Culture, che riprende in tutto e per tutto le fattezze della Douglas, completa di tuta Nike e body d'allenamento in tema americano. 

L'azienda spiega così la sua scelta:

"Quando Gabby Douglas aveva solo tre anni, sua sorella le mostrò come fare una ruota. La ragazzina che volteggiava in casa presto diventò la prima donna di colore a vincere un titolo individuale all-around nella ginnastica. La sua forza, la sua etica del lavoro e il suo credere in sé stessa la rendono uno straordinario modello per le ragazze. La bambola Barbie di Gabby Douglas celebra i traguardi di questa motivante atleta e si guadagna il suo ruolo onorario come Barbie "Shero" [she + hero, ndr], un'atleta donna che ispira le ragazze rompendo i confini ed espandendo le possibilità per le donne nel mondo."

Ma quella della Douglas non è la prima Barbie ginnasta: anche Carlotta Ferlito, in occasione dei Barbie Awards nel 2016 ricevette una bambola con le sue fattezze. Al contrario della ginnasta americana però, la sua non è purtroppo in vendita. 

 

 

L’olimpionica Elena Naimushina, una delle più brillanti ginnaste della Nazionale sovietica di Ginnastica Artistica Femminile, è scomparsa lo scorso 14 marzo all’età di 52 anni. Nata il 19 novembre del 1964 a Krasnoyarsk, in Siberia, Naimushina fece parte della squadra dell’URSS che – dopo la deludente sconfitta subita dalle rivali romene ai Mondiali in Texas del 1979 - ottenne la medaglia d’oro ai Giochi di Mosca dell’anno seguente.

Il 1980 fu per Elena l’anno simbolo del suo successo: oltre a salire sul gradino più alto del podio olimpico, vinse il titolo della World Cup alla trave collezionando svariati premi tra Campionati e coppe sovietiche. La dinamica Naimushina era apprezzata soprattutto per la sua espressività al corpo libero, esercizio che eseguiva sulle note della folkloristica “kalinka” russa. Ritiratasi nel 1981, un anno dopo i Giochi moscoviti, si sposò ed ebbe tre figli. Tempo dopo tornò a gareggiare nella Dynamo All Stars dell’amico olimpionico Mikhail Voronin.

Fonte: FIG/FGI

Era il 1972 e in piena Guerra Fredda, a fine agosto, a Monaco di Baviera si tennero le Olimpiadi estive. Questa edizione fu un importante ponte tra l'Unione Sovietica, Germania dell'Est e Occidente, diventata poi famosa nella storia per il cosiddetto "Massacro di Monaco", in cui alcuni membri di un'organizzazione palestinese irruppero negli alloggi di atleti israeliani uccidendone 11.

Alcuni giorni prima di quel terribile fatto, una ragazzina bielorussa di 17 anni alta 150 cm divenne l'idolo del pubblico. Il suo nome è Olga Korbut e fu la pioniera del mito "ginnaste bambine", dato che fino all'edizione precedente le ginnaste vincenti erano per lo più maggiorenni. In quell'occasione, la Korbut vinse tre ori e un argento.

Olga partecipò anche nell'edizione successiva, ovvero Montreal '76. Lì, la ginnasta sovietica ormai ventunenne venne sopraffatta da un'altra "ginnasta bambina", Nadia Comaneci che all'epoca aveva 14 anni, pur riuscendo a vincere l'oro a squadre e l'argento alla trave. Si ritirò dalle competizioni nel 1977.

Ora quelle medaglie, meno una che è stata rubata anni fa, e altri cimeli sono stati messi all'asta e venduti dalla stessa Korbut. Il motivo sembra essere quello di una situazione finanziaria precaria, anche se l'ex ginnasta si è affrettata subito a smentire. Oltre alle medaglie olimpiche, la Korbut ha venduto anche medaglie vinte ai Campionati Nazionali sovietici, il body indossato a Monaco e il premio BBC Sport Personality of the Year 1972. I preziosi ricordi hanno fruttato ben 333.500$.

Dopo il disastro alla centrale di Chernobyl e la disgregazione dell'Unione Sovietica, Olga Korbut e la sua famiglia decisero di trasferirsi negli Stati Uniti nel 1991, dove iniziò ad allenare e divenne cittadina naturalizzata nel 2000.

Pur emigrando, negli anni la situazione della Korbut non è stata delle migliori. Sempre nel 2000 divorziò dal marito, e un paio di anni dopo venne arrestata per un presunto furto in un supermercato e le furono trovati in casa 4000$ falsi.

Guardando al passato, la Korbut però non ci sta e su Twitter ha commentato le voci sui motivi della vendita all'asta dei suoi oggetti: "Oh mio dio, un articolo russo dice che ho venduto le medaglie perché sono al verde. Non è vero! Sono felice e in salute in Arizona. Ho una vita grandiosa."

All'Associated Press, Olga ha inoltre ribadito: "Questi [cimeli, ndr] fanno parte storia delle Olimpiadi e voglio spartirli con il mondo intero. Hanno contribuito a fare la storia e questo è il modo in cui voglio condividerli con le persone."

Una decisione presa non proprio alla leggera, ma Olga non è stata l'unica: il pugile ucraino Wladimir Klitschko ha venduto la sua medaglio d'oro olimpica del 1996 per 1mln di dollari, usati per la propria fondazione che aiuta i bambini che praticano sport; o il giocatore di hockey sul ghiaccio Mark Wells, che usò i soldi della sua medaglia d'oro vinta con la squadra statunitense nel 1980 per pagarsi le cure per una malattia genetica di cui era affetto.

