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Lunedì, 16 Luglio 2018

Larry Nassar è stato finalmente condannato ad una pena che va dai 40 ai 175 anni di reclusione.

Sentenza durissima per l’ex medico della nazionale statunitense, già condannato a scontare 60 anni di reclusione per detenzione di materiale pedopornografico.

Più di 160 tra donne e ragazze hanno portato la loro testimonianza in tribunale durante i sette giorni dell’udienza di condanna, tra queste le campionesse olimpiche Aly Raisman e Jordyn Wieber; altre atlete come Simone Biles, Gabby Douglas, McKayla Maroney e Maggie Nichols hanno rilasciato dichiarazioni sulle rispettive bacheche dei Social Network.

Particolarmente intensa è stata la testimonianza di Mattie Larson, membro della squadra nazionale dal 2008 al 2010 e campionessa nazionale al corpo libero; a 19 anni la Larson si trovava all’apice della sua carriera che è stata spezzata dagli abusi: “Larry, i miei allenatori e UsaGym hanno trasformato lo sport che amavo nel mio inferno personale”. Aveva 14 anni quando Nassar abusò di lei per la prima volta, e ciò si ripeteva ogni volta che veniva visitata. Mattie ha continuato raccontando che Nassar ignorò una frattura che si era procurata, assicurandole che stava bene; una volta a casa fu un altro medico ad accorgersene.

La Larson ha rivolto anche pesanti accuse ai coniugi Karolyi e ai loro metodi di allenamento: “Al Karolyi Ranch, l’agglomerato urbano più vicino è una prigione di massima sicurezza a 30 miglia di distanza; è completamente isolato e l’ospedale più vicino è talmente lontano che se qualcuno si facesse male seriamente, avrebbero dovrebbero trasportarlo in elicottero”.

Mattie ha inoltre lottato contro un disturbo alimentare causato dalla pressione degli allenatori: “Ad un certo punto ero così disperata che pur di non andare al Karolyi Ranch mi ferì intenzionalmente. Quando tornai la volta successiva mi pentì di essermi solo ferita e di non essermi spinta oltre. "Non mi sono mai sentita così piccola e inutile nella mia vita; Il Ranch era l'ambiente perfetto per i molestatori e per gli abusi”

La Larson ha anche discusso con la senatrice Dianne Feinstein riguardo la legge che obbligherebbe le istituzioni di denunciare immediatamente gli abusi sessuali. Vuole che vengano intraprese azioni legali per impedire che qualcosa di simile accada di nuovo e anche lei, come la Raisman, ha incolpato MSU e USAGym per non aver fermato Nassar quando gli abusi furono segnalati per la prima volta.

Angela Povilaitis, assistente procuratore generale del Michigan, durante un intervento in aula ha definito Nassar "il maggiore aggressore sessuale di minori nella Storia". IL medico avrebbe agito per più di 20 anni, fino alle prime denunce nel 2016. Il caso ha fatto sì che molti vertici della Federazione di ginnastica americana fossero deposti, in quanto accusati di aver tardato a denunciare l'accaduto.

Nassar ha più volte indirizzato lettere alla corte, chiedendo di non assistere alle testimonianze delle vittime: “Sono stato un buon medico perché i miei trattamenti hanno funzionato e quei pazienti che adesso stanno testimoniando sono gli stessi che mi hanno elogiato, sono tornati più volte da me e hanno invitato familiari e amici a consultarmi […] tutto quello che volevo era rendere meno stressante la situazione per tutti, come ho scritto nella precedente lettera”.

Parole che hanno sconvolto la platea.

“Da questa lettera deduco che lei non ha capito quello che ha fatto, se ancora pensa di avere in qualche modo ragione” ha affermato il giudice Rosemarie Acquilia.

Prima che la sentenza fosse pronunciata Nassar si è rivolto alle vittime  “Porterò le vostre parole con me per il resto dei miei giorni”

  "E’ un onore per me condannarla perché lei, signore, non merita di uscire mai più di una prigione", le parole del giudice Acquilia, ed ha aggiunto “Ho appena firmato la sua condanna a morte”.

Continua il capitolo sugli abusi sessuali e questa volta è Aly Raisman a puntare il dito contro USA Gym attraverso un tweet:

“Usagym smettila di umiliare le vittime. Le tue affermazioni sono offensive. Se tu non credevi che io e le altre (ginnaste) fossimo state violentate allora perché ci hai fatto pressione e ci hai manipolato? Noi siamo state molestate da un mostro a cui hai permesso di crescere per decenni. Tu sei responsabile al 100%. Era obbligatorio ricevere “trattamenti” da Nassar”.

