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Domenica, 27 Maggio 2018

Il 15 Marzo 2018 si terrà la “VII Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla”, giornata nazionale per la sensibilizzazione dei disturbi del comportamento alimentare (DCA), che in Italia colpiscono circa 3 milioni di persone ( in particolare 2,3 milioni sono giovani) e rapprasentano la seconda causa di morte tra i giovani dopo gli incidenti stradali.

Un tema delicato che, purtroppo, ancora oggi viene sottovalutato o non compreso: uno dei luoghi comuni è considerare il disturbo alimentare come un capriccio o come una mancanza di volontà. I DCA, invece, sono una malattia dell’anima, in cui il rapporto disfunzionale col cibo è un grido d’aiuto spesso difficile da comprendere. I disturbi alimentari, in particolare anoressia e bulimia, non sono estranei al mondo della ginnastica: le ginnaste spesso usano lo schema alimentare in modo disfunzionale per cercare di ottenere una performance perfetta o migliorare l’immagine corporea, senza tenere conto dei danni che un’alimentazione non equilibrata può causare al fisico e, successivamente, anche alle prestazioni.

Lo scorso anno l’americana Katelyn Ohashi, l’unica ginnasta ad aver battuto Simone Biles in una competizione senior internazionale (American Cup nel 2013), ha aperto il blog “Behind The Madness” dove ha rivelato le pressioni e le critiche sul suo corpo e la sua lotta con il cibo che l’hanno fatta cadere nella bulimia.

“All’età di 12 anni la maggior parte dei bambini gioca. Io? Io mi allenavo 36 ore a settimana. [….]Non avevo voce in capitolo, dovevo rispettare le scelte che gli altri avevano su di me ed è per questo che ho dovuto sopportare commenti crudeli sul mio corpo da parte di tutti (allenatori, staff tecnico della nazionale, genitori, fan e anche da me stessa)….. Mi veniva detto che sembrava che avessi ingoiato un elefante o un maiale, a seconda dei giorni. Sono stata anche paragonata a un uccello ma troppo grasso per volare. Se un certo giorno sembravo più grassa, dovevo correre e sudare fino a quando non sembravo pronta per l’allenamento. Ho dovuto anche firmare un contratto in cui mi veniva proibito di allenarmi fino a quando non avessi perso peso. Ancora oggi ricevo commenti poco carini su Youtube o Instagram e purtroppo questi commenti mi fanno ricordare quel periodo in cui non amavo il mio corpo. In quegli anni la mia autostima si deteriorava tutte le volte che ascoltavo quelle critiche.

[…]Da quando sono entrata nella squadra nazionale, l'anno scorso, ho iniziato a sentire le pressioni su come dovevo essere; il mio corpo doveva rispettare lo stereotipo di ginnasta. Il mio allenatore crede che se sbaglio o cado è colpa del fatto che io sia troppo pesante. […] Ho pensato ad una soluzione: la bulimia. So che non è sana, ma potrebbe essere l'unica soluzione per salvarmi.

Sono ossessionata dal mio peso, non posso più iniziare l'allenamento senza pesarmi e non posso andare via dalla palestra se non peso meno di quando sono arrivata. Di notte piango e siccome non ho nessuno con cui parlare, scrivo. Scrivere è la mia unica via di fuga.”

Un rapporto tomentato col corpo e un giudizio troppo duro da parte dell’allenatore che l’hanno portata a trovare una “soluzione” nella bulimia: la bulimia, però, non è la soluzione dei problemi; essa rappresenta la punta dell’iceberg, ossia il sintomo dietro al quale si nasconde un disagio più profondo.