Come riporta il sito Rsport.ru, gli olimpionici Denys Ablyazin e Ksenia Semenova sono diventati genitori di un maschietto.

 
Entrambi classe 1992, Ablyazin e la Semenova sono si sono sposati lo scorso autunno, ma stanno insieme dal 2014.
 
Chissà se il figlio erediterà il talento dei genitori: Denys è cinque volte medaglia olimpica tra Londra e Rio, nonché medaglia d'oro al corpo libero ai mondiali del 2014; Ksenia è stata campionessa mondiale nel 2007 alle parallele e di squadra nel 2010. Alle olimpiadi di Pechino è arrivata quarta con la squadra e nell'all around. Si è infine ritirata nel 2011 e attualmente lavora come giudice e allenatrice.
 
In bocca al lupo per il futuro!

È iniziato il nuovo quadriennio che porterà alle prossime Olimpiadi di Tokyo 2020. Come sempre, il Comitato Organizzatore si prepara negli anni pubblicizzando il più grande evento sportivo mondiale, chiamando a raccolta diverse personalità dello sport e non come ambasciatori che, per la maggior parte dei casi, hanno a che fare con il Paese ospitante.

Se per Pyonchang 2018, le prossime Olimpiadi Invernali, sono state nominate ambasciatrici atlete come la pattinatrice Yuna Kim o la sciatrice americana Lindsey Vonn, come anche l'orchestra The Sejong Soloists, il Giappone non si è fatto trovare impreparato.

Chi sono quelle personalità di spicco della cultura popolare giapponese, facilmente riconoscibili nel mondo? Esatto, i protagonisti di manga, anime (cartoni animati tipici giapponesi) e videogiochi: il gatto Jibanyan della serie Yo-kai Watch, nato come videogioco e diventato manga e anime; Goku, il personaggio principale delle varie serie di Dragonball; "Cappello di Paglia" Rufy (in inglese Luffy), protagonista di One Piece; Naruto, dall'omonimo manga/anime; e ancora le Pretty Cure, Shin-Chan, AstroBoy e "la combattente che veste alla marinara" Sailor Moon.

In fondo, un'anteprima l'abbiamo avuto durante la cerimonia di chiusura di Rio 2016, con il video di presentazione (che potete vedere qui) in cui insieme agli atleti si potevano scorgere personaggi come Holly e Benji, Doraemon, Hello Kitty, Pac Man, con il Primo Ministro Shinzo Abe vestito da Super Mario.

La scelta particolare del Comitato Olimpico Giapponese potrebbe risultare insolita ma sicuramente hanno colto nel segno, facendo leva sui ricordi della nostra infanzia (e non solo). In fondo, chi più di loro riesce a rappresentare il Giappone nel mondo?

 

 

Mancano solo due giorni alla Cerimonia d'Apertura dell'evento sportivo più importante al mondo: all' 1 del mattino (ora italiana) nella notte tra venerdì e sabato, andrà in scena lo spettacolo brasiliano della prima edizione olimpica sudamericana, dallo storico Estàdio Jornalista Mario Filho, conosciuto ai più come Stadio Maracanà.

Ma non tutti gli atleti potranno partecipare alla "Parata delle Nazioni" venerdì, poiché molte delle competizioni inizieranno il giorno dopo. Tra queste ci saranno le qualificazioni maschili di ginnastica artistica a cui prenderà parte anche Ludovico Edalli, l'unico ginnasta maschile della delegazione azzurra.

Di seguito segnaliamo il programma completo della ginnastica artistica, maschile e femminile con gli orari italiani:

Sabato 6 agosto, dalle 15.45 alle 02.00 (ora brasiliana 10.45-21.00)
Qualificazione maschile, tre suddivisioni. Ludovico Edalli sarà inserito nel gruppo misto n.5, inserito nella seconda suddivisione, alle 19.30.

Domenica 7 agosto, dalle 14.45 alle 04.00 (ora brasiliana 09.45- 23.00)
Qualificazione femminile, cinque suddivisioni. L'Italia è inserita in seconda suddivisione con inizio alle ore 16.30 italiane.

Lunedì 8 agosto, dalle 21.00 (ora brasiliana 16.00)
Finale a squadre maschile.

Martedì 9 agosto, dalle 21.00 (ora brasiliana 16.00)
Finale a squadre femminile.

Mercoledì 10 agosto, dalle 21.00 (ora brasiliana 16.00)
Finale del concorso generale (All Around) maschile.

Giovedì 11 agosto, dalle 21.00 (ora brasiliana 16.00)
Finale del concorso generale (All Around) femminile.

Mercoledì 14 agosto, dalle 19.00 (ora brasiliana 14.00)
Prima giornata di finali di specialità: corpo libero maschile, volteggio femminile, cavallo con maniglie e parallele asimmetriche.

Giovedì 15 agosto, dalle 19.00 (ora brasiliana 14.00)
Seconda giornata di finali di specialità: anelli, volteggio maschile, trave.

Venerdì 16 agosto, dalle 19.00 (ora brasiliana 14.00)
Terza e ultima giornata di finali di specialità: parallele pari, corpo libero femminile e sbarra.