È questa la risposta della campionessa olimpica statunitense contro il comunicato di USA Gymnastics secondo cui “ le affermazioni fornite da Maggie Nichols e successivamente da un’altra atleta erano importanti ma non fornivano il ragionevole sospetto che si fosse verificato un abuso sessuale”.

Lo scorso martedì la federazione, dopo la confessione di Maggie Nichols, che ha rivelato di essere l’ “Atleta A”, ossia la prima ad aver denunciato i trattamenti subiti da Nassar, ha rilasciato un comunicato in cui afferma: “ USA Gym ammira il coraggio di Maggie Nichols e incoraggia le atlete a condividere le loro esperienze personali con gli abusi. Noi siamo dispiaciuti di quello che è successo alle atlete durante la loro carriera. USA Gymnastics si impegna ogni giorno a costruire una cultura dell’empowerment al fine di incoraggiare le atlete a parlare degli abusi e di altri argomenti delicati.” La Federazione, inoltre, ha aggiunto di aver mantenuto la questione privata a causa di una direttiva dell’FBI di non interferire con le indagini.

Aly Raisman che aveva confessato di essere stata una delle vittime di Nassar lo scorso mese, non ha accettato le giustificazioni di USA Gym e, attraverso una serie di tweet, ha chiesto di continuare a indagare al fine di comprendere i fattori che hanno contribuito al “peggior caso di abusi sessuali nella storia dello sport”.

 

 
 

“Recentemente tre mie amiche e compagne di squadra nazionale, medaglie olimpiche nel 2012, si sono fatte coraggiosamente avanti nel dichiarare di essere state violentate dal medico della USA Gymnastics, il dott. Larry Nassar. Oggi mi unisco anche io a loro.”

Inizia così la dichiarazione pubblica di Margaret “Maggie” Nichols, 20 anni, vincitrice di un oro e un bronzo ai Mondiali 2015 e ora ginnasta di punta della Oklahoma University.

Identificata nei documenti legali come “Athlete A”, la Nichols è stata la prima a denunciare il medico americano (ve ne abbiamo parlato qui) ma finora non si era mai espressa pubblicamente.

La sua denuncia risale a, quando aveva 15 anni, all’ultimo anno da junior. Come racconta lei stessa, i fatti avvengono al Ranch Karolyi, durante gli allenamenti nazionali. All’epoca Maggie soffriva di forti dolori alla schiena che dovevano essere curati dal medico:

“La schiena mi faceva veramente male, non riuscivo neanche a chinarmi. Mi ricordo che mi portò nella training room, chiuse la porta e le tende. All’epoca credevo che fosse un po’ strano ma poi ho pensato che fosse giusto. Ho pensato che non volesse distrarre le altre ragazze e mi sono fidata.”    

I “metodi di trattamento” riservati a Maggie trovano riscontro nelle modalità già descritte dalle altre ragazze, ma non solo. Nassar, infatti, contattava la ragazza su Facebook complimentandosi per il suo aspetto: “Non solo Larry Nassar era il mio medico, pensavo che fosse anche mio amico. […]Avevo solo 15 anni e a quel tempo pensavo volesse essere carino. Come ho recentemente imparato, quello faceva parte del processo di adescamento.”

Un giorno Sarah Jantzi, l’allenatrice di Maggie, sente la ragazza parlare dei “trattamenti” di Nassar con un’altra compagna e intuisce che c’è qualcosa di sbagliato. La donna decide così di riferire gli abusi allo staff di USA Gymnastics che, come già sappiamo, non fece assolutamente niente per mettere in sicurezza le ragazze, così come il comitato olimpico americano e la Michigan State University, l’università dove Nassar praticava e che non aveva avvertito la federazione americana della denuncia, risalente al 2014, per abusi perpetrati dal medico.

Larry Nassar è stato condannato a 60 anni di reclusione per l’abuso di sette ragazzine, mentre il 12 gennaio prossimo ci sarà il verdetto per gli abusi sulle atlete vittime, che sono quasi 150.

Maggie Nichols ha preso il coraggio per uscire pubblicamente dopo le dichiarazioni delle sue ex compagne di squadra Aly Raisman, Mckayla Maroney e Gabrielle Douglas: “Mi sono resa conto che la mia voce può influenzare il modo in cui i nostri atleti americani vengono trattati”.