La testimonianza della Ohashi consente di comprendere non solo la sofferenza che si nasconde dietro a un disturbo alimentare, ma anche alcune dinamiche che nel mondo della ginnastica possono rappresentare un fattore di rischio. Un ruolo importante è rappresentato dall’allenatore: una figura quasi genitoriale verso cui l’atleta ha massima fiducia. Per questo motivo è importante sensibilizzare gli allenatori su questo tema affinché instaurino un dialogo con l’atleta evitando offese sul proprio fisico, non prescrivano diete (dato che questo compito aspetta per legge alla figura del dietologo, del nutrizionista e del dietista) e non pesino le ragazze.

Perché i DCA sono frequenti nella ginnastica?

La ginnastica (sia artistica che ritmica, sia maschile che femminile) è uno sport “estetico” e “giudicato”: infatti viene richiesto un certo tipo di corporatura e di peso e il successo tende a essere basato sia sulla prestazione che sul fisico. Inoltre nella ginnastica la valutazione è basata su un giudizio e alcuni aspetti di quest’ultimo possono essere soggettivi, per questo motivo,l’aspetto fisico assume un ruolo importante.

Secondo alcuni studi, nella ginnastica artistica, soprattutto durante la stagione della competizione, è molto alta l’insoddisfazione del proprio corpo. L’insoddisfazione per il proprio corpo, il perfezionismo, l’elevata competitività e la vulnerabilità sono alcuni dei fattori di rischio per lo sviluppo di un disturbo del comportamento alimentare.

I disturbi alimentari,inoltre, possono avere gravi conseguenze: in particolare nelle atlete si parla di triade dell’atleta, che nella donna è caratterizzata da:

-          Amenorrea e disturbi mestruali

-          Osteoporosi e perdita di massa ossea

-          Deficit energetico

Dai disturbi alimentari si può guarire attraverso un percorso psiconutrizionale che consente, grazie al supporto di figure professionali, di prendersi cura di se stessi. La guarigione non è un processo rapido, ma un percorso fatto di piccole conquiste quotidiane, in cui è ifondamentale essere circondati da persone di cui si ha fiducia e non arrendersi mai.

“Da adolescente era difficile capire e comprendere tutte le responsabilità che avevo. Speravo che essere infortunata potesse alleviare alcune delle pressioni esercitate dalla ginnastica, ma non era così. Mi sembrava di non poter sfuggire al mondo che mi circondava e a quello che avevo creato nella mia testa. Non credo che qualcuno mi abbia fatto male lungo la strada, ma più spesso di quanto notiamo, interiorizziamo le parole della gente. In alcuni scenari, le persone sono abbastanza fortunate da superare questi effetti, tuttavia in casi meno fortunati queste cose possono rimanere con noi.

Attraverso la pazienza e la dedizione, ho finalmente capito che la privazione non era la risposta alle mie domande. Ho imparato che la risposta era l'auto-accettazione . Potrei non essere quello che alcune persone "si aspettano" che io sia come una ginnasta o, forse, persino, nella vita di tutti i giorni, ma indovina un po '? Sono in uno stato in cui mi adatto alle mie aspettative. Uno dove controllo il mio destino, dove posso guardarmi allo specchio e non essere disgustata, e dove finalmente sono felice. Non vivo per impressionare il mondo intorno a me; Vivo per impressionare e ispirare me stessa. È solo un vantaggio se posso aiutare quelli lungo la strada.

Nella vita ci viene detto di fare o essere così tante cose diverse e ci si aspetta che si adattino a così tante diverse aspettative. Le persone che ci circondano ci dicono che abbiamo bisogno di mangiare, ma poi ci guardano con disgusto se attraversiamo la linea invisibile di eccesso di cibo. Quelli intorno a noi che dovrebbero costruirci sono troppo spesso i primi a buttarci giù. Non siamo consapevoli del perché queste cose sono così, finiamo per essere sopraffatti dal mettere le pressioni su noi stessi. Ignorare le opinioni di coloro che mi circondano e concentrarsi su ciò in cui credo è stato uno dei maggiori impatti sul salvataggio di me. Perché dovremmo permettere a chiunque altro di dettare ciò che proviamo per noi stessi?"

 

 

 

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