Essendo broadcaster ufficiale, la Rai trasmetterà le gare olimpiche sui canali televisivi RAI 2, RAISPORT 1 e/o RAISPORT 2, oltre che a dedicare ben 36 canali in streaming sul loro sito.

Inoltre, la ginnastica artistica non si fermerà il 16 ma continuerà il 17 agosto, con un gala in cui i protagonisti dell'artistica si cimenteranno in uno spettacolo ginnico insieme alla ritmica e al trampolino, che gareggieranno nei giorni seguenti.

Dal 28 giugno al 2 luglio si terrà, nuovamente a Brescia il secondo allenamento collegiale nazionale in vista delle Olimpiadi di Rio.
Le ginnaste convocate dal DTNF Enrico Casella sono:
SOFIA BUSATO
ERIKA FASANA
CARLOTTA FERLITO
VANESSA FERRARI
ENUS MARIANI
ELISA MENEGHINI
LARA MORI
MARTINA RIZZELLI
TEA UGRIN

Il 13 giugno inizierà ufficialmente il cammino delle ragazze azzurre verso Rio de Janeiro, che come primo step vede appunto cinque giorni di collegiale a Brescia. Il primo di una serie che porterà Enrico Casella, Direttore Tecnico, a scegliere le cinque ragazze che comporranno la squadra in partenza per il Brasile.

A questo primo collegiale le convocate sono nove: Vanessa Ferrari, Erika Fasana, Martina Rizzelli, Sofia Busato, Carlotta Ferlito, Elisa Meneghini, Enus Mariani, Lara Mori e Tea Ugrin.

Le ragazze sono state poi raggiunte nei giorni successivi da Giorgia Campana.

Nove nomi tra i quali si celano quelli delle future azzurre olimpioniche.

La scelta senz’altro non sarà facile per il DTNF perché tutte queste ragazze, ma anche molte altre non presenti in questo elenco, sono motivate, forti e determinate e hanno dimostrato il loro valore. Tuttavia si sa che l’impegno e la determinazione purtroppo non sono sufficienti a guadagnarsi un posto in squadra, specie per un appuntamento così prestigioso.

A essere determinanti saranno i punti forti di ciascuna ginnasta, la stabilità in gara, la tenuta mentale  e fisica e perché no anche un pizzico di fortuna. Tutte le ragazze hanno avuto l’occasione di testarsi su importanti campi internazionali e nazionali quest’anno, partendo dalla serie A fino ai recenti Europei di Berna.

Vanessa Ferrari, leader e indiscutibile trascinatrice della squadra italiana, dopo i Mondiali di Glasgow 2015 ha avuto un periodo di riposo per recuperare a pieno la forma fisica, leggermente compromessa da alcuni piccoli infortuni e fastidi. Il suo ritorno in gara è stato a Torino, per la finale di Serie A 2016, dove ha ben figurato nonostante ancora in fase di ripresa. Dal 23 al 26 giugno la vedremo inoltre impegnata alla World Challenge Cup di Anadia (Portogallo) dove, per il momento, dovrebbe gareggiare a trave, parallele e corpo libero.  Nonostante l’incognita dei problemi fisici, Vanessa rimane un elemento importante per la squadra, sia per la sua comprovata solidità di punteggi sia per l’esperienza che la rende un importante punto fermo per le ragazze più giovani e già questi elementi la avvicinano al pass olimpico. 

In recupero anche l’altra brixiana Erika Fasana, il cui rientro è stato alla tappa di Roma di Serie A. Anche lei ormai ha dato prova della sua affidabilità soprattutto mentale in gara, ma la lontananza dal campo gara lascia un’incognita sul suo livello di preparazione fisica attuale. I suoi punti di forza sono corpo libero e volteggio, grazie alla sua esplosività e potenza e qualora presentasse il suo massimo saremmo di fronte ad esercizi di valore molto alto, specie appunto al corpo libero.  Anche lei però, premesso un ottimale stato fisico, è una delle favorite nella corsa azzurra. Altra sprinter alla ricerca del pass olimpico è Carlotta Ferlito, reduce da una stagione dove si è dimostrata in gran forma e con ampi margini di miglioramento. Purtroppo una brutta caduta in uscita dalla trave al Trofeo di Jesolo l’ha costretta ad allentare un po’i ritmi in via precauzionale e, così come Fasana e Ferrari, non ha preso parte agli Europei di Berna. Carlotta si è sempre dimostrata un’ottima garista, e comunque rimane una forte All-Arounder ma soprattutto una specialista alla trave, e proprio in questo attrezzo andrà alla ricerca quantomeno della finale a otto in tutti i prossimi appuntamenti.

Martina Rizzelli, altra brixiana, partita in sordina nella sua carriera da senior, sembrava destinata a non riuscire a gestire l’ansia durante la gara, ma come era ovvio, è bastata la dovuta esperienza a tirare fuori le sue vere qualità. Ha come punti di forza le parallele e il volteggio, ed ha preso parte agli Europei di Berna dove purtroppo è incappata in due errori, rispettivamente in finale a squadre e finale ad attrezzo, proprio sui suoi amati staggi. Un peccato soprattutto per l’esercizio della finale a squadra dove l’errore non è stato dovuto alla tecnica ma probabilmente a una banale disattenzione, ma può capitare e servirà da esperienza per il futuro.