Si è svolta lo scorso fine settimana la prima tappa della Nastia Liukin Cup Series, una serie di competizioni amichevoli che hanno luogo ogni anno nei diversi Stati degli USA. Lo scopo è quello di selezionare le ginnaste che avranno l’occasione di partecipare, il prossimo 2 e 3 marzo, alla Nastia Liukin Cup.
 
La nona edizione di questo grande evento, organizzato dalla campionessa olimpica 2008, si svolgerà alla Sears Centre Arena di Hoffman Estates, lo stesso centro che ospiterà l’American Cup nei giorni successivi.
 
La partecipazione è riservata alle promettenti atlete di livello 10 che rappresentano la “pre-elite” americana e aspirano a un posto nella nazionale, incoraggiate soprattutto dalla presenza sugli spalti di pezzi grossi del mondo dello sport. Mykayla Skinner, Ashton Locklear, Maggie Nichols, Morgan Hurd e  sono solo alcuni dei nomi delle ragazze che, partendo da questa manifestazione sportiva, sono riuscite a farsi notare e a entrare tra le grandi, raggiungendo importarti traguardi.
 
Un evento poco noto in Italia ma di certo da non trascurare, ragion per cui sarebbe un’ottima idea seguirne la prossima edizione e puntare gli occhi sulle piccole partecipanti: potrebbero rappresentare il futuro della ginnastica artistica statunitense!

Fatta la squadra USA per Rio, è tempo per le ginnaste rimaste fuori di tirare le somme. È notizia di questi ultimi giorni, infatti, che due delle ginnaste americane dell'ultimo quadriennio, Margaret "Maggie" Nichols e Amelia Hundley, si siano ritirate dalla carriera internazionale per perseguire quella universitaria, di studio e di ginnastica.

La Nichols, oro a squadre e bronzo al corpo libero all'ultimo mondiale, ha pubblicato una dichiarazione sul suo profilo Facebook:

"Ciao amici! Annuncio il mio ritiro dall'elite. Questa è la decisione più ardua che potessi mai prendere, ma è quella giusta per me. Sono stata così fortunata di aver potuto rappresentare gli Stati Uniti in molte competizioni internazionali e ai Campionati Mondiali, e di essere diventata campionessa mondiale. Sono passata attraverso molti infortuni, molti momenti duri e attraverso bei momenti, imparando moltissime lezioni di vita che altrimenti non avrei potuto vivere senza una carriera nell'elite. Le parole non possono esprimere quello che ho provato. Guardando indietro, è stata comunque un'esperienza meravigliosa e non smetterò mai di ringraziare per aver vissuto tutto questo. Inoltre, non ringrazierò mai abbastanza i miei allenatori e miei genitori per tutto quello che hanno fatto e sacrificato per me.
Vorrei ringraziare anche tutti voi per l'affetto e il supporto durante la mia carriera, non sarei dove sono ora senza voi tutti. Spero ancora di poter continuare ad essere d'ispirazione per le persone, e di poter raggiungere i miei sogni e i miei traguardi. Sono felicissima di poter continuare il mio viaggio alla University of Oklahoma da agosto. A presto."

L'altra ginnasta americana, Amelia Hundley, proseguirà nella squadra di ginnastica della University of Florida. In campo internazionale la Hundley ha all'attivo un bronzo alla Coppa del Mondo di Stoccarda 2016, due ori di squadra ai Pan American Games, un argento al corpo libero e un bronzo alle parallele sempre nella stessa competizione, nonché la partecipazione al Trofeo Città di Jesolo 2015 come la Nichols.

L'abbiamo vista stupire al Trofeo Città di Jesolo poco tempo fa, ed ora a causa dell'infortunio della sua compagna Maggie Nichols avrà la possibilità di tornare in campo internazionale per dimostrare ancora una volta di meritare un posto nella squadra olimpica.

Stiamo parlando di Ragan Smith, la piccola promettente neo senior allenata da Kim Zmeskal alla Texas Dream.
Per quanto riguarda la Nichols però, possiamo rassicurare tutti i suoi fans in quanto il dolore al ginocchio non sembra niente di grave; probabilmente Martha Karolyi ha preferito tenerla a riposo e non rischiarla in vista di competizione future.

Buon recupero Maggie!

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