Diverso discorso per le “giovani”, ovvero le restanti che, per vari motivi, non sempre hanno fatto parte della nazionale senior o che vi sono entrate da poco.

Elisa Meneghini, classe 1997, ha saltato i Mondiali 2013 e per motivi di salute anche i Mondiali 2014 ma in tutti gli altri contesti ha sempre dato il suo contributo alla squadra. Anche lei figura bene come All-Arounder nonostante spicchi particolarmente al corpo libero e soprattutto alla trave. L’aggiunta del salto teso avvitato alza notevolmente il valore di partenza dell’esercizio e la naturale predisposizione di Elisa fa il resto, tuttavia è necessario consolidare l’esecuzione poiché, dopo l’upgrade, la prima trave priva di errori la piccola comasca l’ha messa a segno solo a Berna. Sicuramente una Elisa al top della forma può essere un ottimo contributo alla squadra,; il lavoro più grande va fatto ora sul lato emotivo, quello che purtroppo ha giocato i peggiori scherzi alla nostra azzurra.

Discorso opposto per Lara Mori: la piccola toscana ha dimostrato di avere un’ottima tenuta mentale in gara, specie quando ai Mondiali 2014 si trovò a dover sostituire proprio la compagna Elisa Meneghini, e in generale ha sempre avuto costanza in gara. Qualche piccolo risentimento fisico l’ha costretta a tirare il freno alla preparazione, e il livello degli esercizi ne ha leggermente risentito, ma all’appuntamento europeo ha dimostrato di riuscire a coprire bene comunque trave, parallele e corpo libero. La sua versatilità e la tenuta di gara la rendono utilissima per una squadra che ha già eventuali specialiste.

Enus Mariani, campionessa europea juniores 2012, fermata poi per un brutto problema fisico alla schiena, ha lavorato duramente per recuperare la forma e soprattutto tra gli staggi, quando presenta l’esercizio completo e senza errori, è una delle migliori interpreti del panorama italiano. Ginnasta estremamente elegante e dalle ottime linee, si esprime bene anche alla trave. Al corpo libero perde un po’ per quanto riguarda l’acrobatica e a Berna è incappata in due errori identici nello tshukara. Visto il suo stile potrebbe però puntare su un corpo libero di ispirazione olandese, come quello della Thorsdottir, dall’acrobatica relativamente semplice ma ricco di salti artistici e giri. Anche Enus, così come Elisa, viene frenata dall’aspetto emotivo. Le potenzialità non mancano ed è necessario affinare la tenuta mentale, perché sarà senza dubbio la determinante nella scelta.

New entry totale, al suo debutto nella nazionale senior proprio alla rassegna elvetica è Sofia Busato. La giovane brixiana ha be figurato alla sua prima uscita in azzurro, portando a casa quattro volteggi magistrali e aggiudicandosi la finale a otto, dove si piazza quarta. Nessun errore per lei e un’ottima tenuta di gara, tuttavia al momento dovrà lavorare per incrementare almeno un altro attrezzo per darsi un ulteriore aiuto nella corsa al pass olimpico. Sicuramente però l’ottima performance di debutto lascia ben sperare sulla sua tenuta mentale e anche sulle possibilità di migliorare ulteriormente i salti al volteggio, per poter magari puntare a una finale in chiave olimpica, dove il livello è molto più altro rispetto ad un europeo.

Ultima, ma non meno importante, Tea Ugrin. La triestina, anche lei uscente da una fase di ripresa, ha mostrato le sue doti a Glasgow 2015, dimostrando un ottimo connubio tra tecnica e tenuta mentale che, quando al top della forma, la rendono un’altra importante pedina della squadra italiana.

Ha i suoi punti di forza proprio a trave e parallele, aiutata anche lei da un eleganza innata e un’ottima espressività.

Al momento è impossibile anche solo prevedere quali saranno le scelte in prospettiva olimpica, perché, se alcune osservazioni sono già state fatte durante le varie gara in questo primo semestre del 2016, tutto dipenderà da chi arriverà più pronta e più capace alla fine dei vari collegiali. Da non sottovalutare, come già detto, la componente mentale. Affrontare una gara olimpica richiede ottimo controllo e sangue freddo che non tutte le ragazze, come è giusto che sia, hanno innato. Auguriamo comunque a queste ginnaste un buon lavoro, un in bocca al lupo e soprattutto auguriamo di poter dimostrare, da ora fino a fine luglio, le loro vere capacità. Il sogno olimpico è sempre più vicino e per cinque di loro ben presto diventerà realtà. 

Lo scorso 16 aprile, Juri Chechi è stato ospite di "Che Fuori Tempo Che Fa", la versione del sabato del programma condotto da Fabio Fazio su Rai 3. Oltre ad un video che immortala le sue gesta olimpiche, il "Signore degli Anelli" si è raccontato attraverso aneddoti relativi alla carriera. 

Di seguitol'intervista completa.

 

 

 

Dopo i mondiali di Glasgow, questo Test Event si preannunciava essere molto interessante e così le attese sono state ben ripagate. In meglio o in peggio, a seconda dei punti di vista.

Se ogni Olimpiade fa la storia di uno sport, le qualificazioni concluse ieri alla Olympic Arena di Rio de Janeiro fanno supporre che nella ginnastica artistica femminile si è arrivati ad un punto di svolta.

Togliamoci subito il pensiero e parliamo di Romania. In ben 10 edizioni consecutive, dal 1976 fino al 2012, questa squadra non è mai scesa dal podio olimpico. Ogni quadriennio la squadra ha vissuto i suoi alti e i suoi bassi, ma durante gli appuntamenti importanti è sempre riuscita a fare il proprio meglio. Il lento declino di questo gigante è iniziato agli scorsi Mondiali, ed un misto di sfortuna, infortuni, mancanza di motivazione e gestione, nonché pressione mediatica ha fatto sì che si sia toccato il fondo.

Le ragazze iniziano la gara in prima suddivisione alle parallele asimmetriche, l’attrezzo a loro meno congeniale. Infatti finiscono con un punteggio di soli 50.599: solo quattro ginnaste con esercizi abbastanza scarsi (e una caduta di Bulimar) che non vanno oltre il 13.200 di Ocolisan. Nemmeno alla trave, l’attrezzo migliore, va troppo bene rispetto al solito, a causa di due cadute di Ocolisan e Vulcan. Possono però contare sulla solidità degli esercizi di Diana Bulimar, della neosenior Maria Holbura e su quello di 14.600 del pilastro Catalina Ponor. La stessa campionessa olimpica riesce ad eseguire un corpo libero da manuale, che le vale 14.300 (D 5.8), bene anche Diana Bulimar che prende 14.033, ma a causa dei punteggi bassi di Zarzu e Vulcan le fanno rimanere dietro l’Australia anche dopo la terza rotazione. Infine, è al volteggio che si rischia di più. Tre Yurchenko con un solo avvitamento, l’ultimo di Silvia Zarzu, che seppur nel bagaglio tecnico portasse un doppio avvitamento, non ha voluto osare. Chi si è presa la responsabilità è la veterana Ponor, che non doveva nemmeno competere a questo attrezzo, ma che ha provato il tutto e per tutto uno Yurchenko con doppio avvitamento, finito però con una caduta. La squadre chiude con un punteggio totale di 216.569, al settimo posto.

Volendo trovare qualcosa di positivo citiamo il “vecchio” e il “nuovo”, ovvero le prestazioni di Catalina Ponor, con il suo coraggio nel voler trascinare questa squadra, e della giovanissima Maria Holbura, che pur non avendo esercizi di altissimo livello è riuscita a non perdere la concentrazione e a non commettere errori nella sua primissima gara da senior. Per quanto riguarda Bulimar, Zarzu e Ocolisan, l’opinione è che il loro difetto sia più che altro la mancanza di motivazione e di una figura di riferimento. Questo purtroppo non è certamente imputabile direttamente a loro, ma a chi di dovere. E Catalina Ponor non può essere eterna.

Abbiamo visto la Francia un mese fa a Jesolo, dove le ragazze d’oltralpe se la giocavano con le brasiliane, che a Glasgow erano avanti a loro di poco più di un punto. Qui iniziano alla trave, dove riescono a migliorarsi all’attrezzo rispetto agli scorsi mondiali con 54.999, seppur con qualche errore. Spostandosi al corpo libero soffrono ancora un po’ e rimangono dietro al Belgio, con cui condividono la suddivisione, ma davanti all’Australia. Bene il volteggio, dove prendono un totale di 55.482. L’ultima rotazione le vede alle parallele, il loro attrezzo di punta. Marine Brevet paga due cadute, ma il suo punteggio di 11.866 viene scartato in favore di quelli delle sue compagne, tutte sopra il 14, che portano così la Francia al quarto posto finale (220.869) e staccano l’ultimo biglietto disponibile per le squadre.

È forse il Belgio la più bella sorpresa della giornata. Le aspettative per loro erano alte, anche con la mancanza della loro punta Nina Derwael. Seguendo il giro olimpico degli attrezzi, ovvero iniziando al volteggio, le belghe mettono subito in chiaro le cose e con un totale di 55.700 riescono a superare le concorrenti francesi sulla prima rotazione. Anche alle parallele riescono a portare tutti esercizi senza errori e senza distrazioni, superando il totale ad attrezzo raggiunto a Glasgow di oltre 2 punti, con 55.999 e superando la Francia di oltre 3 punti.  Passando alla trave, è Julie Crocket che ha qualche problema e prende 12.833 con una caduta, ma il punteggio viene scartato con le compagne che compensano grazie ai loro esercizi puliti, riuscendo a mantenere la posizione salda di fronte alle rivali francesi. Dopo una “facile” rotazione al corpo libero, si sente un urlo di gioia dagli spalti: con 221.438 e la terza posizione finale, il Belgio femminile stacca il suo primo biglietto a squadre della storia di questo sport.

Sin dall’inizio del quadriennio, con i mondiali di Anversa del 2013, è stato chiaro che la gestione belga si è portata avanti con la preparazione in vista delle prossime olimpiadi. La consapevolezza di avere tra le mani le due stelline Nina Derwael e Axel Klinkhaert ha fatto sì che le due federazioni belghe nazionali (la Federazione Francofona e la Federazione Reale) potessero collaborare per costruire una squadra solida, anche in caso di infortuni, come è avvenuto poi per la Derwael. Un discorso che si può applicare anche all’altra Cenerentola di questo quadriennio, la nazionale olandese, già qualificata agli scorsi mondiali con l’ottavo posto.

Sul secondo gradino del podio troviamo la Germania. Per loro c’erano pochi dubbi sulla loro qualificazione, anche se l’inizio di gara è stato molto incerto. Iniziano con alcune cadute ed errori alla trave, ma nonostante debbano contare il punteggio basso di Pauline Schaeder, riescono a superare il totale ad attrezzo ottenuto a Glasgow di quasi un punto, con 54.366. Le teutoniche rallentano un po’ anche a corpo libero, dove però si migliorano anche qui con 54.431, ma è negli ultimi due attrezzi che riprendono e danno il massimo: al volteggio hanno un totale di 56.532, mentre alle parallele arrivano a 55.998 con esercizi solidi e puliti, sfiorando i 15.100 di Schaeder (D 6.4) e i 15.166 di Elizabeth Seitz. Le tedesche finiscono con un totale di 223.977.

Anche sul Brasile c’erano pochi dubbi, ma la pressione era certamente differente. Le brasiliane iniziano molto bene a trave, senza errori, e anche al corpo libero. Flavia Saraiva non presenta l’esercizio completo, ma ciò non compromette di molto il punteggio e prende 14.500. Per loro 55.374 all’attrezzo, leggermente sotto quanto preso a Glasgow, ma niente di preoccupante. Al volteggio riescono a prendere il punteggio più alto della giornata con un totale di 59.040. Nonostante l’incombente incubo delle parallele, riescono a non commettere particolari errori e con un punteggio di 226.477 si prendono l’oro della giornata.

Anche per questa squadra c’è dietro un forte discorso di preparazione, quasi inevitabile anche se diverso. Il finanziamento del governo brasiliano in vista delle olimpiadi è stato cospicuo, ma ha dato i suoi frutti. Grazie ad un team di allenatori, tra cui Alexandrov, ex allenatore di Aliya Mustafina, che ha saputo rendere competitiva questa nazionale nel corso del quadriennio, di certo il Brasile non scenderà in campo gara solo per presenziare alle Olimpiadi casalinghe.

Anche sul fronte individuale molte ginnaste sono riuscite a fare la storia per i propri paesi. Iniziamo da Dipa Karmakahr, prima ginnasta donna indiana con grosse chance di medaglia al volteggio. Dipa porta infatti il Produnova, il salto più difficile del codice dei punteggi femminile, riuscendo a stopparlo senza cadere.

Anche Trinidad e Tobago avrà la sua stella a Rio, con qualche polemica. Marisa Dick con il 25mo piazzamento è riuscita a staccare il biglietto, arrivando nella città carioca il giorno prima, senza aver fatto prova podio, a sostituzione di Thema Williams, la quale ha dovuto lasciare il Brasile per un presunto infortunio alla caviglia. Il loro allenatore John Geddert (storico allenatore di Jordyn Wieber) ha compilato male un report e la Federazione nazionale ha concordato la sostituzione della ginnasta a favore della compagna di squadra, che si trovava a casa. Lo stesso Geddert ha lasciato il Brasile per tornare negli USA, per un non specificato esaurimento nervoso.

Tra le altre “prime volte” annoveriamo: Tony Ann Williams per la Jamaica; Ariana Orriego per il Perù; Irina Sazonoa, ex ginnasta russa, per l’Islanda; Farah Boufadene per l’Algeria; Houry Gebeshian per l’Armenia; ed Ellie O’Reilly per l’Irlanda.

La menzione speciale va alla “sempreverde” Oksana Chusovitina, 41 anni a giugno, che si è messa in gioco sui quattro attrezzi e si è qualificata per la sua settima olimpiade.

Per ultime, ma non per importanza, parliamo di Lara Mori e Giorgia Campana. Le due azzurre hanno provato il futuro campo gara olimpico, conducendo una gara molto pulita e senza errori iniziata al corpo libero, dove Campana prende 12.833, mentre Mori 13.300. Al volteggio portano entrambe uno Yurchenko con un avvitamento, ben stoppato, che vale 13.700 a Lara e 13.600 a Giorgia, mentre alle parallele prendono 13.833 e 13.766 rispettivamente. Le due concludono alla trave, con la Campana che prende 13.766 e finisce con un totale di 53.965, mentre per la Mori 13.566 e un 54.399 totale.

Classifica squadre:

1- Brasile 226.477

2- Germania 223.977

3- Belgio 221.438

4- Francia 220.869

 

5-Australia 218.428

6-Australia 218.336

7-Romania 216.569

8-Corea del Sud 203.828

 

Ginnaste qualificate (posti nominali):

1. Ana Sofia Gomez (GUA)
2. Jessica Lopez (VEN) 
3. Vasiliki Millousi (GRE) oppure Argyro Afrati (GRE)
4. Zsofia Kovacs (HUN) oppure Noemi Makra (HUN) 
5. Ana Perez (ESP) oppure Claudia Colom
6. Angelina Kysla (UKR) 
7. Alexa Moreno (MEX) oppure Ana Lago (MEX)
8. Marcia Vidiaux (CUB) 
9. Filipa Martins (POR) 
10. Katarzyna Jurkowska-Kowalska (POL) oppure Gabriell Janik (POL)
11. Lisa Ecker (AUT) 
12. Toni-Ann Williams (JAM) 
13. Irina Sazonova (ISL) 
14. Phan Thi Ha Thanh (VIE)
15. Dipa Karmakar (IND) 
16. Barbora Mokosova (SVK)
17. Courtney McGregor (NZL) 
18. Oksana Chusovitina (UZB) 
19. Houry Gebeshian (ARM) 
20. Ariana Orrego (PER) 
21. Simona Castro (CHI) 
22. Teja Belak (SLO) 
23. Tutya Yilmaz (TUR) 
24. Emma Larsson (SWE) 
25. Marisa Dick (TTO) 
26. Ana Derek (CRO)
27. Catalina Escobar (COL)
28. Kylie Rei Dickson (BLR) 
29. Ellis O’reilly (IRL) 
30. Ailen Valente (ARG)

Dopo i mondiali di Glasgow, questo Test Event si preannunciava essere molto interessante e così le attese sono state ben ripagate. In meglio o in peggio, a seconda dei punti di vista.

Se ogni Olimpiade fa la storia di uno sport, le qualificazioni concluse ieri alla Olympic Arena di Rio de Janeiro fanno supporre che nella ginnastica artistica femminile si è arrivati ad un punto di svolta.

Togliamoci subito il pensiero e parliamo di Romania. In ben 10 edizioni consecutive, dal 1976 fino al 2012, questa squadra non è mai scesa dal podio olimpico. Ogni quadriennio la squadra ha vissuto i suoi alti e i suoi bassi, ma durante gli appuntamenti importanti è sempre riuscita a fare il proprio meglio. Il lento declino di questo gigante è iniziato agli scorsi Mondiali, ed un misto di sfortuna, infortuni, mancanza di motivazione e gestione, nonché pressione mediatica ha fatto sì che si sia toccato il fondo.

Le ragazze iniziano la gara in prima suddivisione alle parallele asimmetriche, l’attrezzo a loro meno congeniale. Infatti finiscono con un punteggio di soli 50.599: solo quattro ginnaste con esercizi abbastanza scarsi (e una caduta di Bulimar) che non vanno oltre il 13.200 di Ocolisan. Nemmeno alla trave, l’attrezzo migliore, va troppo bene rispetto al solito, a causa di due cadute di Ocolisan e Vulcan. Possono però contare sulla solidità degli esercizi di Diana Bulimar, della neosenior Maria Holbura e su quello di 14.600 del pilastro Catalina Ponor. La stessa campionessa olimpica riesce ad eseguire un corpo libero da manuale, che le vale 14.300 (D 5.8), bene anche Diana Bulimar che prende 14.033, ma a causa dei punteggi bassi di Zarzu e Vulcan le fanno rimanere dietro l’Australia anche dopo la terza rotazione. Infine, è al volteggio che si rischia di più. Tre Yurchenko con un solo avvitamento, l’ultimo di Silvia Zarzu, che seppur nel bagaglio tecnico portasse un doppio avvitamento, non ha voluto osare. Chi si è presa la responsabilità è la veterana Ponor, che non doveva nemmeno competere a questo attrezzo, ma che ha provato il tutto e per tutto uno Yurchenko con doppio avvitamento, finito però con una caduta. La squadre chiude con un punteggio totale di 216.569, al settimo posto.

Volendo trovare qualcosa di positivo citiamo il “vecchio” e il “nuovo”, ovvero le prestazioni di Catalina Ponor, con il suo coraggio nel voler trascinare questa squadra, e della giovanissima Maria Holbura, che pur non avendo esercizi di altissimo livello è riuscita a non perdere la concentrazione e a non commettere errori nella sua primissima gara da senior. Per quanto riguarda Bulimar, Zarzu e Ocolisan, l’opinione è che il loro difetto sia più che altro la mancanza di motivazione e di una figura di riferimento. Questo purtroppo non è certamente imputabile direttamente a loro, ma a chi di dovere. E Catalina Ponor non può essere eterna.

Abbiamo visto la Francia un mese fa a Jesolo, dove le ragazze d’oltralpe se la giocavano con le brasiliane, che a Glasgow erano avanti a loro di poco più di un punto. Qui iniziano alla trave, dove riescono a migliorarsi all’attrezzo rispetto agli scorsi mondiali con 54.999, seppur con qualche errore. Spostandosi al corpo libero soffrono ancora un po’ e rimangono dietro al Belgio, con cui condividono la suddivisione, ma davanti all’Australia. Bene il volteggio, dove prendono un totale di 55.482. L’ultima rotazione le vede alle parallele, il loro attrezzo di punta. Marine Brevet paga due cadute, ma il suo punteggio di 11.866 viene scartato in favore di quelli delle sue compagne, tutte sopra il 14, che portano così la Francia al quarto posto finale (220.869) e staccano l’ultimo biglietto disponibile per le squadre.

È forse il Belgio la più bella sorpresa della giornata. Le aspettative per loro erano alte, anche con la mancanza della loro punta Nina Derwael. Seguendo il giro olimpico degli attrezzi, ovvero iniziando al volteggio, le belghe mettono subito in chiaro le cose e con un totale di 55.700 riescono a superare le concorrenti francesi sulla prima rotazione. Anche alle parallele riescono a portare tutti esercizi senza errori e senza distrazioni, superando il totale ad attrezzo raggiunto a Glasgow di oltre 2 punti, con 55.999 e superando la Francia di oltre 3 punti.  Passando alla trave, è Julie Crocket che ha qualche problema e prende 12.833 con una caduta, ma il punteggio viene scartato con le compagne che compensano grazie ai loro esercizi puliti, riuscendo a mantenere la posizione salda di fronte alle rivali francesi. Dopo una “facile” rotazione al corpo libero, si sente un urlo di gioia dagli spalti: con 221.438 e la terza posizione finale, il Belgio femminile stacca il suo primo biglietto a squadre della storia di questo sport.

Sin dall’inizio del quadriennio, con i mondiali di Anversa del 2013, è stato chiaro che la gestione belga si è portata avanti con la preparazione in vista delle prossime olimpiadi. La consapevolezza di avere tra le mani le due stelline Nina Derwael e Axel Klinkhaert ha fatto sì che le due federazioni belghe nazionali (la Federazione Francofona e la Federazione Reale) potessero collaborare per costruire una squadra solida, anche in caso di infortuni, come è avvenuto poi per la Derwael. Un discorso che si può applicare anche all’altra Cenerentola di questo quadriennio, la nazionale olandese, già qualificata agli scorsi mondiali con l’ottavo posto.

Sul secondo gradino del podio troviamo la Germania. Per loro c’erano pochi dubbi sulla loro qualificazione, anche se l’inizio di gara è stato molto incerto. Iniziano con alcune cadute ed errori alla trave, ma nonostante debbano contare il punteggio basso di Pauline Schaeder, riescono a superare il totale ad attrezzo ottenuto a Glasgow di quasi un punto, con 54.366. Le teutoniche rallentano un po’ anche a corpo libero, dove però si migliorano anche qui con 54.431, ma è negli ultimi due attrezzi che riprendono e danno il massimo: al volteggio hanno un totale di 56.532, mentre alle parallele arrivano a 55.998 con esercizi solidi e puliti, sfiorando i 15.100 di Schaeder (D 6.4) e i 15.166 di Elizabeth Seitz. Le tedesche finiscono con un totale di 223.977.

Anche sul Brasile c’erano pochi dubbi, ma la pressione era certamente differente. Le brasiliane iniziano molto bene a trave, senza errori, e anche al corpo libero. Flavia Saraiva non presenta l’esercizio completo, ma ciò non compromette di molto il punteggio e prende 14.500. Per loro 55.374 all’attrezzo, leggermente sotto quanto preso a Glasgow, ma niente di preoccupante. Al volteggio riescono a prendere il punteggio più alto della giornata con un totale di 59.040. Nonostante l’incombente incubo delle parallele, riescono a non commettere particolari errori e con un punteggio di 226.477 si prendono l’oro della giornata.

Anche per questa squadra c’è dietro un forte discorso di preparazione, quasi inevitabile anche se diverso. Il finanziamento del governo brasiliano in vista delle olimpiadi è stato cospicuo, ma ha dato i suoi frutti. Grazie ad un team di allenatori, tra cui Alexandrov, ex allenatore di Aliya Mustafina, che ha saputo rendere competitiva questa nazionale nel corso del quadriennio, di certo il Brasile non scenderà in campo gara solo per presenziare alle Olimpiadi casalinghe.

Anche sul fronte individuale molte ginnaste sono riuscite a fare la storia per i propri paesi. Iniziamo da Dipa Karmakahr, prima ginnasta donna indiana con grosse chance di medaglia al volteggio. Dipa porta infatti il Produnova, il salto più difficile del codice dei punteggi femminile, riuscendo a stopparlo senza cadere.

Anche Trinidad e Tobago avrà la sua stella a Rio, con qualche polemica. Marisa Dick con il 25mo piazzamento è riuscita a staccare il biglietto, arrivando nella città carioca il giorno prima, senza aver fatto prova podio, a sostituzione di Thema Williams, la quale ha dovuto lasciare il Brasile per un presunto infortunio alla caviglia. Il loro allenatore John Geddert (storico allenatore di Jordyn Wieber) ha compilato male un report e la Federazione nazionale ha concordato la sostituzione della ginnasta a favore della compagna di squadra, che si trovava a casa. Lo stesso Geddert ha lasciato il Brasile per tornare negli USA, per un non specificato esaurimento nervoso.

Tra le altre “prime volte” annoveriamo: Tony Ann Williams per la Jamaica; Ariana Orriego per il Perù; Irina Sazonoa, ex ginnasta russa, per l’Islanda; Farah Boufadene per l’Algeria; Houry Gebeshian per l’Armenia; ed Ellie O’Reilly per l’Irlanda.

La menzione speciale va alla “sempreverde” Oksana Chusovitina, 41 anni a giugno, che si è messa in gioco sui quattro attrezzi e si è qualificata per la sua settima olimpiade.

Per ultime, ma non per importanza, parliamo di Lara Mori e Giorgia Campana. Le due azzurre hanno provato il futuro campo gara olimpico, conducendo una gara molto pulita e senza errori iniziata al corpo libero, dove Campana prende 12.833, mentre Mori 13.300. Al volteggio portano entrambe uno Yurchenko con un avvitamento, ben stoppato, che vale 13.700 a Lara e 13.600 a Giorgia, mentre alle parallele prendono 13.833 e 13.766 rispettivamente. Le due concludono alla trave, con la Campana che prende 13.766 e finisce con un totale di 53.965, mentre per la Mori 13.566 e un 54.399 totale.

  1. Popular
  2. Trending
  3. Comments

Top News

Calendario

« Giugno 2017 »
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
      1 2 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 29 30